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LA RELIGIONE DI ATLANTIDE

13 Maggio 2014 06.21 - Di: Atlanticus

Non solo UFO / Paolo Brega :: LA RELIGIONE DI ATLANTIDE

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 Ricordiamo un tempo in cui non vi era differenza tra Scienza e Misticismo.

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Tante volte abbiamo parlato di un antico sapere, risalente a un’epoca antecedente alla fine della glaciazione di Wurm. Un tempo in cui secondo l’archeologia e l’antropologia, l’Uomo sarebbe stato poco più che cacciatore raccoglitore, incapace di qualsiasi tipo di organizzazione sociale complessa e dedito ancora al nomadismo non avendo ancora realizzato quelle importanti scoperte che lo fecero uscire dalla preistoria: scrittura, agricoltura, passando quindi da uno stato nomade a uno caratterizzato da stanzialità con le conseguenze legate alla grande rivoluzione neolitica di circa ottomila anni fa.

Un tempo, ricordato solo nei miti, e non accreditato dalla storiografia ufficiale, a cui gli antichi guardavano con profondo rispetto e divina riverenza... Un tempo in cui gli “Antichi Dei” camminavano insieme all’Uomo e lo governavano con rettitudine e giustizia. Un tempo vissuto con rimpianto nelle leggende dei nostri avi i quali ricordavano quel periodo come una utopica età dell’Oro durante la quale una antica civiltà perduta governava su tutta la Terra.

Solo un mito dicono gli archeologi... Ma allora come possiamo spiegare tutte quelle incredibili coincidenze, quegli elementi comuni in letteratura o in architettura oltre che in molti altri campi che ci portano invece a disegnare uno scenario completamente diverso caratterizzato dalla presenza, nemmeno così invisibile, di questa civiltà perduta che siamo soliti chiamare con il nome di Atlantide?
   


A un occhio attento non possono sfuggire alcuni dettagli stilistici nelle costruzioni di popoli così lontani tra di loro e che la storia ci insegna non essere mai entrati in contatto in epoche antiche, ma che difficilmente possono essere frutto del caso, e che anzi possiamo concretizzare validamente come testimonianza di un progetto architettonico condiviso se non addirittura frutto della medesima mano.



Secondo Richard Cassaro, autore di "Scritto nella Pietra", è possibile riscontrare come tutte le antiche civiltà che costruivano piramidi in tutto il mondo praticassero una sorta di comune e avanzata "religione universale".

Una deduzione, volendo, relativamente semplice risultante dall’osservazione di un linguaggio architettonico che tutti condividevano, e che è ancora visibile nelle rovine dei loro templi. Sottolineiamo questo parallelo nella foto qui sotto evidenziando come gli antichi Egizi, i Maya, e gli Indonesiani - tutti costruttori di piramidi che teoricamente gli studiosi e gli archeologi sostengono non avere avuto nessun tipo di collegamento culturale tra di loro - abbiano costruito templi con uno stesso particolare elemento architettonico: il Trittico.



Ciò rappresenta il fatto che tutte le culture delle piramidi abbiano costruito templi con un "Trittico" di porte, con la porta al centro più larga e più alta delle due laterali.

Infatti, come possiamo vedere, ciascuna delle facciate di questi templi possiede lo stesso inconfondibile modello a tre porte. Sorprendentemente, l'universalità di questo fenomeno architettonico deve ancora essere notata dagli archeologi, e Cassaro ha scelto il termine "Trittico" per descriverlo, a causa della sua somiglianza con i Trittici dipinti da molti pittori rinascimentali, molti dei quali erano presumibilmente a conoscenza del loro significato come cercheremo di spiegare più avanti.

Questi antichi templi a Trittico non sono un fenomeno isolato, ma, come abbiamo detto, sono presenti in quasi tutte le culture antiche del mondo. Qui sotto vediamo otto templi Maya della penisola dello Yucatan che presentano il   Trittico.



L'abbondante presenza del Trittico in tutto il mondo antico non è una coincidenza casuale. Il Trittico rappresenta più di un semplice elemento architettonico. il Trittico è il simbolo principale di una avanzata Religione Universale, parte integrante di ciò che noi del Progetto Atlanticus chiamiamo “Eredità degli Antichi Dei”, che in antichità è stata condivisa a livello globale, soprattutto dalle culture che costruivano piramidi e siti megalitici.

Cassaro afferma inoltre che la scoperta del Trittico comporta, per la prima volta, la prova conclusiva del fatto che le culture antiche di tutto il mondo abbiano condiviso le stesse convinzioni spirituali e aggiungo io le stesse conoscenze scientifico-tecnologiche. Ciò implica infine che queste culture non si siano evolute in modo indipendente, ma che probabilmente discesero da una stessa origine comune ancor più remota, presumibilmente antidiluviana.

Per chi conosce la storia del cristianesimo delle origini possiamo individuare che questa religione universale simboleggiata dal Trittico sia stata vietata in occidente duemila anni fa dalla Chiesa Cattolica, ma essa ha comunque continuato in tempi moderni, sopravvivendo nelle credenze, nell’arte e nell’architettura delle società segrete.


Il modello Trittico è visibile sulle facciate delle più famose sedi di società segrete.

Questo elemento architettonico il quale, insieme ad altre moltissime coincidenze, accomuna culture lontane nel tempo e nello spazio in tutto il mondo va di pari passo con un’altra icona molto interessante e importante che spesso passa inosservata. Un’icona religiosa esistente tra le rovine di tute le più antiche culture del mondo, ma altrettanto scarsamente documentata da parte del mondo accademico: un dio pagano che simmetricamente impugna oggetti o animali rappresentato in modo incredibilmente simile in tutto il mondo.



Con entrambe le braccia tese in direzioni opposte (destra e sinistra) questo personaggio tiene "oggetti gemelli" in ogni mano, in modo perfettamente simmetrico. Questi oggetti sono di solito animali, spesso serpenti, ma a volte anche vegetali o bastoni magici. L'opera è quasi sempre perfettamente simmetrica, proprio come posa dell'icona.

La domanda nasce spontanea. Se le culture antiche si sono evolute separatamente, come gli studiosi ci dicono, allora come è possibile che questa stessa icona religiosa sia presente in tutto il mondo con una tale somiglianza di stile da non poter essere solo la coincidenza di una raffigurazione artistica estetica?



Sembrerebbe proprio che le antiche culture di tutto il mondo siano state "unite" nelle loro credenze spirituali, molto probabilmente come risultato di un "patrimonio culturale comune" derivante dalla nostra sconosciuta preistoria.
      
C'è stata davvero una Età dell'oro dell'umanità nel nostro passato remoto, come sostenuto dai greci, dagli indù e da molti altri antichi popoli nella loro mitologia e nella loro cosmogonia? Potrebbe essere questo sapere, questa Religione Universale, quella “unica lingua” parlata ai tempi della biblica Torre di Babele?

E la sopraccitata icona, insieme con la saggezza spirituale e le conoscenze tecnologiche, fu "ereditata" dai posteri sopravvissuti postdiluviani i quali decisero di mettere a disposizione i loro saperi alla novella umanità che si apprestava a risorgere dopo l’immane catastrofe di dodicimila anni fa che mise fine all’esperienza atlantidea?

Moltissime domande rimangono senza una risposta certa, ma nelle prossime pagine cercheremo di rispondere ad esse ripercorrendo la storia di questi antichi simboli/icone.

è interessante notare che l'icona è stata parzialmente riconosciuta simile dagli studiosi di culture del Vecchio Mondo e culture del Nuovo Mondo, definendola secondo due chiavi di lettura in funzione di ciò che questa tiene nelle mani. Essa è stata definita "Signore degli animali", principalmente nel Vecchio Mondo mentre, nel caso dei ritrovamenti oltreoceano gli studiosi sono soliti chiamarla come il "Dio dei bastoni".

Il Signore degli Animali (noto anche nella letteratura anglosassone come Master of Animals) è un termine generico per una serie di divinità provenienti da una varietà di culture. Queste a volte hanno equivalenti femminili, la cosiddetta Signora degli Animali.

Invece il Dio del bastone è una delle principali divinità nelle culture andine. Di solito raffigurato in possesso di un bastone in ogni mano. Le sue altre caratteristiche sono sconosciute, anche se egli è spesso raffigurato con serpenti sul suo copricapo o sui vestiti. La più antica rappresentazione conosciuta di questo Dio è stata trovata su alcuni frammenti in un luogo di sepoltura nella valle del fiume Pativilca e datati al carbonio al 2250 a.C. Questo la rende la più antica immagine di un dio trovata nelle Americhe. Ma nulla vieta di pensare che possano essere esistiti simili reperti anche più antichi.

Proprio come il semplice crocifisso esprime una dottrina metafisica completa che esprime temi complessi come "sacrificio", "vita", "morte" e "resurrezione", allo stesso modo questo Dio che stringe in mano animali o bastoni codifica una sola dottrina metafisica multiforme o religione universale.

Secondo Cassaro: "Questa religione si riferisce a verità spirituali e permanenti su chi siamo, da dove veniamo, perché siamo qui e dove stiamo andando, come vedremo tra un attimo".

Ecco di seguito come l'icona appare
misteriosamente in una serie di manoscritti esoterici e alchemici pubblicati e tranquillamente circolati nel corso degli ultimi secoli, accenno di ciò che (forse) diventerà più chiaro nella prosecuzione della lettura dell’articolo.


Il Mercurio alchemico, da Tripus aureus (The Golden Tripod) di Michael Maier, c. 1618. Mentre Mercurius egli presiede l'opus alchemico, integrando i principi del sole e della luna.

Molti di questi manoscritti sono stati pubblicati durante il Rinascimento europeo. E’ ragionevole pensare che gli autori di queste opere conoscessero il significato storico di questa icona ma non è chiaro come esattamente ne siano venuti in possesso. Se ciò fosse vero dobbiamo dunque pensare anche che stessero cercando di preservare l'antico significato dell'icona per i posteri.
Si noti come l'icona sia sempre raffigurata in possesso di oggetti singoli, seguendo l'antica simbologia. Questi oggetti gemelli sono molto spesso associati con il sole e la luna, archetipo in chiave astronomica degli opposti.


Christian Androgynes (alchemico), XVII e XVIII secolo.

Qui di seguito, l'icona ha due teste, un maschio, una femmina con ancora il sole in un lato e la luna nell’altro


Un antico simbolo Ermetica "Rebis", dal "Materia Prima" di Valentinus, stampata a Francoforte nel 1613. Il Sole (e compasso massonico) nella mano destra, la Luna (e la squadra massonica) nella mano sinistra. L'icona ha due teste. A destra maschio, femmina di sinistra.

Ai nostri lettori più attenti non sarà sfuggito un particolare interessante. Chiamato "Rebis", questa figura mitologica è stata descritta nei testi alchemici nel corso degli ultimi secoli. La mano destra del Rebis è associata con il sole e la mano sinistra con la luna. Il Rebis tiene inoltre uno compasso nella mano destra bilanciato da una squadra tenuta nella mano sinistra. Questo è importante poiché se combinati, la bussola e la squadra, formano il noto simbolo della Massoneria.



Il compasso, dato che disegna un cerchio o un simbolo spirituale , indica la nostra natura "spirituale", come esseri umani. Allo stesso modo, la squadra, dato che disegna un quadrato o un simbolo materiale, indica la nostra natura "materiale".

Questa figura che tiene contemporaneamente il compasso e la squadra ci ricorda che come uomini non siamo solo materiali (corpo) ma anche spirituali (anima); siamo quindi in parte umani e in parte divini.

Il simbolo della stella a sei punte direttamente sopra il capo dei Rebis è poi un simbolo dell'integrazione di queste forze opposte (sole e la luna), e il loro equilibrio nel Rebis. Il disegno si tratta quindi di un'istruzione rappresentata in chiave criptica che ci insegna a integrare le nostre forze opposte al fine di trascendere il corpo e scoprire il Sé eterno divino dentro e sopra.

Il Rebis è dunque un simbolo del Sé spirituale superiore, il "dio Sé," racchiuso dentro ognuno di noi, in quanto è una rivelazione per noi circa la nostra eterna natura divina. Questa eterna natura divina non è immediatamente evidente data la limitazione dei nostri cinque sensi. Quindi, il messaggio dei Rebis è un messaggio che abbiamo bisogno di sentire, perché è una spiegazione di chi siamo veramente dentro.

E' quindi possibile che questa concezione fosse conosciuta in tutto il mondo antico, simboleggiata da queste figure e sia stata una religione, un sapere universale condiviso a livello globale?

Nonostante abbiano riconosciuto l'icona nelle loro rispettive discipline, gli studiosi del Vecchio e Nuovo Mondo non sono riusciti a riconoscere la presenza dell'icona in tutto il mondo né a capire il senso di questa presenza. Questi due aspetti, ripetiamo, lascerebbero presupporre con ragionevole certezza l’esistenza di una cultura globale e comune diffusa in tempi remoti su tutto il pianeta.

Possiamo osservare come anche le ubicazioni e gli allineamenti dei principali siti archeologici misteriosi portano a questa potente conclusione.

Passate ricerche mi hanno fatto conoscere le piramidi di Xianyang in Cina attraverso un articolo nel quale l’ articolista si diceva sconcertato dalla presenza di piramidi in Cina.

Come Progetto Atlanticus non siamo rimasti invece per nulla stupiti poiché come sapete la nostra ipotesi, mediata dalle teorie di Sitchin, é che le piramidi mesoamericane di Teotihuacan sono state ‘progettate’ dallo stesso gruppo di individui che ha progettato quelle di Giza e quelle presenti nel resto del mondo, e che essi possano essere arrivati in Messico solo attraverso due rotte: una che passa per l’oceano ad ovest dell’ Africa, e una che passa attraverso la Cina.

La Cina è peraltro al centro di leggende, miti e storie di visite aliene e giustappunto molte di loro vedono protagonista la piramide di Xianyang. Abitanti dei villaggi locali raccontano per esempio che i loro lontani antenati parlavano di grandi navi del cielo grande che navigavano ed utilizzavano la piramide come un punto di   atterraggio e di rifornimento in modo del tutto analogo a quello che viene raccontato nelle “Cronache Terrestri” di Zecharia Sitchin.



Come possiamo vedere, la Piramide di Xianyang é in realtà un complesso di 4 piramidi, 2 maggiori e 2 minori, di cui 3 in linea retta con la quarta, più piccola, leggermente spostata sulla sinistra rispetto alla retta immaginaria. Lo stesso schema che osserviamo a Giza e a Teotihuacan, semplicemente applicato a 4 piramidi anzi che a 3.

Inoltre, come fa notare l’autore della ricerca dalla quale ho estratto i contenuti dell’analisi delle piramidi cinesi, é bene notare il complesso di piccole piramidi perfettamente allineate in maniera verticale affianco alla piramide più piccola di questo strano allineamento comune ai 3 siti. Se sovrapponiamo questo pattern di Xianyang al complesso di Giza, notiamo che in corrispondenza della piramide qui numerata come 1, troviamo la piramide di Menkaure di Giza, numerata come 3 nella immagine che paragona Giza a teotihuacan.



Ebbene anche vicino alla piramide di Menkaure son presenti piccole piramidi disposte in perfetto allineamento verticale. E’ vero, vicino alla piraide di Menkaure esse appaiono ‘di fronte’ e sono molto più piccole di questa piramide faraonica, mentre a Xianyang son di lato, ma la loro presenza a me sembra indicativa.

Infine, una nota curiosa, Sumer, Egitto e Messico sono legati dalla figura di dei associati al serpente/drago come Ningishzidda, Thot, Quetzalcoatl, e proprio la Cina viene definita come la ‘terra del dragone’… una ulteriore coincidenza da catalogare.

Così come serpente fu colui che offrì ad Adamo ed Eva, capostipiti di ciò che poi diventerà l’umanità, il frutto della conoscenza scatenando l’ira di un dio, che come abbiamo più volte ripetuto nel corso dei nostri lavori, potrebbe non corrispondere al DIO trascendente cui siamo abituati a credere.

Conoscenza che potrebbe corrispondere a un insieme di saperi legati a quelle tecnologie e a quelle scienze di cui l’Uomo dispose fin da prima del Diluvio Universale, almeno stando a quanto descritto all’interno del testo biblico, comprensivo dell’apocrifo di Enoch narrante degli Angeli Caduti e di ciò che offrirono all’Uomo: dalla medicina alla scrittura, dall’agricoltura alla lavorazione dei metalli, dall’astronomia alla fisica quantistica, volendo interpretare i testi veda come veri e propri compendi di fisica teorica moderna, ovviamente utilizzando modalità e dinamiche che non possono essere comprese dall’uomo contemporaneo.

All’interno di questo insieme di conoscenze, possiamo inserire anche una serie di conoscenze metafisiche in grado di offrire risposte sui grandi interrogativi dell’umanità sulla natura dell’universo e sulla natura stessa dell’essere umano. Sapere che oggi codifichiamo all’interno di religioni e filosofie, vecchie e nuove, ma che forse, nell’ottica della “Eredità degli Antichi Dei” rappresentava una vera e propria forma di scienza. E’ oggi infatti che, in virtù della rivoluzione galileiana, scienza e spiritualità, fisica e metafisica, materiale e trascendente, hanno intrapreso percorsi diversi.

Un tempo, e l’esoterismo egizio ce lo insegna, queste dimensioni, oggi apparentemente antitetiche, camminavano di pari passo. E non possiamo fare a meno di osservare di come ciò che oggi potremmo ritenere essere un limite non ha impedito a quei popoli antichi di edificare imperi, costruzioni e effettuare importantissime scoperte in ambito che oggi definiremmo scientifico.

Il livello di conoscenza in campo medico raggiunto dagli egizi è infatti invidiabile ed è dimostrato dal ritrovamento di molti oggetti chirurgici e di reperti ossei caratterizzati da interventi chirurgici di grande precisione, anche a livello cerebrale, e protesi incredibilmente ‘tecnologiche’, seppur ovviamente costruite con gli attrezzi propri di quel tempo remoto. In più non sappiamo ancora oggi come costruirono le grandi piramidi di Giza, sempre che sia stato realmente opera loro, né sapremmo edificarle noi oggi!

Piramide che, oltre a essere una opera architettonica di immane grandezza è anche un simbolo che possiamo leggere in chiave mistico-religiosa, senza cadere nella trappola di equiparare la religione e la spiritualità così come la intendiamo oggi al modo in cui gli antichi vivevano questa dimensione mistica. Impariamo ad abituarci al pensare alla ‘religione’ antica come a una sorta di mondo esoterico-alchemico tipico invece degli ‘scienziati’ rinascimentali e oltre, almeno fino a Newton.

Non tutti sanno forse che Newton viene definito come “l’ultimo alchimista” proprio per la sua passione nei confronti dell’occulto, dell’esoterismo, della cabala e dell’alchimia. Uno dei padri del pensiero scientifico in realtà dedicò vent’anni allo studio della magia come ci aiuta a dimostrare il seguente articolo del “Corriere Storico” (vedi link incluso nelle ‘fonti’).

«Newton non fu il primo scienziato dell’ età della ragione. Piuttosto fu l’ ultimo dei maghi, l’ ultimo dei Babilonesi e dei Sumeri, l’ ultima grande mente capace di vedere con gli occhi di coloro che cominciarono a costruire il nostro patrimonio intellettuale poco meno di diecimila anni fa», disse nel 1942 il celebre economista John Maynard Keynes, dopo essersi aggiudicato alla casa d’ aste Sotheby’ s un baule di carte appartenute a Isaac Newton (1642-1727), giudicate dai più di «nessuna rilevanza scientifica». Le carte di Keynes sollevarono un interrogativo: vi fu o meno fecondazione reciproca fra gli studi di alchimia e le ricerche scientifiche del genio di Woolsthorpe?



La questione è lontana dall’ essere risolta, anche perché Newton lasciò dietro di sé un milione di parole sull’ alchimia, una gran mole di materiale per larga parte redatto in codice. Lo scopritore della gravitazione universale, comunque, figura centrale di quell’ illuminismo scientifico che oscurò ogni propensione verso le arti magiche, arrivò a quei risultati «immergendosi» in esse: lo afferma Michael White, scrittore e divulgatore scientifico del Sunday Times oltre che biografo di Leonardo e Stephen Hawking, in una nuova biografia di Newton.
L’autore sostiene che egli arrivò «alla teoria della gravitazione universale grazie anche alla pratica alchemica» cui si dedicò con tenacia ossessiva (ma con molto riserbo per via dei ruoli pubblici e accademici che ricopriva) negli anni Settanta e Ottanta del suo secolo.

Oggi c’ è un rinnovato interesse per l’ alchimia come dimostrano i nuovi studi, la riscoperta di autori dimenticati, la corsa ai manoscritti rari. Più che in una moda irrazionale contrapposta allo scientismo, le ragioni del fenomeno stanno forse nella natura stessa di una disciplina che coniugava la pratica empirica alla ricerca filosofica e spirituale: in piena «dittatura della tecnica», come direbbe Emanuele Severino, non può non affascinare una disciplina che univa la tecnologia (l’ uso di storte, alambicchi, forni, atanor) a un’ ideologia dove la ricerca aveva fini di guarigione e perfezionamento spirituale.

Ha scritto Mircea Eliade: «Mentre lo yoghin lavora col flusso mentale sul proprio corpo per giungere alla trasformazione di se stesso, l’ alchimista che tortura i metalli si concentra sulla materia per purificarla, ma in entrambi i casi il fine è realizzare l’ autonomia dello spirito dalla materia». E Newton fu attirato proprio dall’ aspetto spirituale di quell’ arte. Seguace dell’ eresia ariana, lo scienziato era pervaso da forte spirito religioso: in opposizione alla dottrina trinitaria poneva Cristo «in qualche posto tra Dio e l’ Uomo», mediatore di tutte le azioni dell’ universo, gravitazione compresa.

Alla costante ricerca della teoria unificata che portasse al modello completo dell’ universo, Newton pensò che le intuizioni scientifiche e i calcoli matematici non gli avrebbero dato le verità ultime: eccolo allora unire all’ indagine razionale gli studi biblici e la speculazione religiosa, ma soprattutto l’ alchimia, che riteneva frutto della prisca teologia, di antichi saperi provenienti dalla Cina, dagli arabi, dall’ ermetismo alessandrino e poi rinascimentale, secondo il quale le trasmutazioni prodotte nel crogiolo riflettevano i fenomeni dell’ universo.

Newton si applicò all’ alchimia con passione e metodo rigoroso: mise assieme una biblioteca straordinaria, catalogò gli elementi e i passaggi dell’ Opera, appuntò diligentemente le reazioni, confrontando segretamente i risultati con altri adepti dell’ Ars Magna. Secondo White, la teoria della gravità (pensata prima del periodo alchemico, ma illustrata nei Principia del 1687) «gli fu in parte ispirata dal lavoro nel campo dell’ alchimia». Gli alchimisti erano molto interessati all’ antimonio, sostanza che, una volta purificata, mostrava affinità con l’ oro: essa formava un amalgama cristallino detto regulus (piccolo re), simile a una stella con raggi di luce, o linee di forza, convergenti verso il centro.

Secondo White, gli esperimenti sul regolo stellato (1670), furono «un contributo inconscio al lento processo nel corso del quale Newton comprese dapprima l’ attrazione e poi la gravitazione universale». Convinto della corrispondenza fra micro e macrocosmo, Newton poteva vedere nella stella al centro del regulus il Sole e, nelle linee convergenti, le forze che attraggono i pianeti. Gli stessi continui mutamenti delle sostanze nel crogiolo suggerivano il concetto di «attrazione» e «repulsione» causate da principi attivi, cioè dall’ unico Spirito operante nell’ universo. Nella sua Introduzione all’ alchimia, Elémire Zolla ha scritto che «una sensibilità resa sottile dalla pratica alchemica vedrà l’ unità del mondo, l’ essenza che tutto lega».

Il laboratorio alchemico può, dunque, avere affinato la sensibilità di Newton fino a fargli vedere, per via analogica, la forza che lega i corpi nell’ universo; forza che, nel suo animo religioso, non poteva essere che divina.

Ecco la “Religione di Atlantide”. Ecco la “Scienza di Atlantide”! Non vi era differenza tra Scienza e Spiritualità... Durante l’Età dell’Oro antidiluviano vigeva l’approccio alchemico. Quello che manca oggi. Un nuovo paradigma, proveniente da un tempo perduto, in grado di superare i limiti dogmatici che entrambe le modalità di approccio devono necessariamente introdurre nelle loro conclusioni per giustificare e dimostrare le proprie tesi.

Tornando alle piramidi. La concezione sacrale di piramide affonda le proprie origini nelle filosofie proprie dell’Asia partendo dal concetto del monte sacro: il monte Meru.

ll monte Meru noto anche come Sumeru (o Sineru) col significato di “magnifico Meru”, è una montagna sacra della mitologia induista e buddhista; alta 84.000 yojana (circa 470.000/940.000 km) si trova al centro dell’universo, nel continente mitologico Jambudvipa. Molti templi induisti, come il tempio di Angkor Wat in Cambogia, sono stati edificati come rappresentazioni simboliche del monte.

Strano il fatto che un valido esempio del concetto di montagna sacra e di montagna sacra fatta dall’uomo la troviamo non in Asia, ma bensì in Messico, dove è sita la più grande piramide del mondo (in metri cubi), questa è la piramide di Cholula. Cholula, in lingua nahuatl Tlahchiualtepetl, tradotto significa proprio “montagna sacra fatta dall’uomo”



La piramide di Cholula misura 500 metri per lato ed è alta 64 metri ed è considerata la struttura più grande mai costruita dall’uomo, con i suoi 4,5 milioni di metri cubi. La piramide è composta, in realtà, di quattro momenti costruttivi sovrapposti, di cui uno solo è stato per ora portato alla luce.

Come questo concetto (montagna sacra e replicazione di montagna sacra fatta dall’uomo) di matrice orientale si sia sparso in tutto il globo, è di nuovo uno di quei “misteri” che difficilmente verranno a galla e che va ad aggiungersi alle icone summenzionate oltre che alle analogie presenti nelle opere letterarie di tutte queste popolazioni.
Tornando al concetto del monte vale la pena ricordare di come nella filosofia Buddista si descriva che al centro dell’oceano cosmico, al tempo della creazione emerse il Monte Meru, simile a una piramide con quattro facce, ciascuna formata da pietre preziose, ove risiede il pantheon buddhista, luogo in cui ai suoi abitanti sono sconosciuti sia la miseria che il dolore.

Il Meru è circondata da sette anelli concentrici di montagne d’oro, intervallati da mari di acqua piovana, racchiusi in un circolo di montagne di ferro, e all’esterno, nelle quattro direzioni, i quattro continenti.

Tale conformazione venne utilizzata per la costruzione delle antiche città sacre dell’Asia.
Ma questo modello architettonico non lo ritroviamo solo in Asia! Basta comparare l’affascinante complesso cambogiano di Angkor Wat con i disegni della mappa della antica capitale Nahua, l’Azteca Tenochtitlan.




            
Da queste comparazioni, si riesce ad intravedere, ancora una volta, qualcosa che vuole essere sfuggente, un’epoca antica, dove un determinato ceppo etnico avanzato, visitò ogni parte del mondo diffondendo un retaggio comune di cultura, culti e sapienza.

Personalmente non ritengo che sia così rivoluzionario ammettere da parte di chi detiene le verità storiche che vengono divulgate ed insegnate, il fatto che decine di migliaia di anni fa (l’Egitto ha una storia di 30.000 anni   e forse più facendo riferimento alla lista reali del papiro di Torino o a quella di Beroso) un ceppo etnico evoluto, navigando, o addirittura volando, abbia visitato tutto il globo, o meglio, le aree geografiche maggiormente predisposte a livello climatico a garantire un certo livello di vita sociale, con lo scopo di erudire.

Jim Alison è il curatore di uno studio affascinante sulle relazioni geodetiche tra gli antichi centri culturali di tutto il pianeta. Presentiamo di seguito un estratto delle prime due parti di questo lavoro tratto dal blog “1X4X9”, un ottimo sito che presenta interessanti ricerche da cui sono stati tratti elementi utili anche per la conclusione di questo articolo. La ricerca completa può essere consultata sul Jim Alison's Geodesy Site.
I grandi cerchi sono le circonferenze che possono essere sviluppate intorno alla superficie terrestre che hanno come centro il centro della terra.

L'equatore è un grande cerchio. Anche i meridiani di longitudine che attraversano i poli nord e sud sono grandi cerchi. Per ogni posizione in un grande cerchio, anche la sua posizione agli antipodi è sul cerchio. Oltre all'equatore stesso, ogni grande cerchio attraversa l'equatore in due posizioni agli antipodi, a 180° di distanza. Oltre all'equatore e ai meridiani di longitudine che corrono verso nord e sud, ogni grande cerchio raggiunge le sue massime latitudini in due posizioni che sono a 90° di longitudine est e ad ovest dei due luoghi in cui il grande cerchio attraversa l'equatore.



L'Isola di Pasqua, Nazca, Ollantaytambo, Paratoari, Tassili n'Ajjer e Giza sono tutti allineati su un unico grande cerchio. Altri siti antichi che si trovano all'interno di un decimo di un grado da questo grande cerchio includono Petra; Perseopolis; Khajuraho; Pyay, Sukothai e Anatom Island.
Ollantaytambo, Machu Picchu e Cuzco sono all'interno di un quarto di grado. L'Oracolo di Siwa nel deserto egiziano occidentale è all'interno di un quarto di grado. Nella valle dell'Indo, Mohenjo Daro e Ganweriwala sono all'interno di un quarto di grado. L'antica città sumera di Ur e di templi di Angkor in Cambogia e Thailandia sono all'interno di un grado di questo grande cerchio. Il tempio di Angkor a Preah Vihear è all'interno di un quarto di grado.

Questo cerchio attraversa la sorgente e la foce del Rio delle Amazzoni, la linea di demarcazione tra Alto e Basso Egitto, la foce del Tigri-Eufrate, il fiume Indo e il Golfo del Bengala vicino alla foce del Gange. Il cerchio attraversa anche un certo numero di aree del mondo che sono in gran parte inesplorate, tra cui il deserto del Sahara, la foresta pluviale brasiliana, gli altopiani della Nuova Guinea, e le aree sottomarine del Nord Atlantico, l'Oceano Pacifico meridionale e il Mar Cinese Meridionale .
L'allineamento di questi siti è facilmente osservabile su un globo terrestre con un anello orizzonte. Allineando due qualsiasi di questi siti su questo anello anche tutti gli altri risulteranno allineati. Con l'ausilio di programmi software che ci mostrano atlanti del mondo 3-D è facile visualizzare questo grande cerchio intorno alla terra. Le quattro immagini qui sotto sono centrate su due località dove il grande cerchio attraversa l'equatore ed i due luoghi in cui il grande cerchio raggiunge le sue massime latitudini. Il cerchio attraversa l'equatore a 48°36' di longitudine ovest e 131°24' longitudine est. La latitudine massima del cerchio è di 30°22' di latitudine nord a 41°24' longitudine est e 30°22' latitudine sud a 138°36' di longitudine ovest.

I due punti antipodali per l'equatore sono i poli nord e sud. Tutti i grandi cerchi hanno due punti agli antipodi. Ogni punto lungo l'equatore è equidistante a 90°, o un quarto della circonferenza della terra, dai poli nord e sud. Per qualsiasi cerchio, la distanza tra i punti antipodali dell'asse da qualsiasi punto lungo il cerchio è un quarto della circonferenza della terra. Per ogni grande cerchio diverso dall'equatore, la longitudine dei punti dell'asse sono 90° est e ovest dei due punti dove il grande cerchio attraversa l'equatore.



I grandi cerchi che corrono da nord a sud lungo i meridiani di longitudine hanno i loro punti dell'asse sull'equatore, 90° di longitudine est e ad ovest dei punti in cui il cerchio meridiano attraversa l'equatore e a 90° di latitudine dai poli dove i meridiani raggiungono le loro latitudini massime.

La distanza dai punti dell'asse su qualsiasi punto lungo una circonferenza meridiana è un quarto della circonferenza della terra, ma i 90° di longitudine dal punto dell'asse al punto in cui il cerchio meridiano attraversa l'equatore è 6225 miglia, mentre i 90° di latitudine dal punto dell'asse alla latitudine massima del cerchio meridiano ai poli è 6215 miglia. Questo perché la circonferenza polare della terra è 24,86 mila miglia, mentre la circonferenza equatoriale è 24,901 mila miglia, a causa del rigonfiamento della terra all'equatore e del suo appiattimento ai poli.
Il nostro sistema moderno di calcolo in gradi di latitudine dall'equatore ai poli si basa sulla variazione angolare nord-sud lungo la superficie della terra.

Come risultato, i gradi di latitudine sono leggermente più lunghi ai poli, dove la terra è schiacciata, e leggermente più corti al rigonfiamento dell'equatore. Come risultato, la latitudine dei punti asse deve essere regolata leggermente per compensare la distanza più lunga in gradi di latitudine ai poli e la distanza più breve in gradi di latitudine all'equatore.

I due poli del grande cerchio di allineamento degli antichi siti sopra illustrato si trova a 59°53' di latitudine nord e 138°36' di longitudine ovest e a 59°53' latitudine sud e 41 24' longitudine est. Il polo dell'asse meridionale è in acque profonde a circa 500 miglia dalla costa dell'Antartide. Il punto dell'asse nord si trova nell'angolo nord-occidentale della British Columbia su una linea di cresta glaciale a circa 6.500 metri sul livello del mare.

La circonferenza di questo grande cerchio è 24892 miglia. Questa è leggermente inferiore alla circonferenza equatoriale della terra, perché subisce meno l'effetto del rigonfiamento.

I siti sopra elencati sono mostrati in senso orario partendo da Giza sulla proiezione azimutale nella figura qui sotto. La proiezione è centrata sul polo dell'asse nel sud-est dell'Alaska. Qualsiasi distanza dal centro di una proiezione azimutale rispetta la stessa scala. Poiché tutti i siti sul grande cerchio sono equidistanti dal polo del suo asse ad un quarto della circonferenza della terra, l'allineamento forma un cerchio perfetto a metà strada tra il centro e il bordo esterno della proiezione.

Ciò che ulteriormente colpisce è che le distanze tra alcuni di questi siti possono essere espresse matematicamente secondo la regola della sezione aurea.



Ciò dimostra un collegamento tra tutti questi luoghi e di conseguenza l’appartenenza dei loro costruttori a una civiltà ‘madre’. Così come testimoniato peraltro dalla presenza di architettura megalitica su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico.

La regione di San Augustin si trova nell'alta valle del fiume Magdalena ed è incorniciato dalla Cordigliera delle Ande centrale e orientale, a 2000 m di altitudine. Ci sono diversi siti da esplorare nella zona di San Augustin che copre circa 250 chilometri quadrati, ma il più importante è il Parque Archeologico, un sito di 78 ettari con circa 130 statue in esposizione.

Nel museo in loco, si nota immediatamente la somiglianza delle statue con quelle del Guatemala e del mondo olmeco, e anche con quelle di Chavin de Huantar, nel Perù centrale. Perfettamente scolpite con squisita abilità con una firma artistica che è stata mantenuta per tutto il sito e attraverso diversi millenni. Il museo espone anche una statua particolare che ricorda da vicino un Moai dell'Isola di Pasqua.



Harold T. Wilkins in Città segrete del Vecchio Sud America ha fatto notare circa le statue di San Augustin che c’è molto di più di una semplice somiglianza con gli strani monumenti che si trovano sull'Isola di Pasqua e delle isole della Polinesia e Micronesia quali Ponape, Malden, Pitcairn e Marchesi. Infatti, le rovine ritrovate nella zona sembrano retrodatare anche la presenza delle prime culture andine. L'aspetto più sorprendente del sito in tal senso sono i dolmen di sembianza europea o tombe a corridoio.



Le tombe a corridoio sono molto più comuni di quel che si pensa in Europa. Forse la più famosa e antica è quella irlandese di Newgrange, non lontano da Dublino, così particolare da essere ancora oggi un enigma per quanti cercano di decifrarlo. Questo sito è una grande tomba a corridoio parte di una più complessa necropoli neolitica, oggi Patrimonio dell'Umanità, conosciuta col nome di Brú na Bóinne (la dimora dei Boinne): la sua nascita avvenne ben 600 anni prima di quella delle piramidi egiziane e 1000 rispetto a Stonehenge e ancora oggi non è chiaro il motivo per cui fu realizzato.
   


Risalente a circa 6000 anni fa, l'architettura presente in quest'area riflette la smisurata conoscenza di questa misteriosa popolazione, capace di calcoli matematici, geometrici ed astronomici pressoché perfetti.

La serie di tombe che si possono trovare nei tre siti componenti l'area (Dowth,Knowth,Newgrange) sono scavate in immense colline artificiali formando perfetti corridoi e stanze. Qui non solo si tumulavano i morti ma si celebravano riti particolari (probabilmente solari visto l'orientamento architettonico di questi complessi) di cui, però, non abbiamo maggiori informazioni. Quello che si capisce è che queste opere d'arte neolitiche furono erette per vedere moltissime albe nel corso della storia.
Il tumulo di Knowth è il più grande dell'area e fu eretto, non solo per accogliere i morti, ma, chiaramente, anche per svolgere rituali. Qui ci sono due entrate perfettamente opposte l'una all'altra che convergono verso il centro perfetto della struttura. Proprio nella parte centrale vengono separate da uno spesso muro. Le parti separate sono comunicanti attraverso piccole fessure dalle quali due ipotetici interlocutori avrebbero potuto parlare tranquillamente.

la leggenda narri che fu questo il luogo in cui venne concepito l'eroe mitologico Cú Chulainn, la cui assonanza con il dio azteco Kukulkan non sembra essere soltanto una coincidenza, di cui abbiamo già parlato in precedenza nel nostro blog “Le Stanze di Atlanticus” collegato al forte preistorico di Dun Aengus sulla strada del perduto mondo di Hy Brazil.


Il forte di Dun Aengus. Sembra essere stato ‘tagliato a metà’ da un immane cataclisma migliaia di anni fa

Tornando alle tombe a corridoio delle Americhe non possiamo non osservare che queste siano state costruite in modo del tutto analogo a quelle di mezza Europa, situate ad un livello molto più profondo (10 e 15 metri) e costruiti con un altro tipo di pietra rispetto alle altre sculture del sito di San Agustin. Questo fa pensare alla possibilità che la cultura che ha scolpito le statue sia, per così dire, ‘inciampata’ su questo sito megalitico molto più antico e che lo abbia venerato ad un grado così elevato, tanto da rimanere e costruire i propri templi accanto ad esso, anche copiando il loro stile. Alcuni di questi sembrano infatti ricostruiti utilizzando statue scolpite al posto delle pietre originarie.

D’altronde sono gli stessi popoli nativi americani ad affermarlo. La leggenda delle popolazioni peruviane racconta che in un tempo remoto, quando la Terra era divenuta inospitale in seguito ad un grande cataclisma che aveva "oscurato il cielo e posto il sole in ombra", venne da sud un gruppo di uomini dalla pelle bianca ed il viso barbuto definiti i Viracochas. Secondo le leggende Incas, i Viracochas edificarono grandi opere architettoniche, fra le quali il Sacsahuaman, una gigantesca fortezza situata a nord di Cuzco, ex capitale dell’impero Inca, nonché la misteriosa città di Tiahuanaco, sulle sponde del lago Titicaca.
Nel nostro passato sono state costruite varie opere colossali, tra cui le piramidi in Egitto e opere megalitiche in sud America.

Molti si sono chiesti come sia stato possibile costruire simili opere in un passato remoto con gli scarsi mezzi dell’epoca.

Obiettivamente, per quanto per alcune cose si sono trovate delle spiegazioni ragionevoli, altre rimangono avvolte nella più totale oscurità. Se si pensa alle costruzioni megalitiche di Machu Picchu, non si può non rimanere sorpresi e chiedersi come sia stato possibile costruire simili opere su un cocuzzolo così impervio. Come è stato possibile trasportare blocchi pesanti centinaia di tonnellate su una montagna? E non solo.

Molti di questi blocchi sono sagomati in modo particolare, in maniera da potersi incastrare perfettamente con blocchi complementari. Una capacità ingegneristica e architettonica che, paradossalmente e anacronisticamente, sembra essere stata appannaggio solo delle popolazioni più antiche non essendo state, le generazioni future, più in grado di replicare quelle incredibili opere.

E non dimentichiamo un particolare importante: i popoli del sud America non conoscevano la ruota!

Vi renderete conto come questo complichi le cose, niente carri, niente carrucole o argani o altri marchingegni che implichino l’uso della ruota.
Secondo la leggenda incaica i Viracochas erano capaci di trasportare i massi facendoli spostare "al suono delle trombe".

Chiunque fossero, i Viracocha erano comunque legati ad altri gruppi che in epoche diverse approdarono in varie zone del pianeta per portare nuovi spunti di civilizzazione.

Le loro caratteristiche comportamentali sembrano riconducibili a quelle di un ceppo vivente dalle seguenti caratteristiche comuni:

1.    Creature di razza bianca, con capelli biondi o rossi e   dotate di sistema pilifero sviluppato e corporatura robusta.

2.    Costumi miti, improntati al rispetto reciproco ed alla tolleranza.

3.    Spiccata conoscenza dell’astronomia e dei moti ciclici terrestri.

Vennero chiamati Viracocha in Perù, Quetzalcoatl in Messico, Oannes in Mesopotamia. Oggi, studiandone i modi e le caratteristiche, ci appaiono membri della stessa razza.

Il mix di costruzioni lascia grande confusione nell'interpretazione dei manufatti originali e della loro posizione.

Tornando nuovamente ai reperti di San Agustin chiunque li abbia costruiti, una presunta spedizione del British Museum tra il 1899 e il 1902, ha perso molte delle statue più elaborate e le foto originali di tutto il complesso: "Una barca si è rovesciata nelle rapide del Rio Patia, nei pressi di Tumaco, e solo una delle statue originali fu trasportato lungo il percorso del Rio Magdalena, raggiunto poi il British Museum".

Le altre parti del sito sono tutti ugualmente bizzarri, statue con zanne e occhi accigliati, ma tra tutti i manufatti spiccano statue di piccoli strani uomini con teschi allungati, come quelli già ben noti in molte parti del pianeta.



La datazione al carbonio fa risalire la parte più antica del complesso al 3300 a.C. Quindi contemporanea con l'esplosione del megalitico in Europa, il primo faraone, e l'inizio del Calendario Maya.

Una nuova ricerca pubblicata questo mese sulla rivista Neurosurgical Focus, ha cercato di svelare la storia, l'origine e il contesto etnico dei teschi allungati presenti nel bacino dei Carpazi, nell'Europa centro-orientale nel territorio dell'Ungheria.
   

Alcuni dei crani allungati presenti nel bacino dei Carpazi Fonte delle foto

Il fenomeno dei crani allungati è stato osservato in tutti i continenti e nelle diverse culture di tutto il mondo. Mentre alcuni teschi mostrano un allungamento di natura genetica, come quelli di Paracas, in Perù, è anche ben noto che diversi gruppi di persone in tutto il mondo usavano modificare intenzionalmente la forma del cranio attraverso la pratica nota come deformazione cranica, eseguita con l'aiuto di una forte pressione esercitata sulla testa, di solito dal primo giorno di vita sino ai 3 anni di età.

La pratica di deformazione intenzionale del cranio era un tempo diffusa in tutto il mondo, già a partire dal tardo Paleolitico, ma forse anche prima. Nel bacino dei Carpazi, i teschi allungati risalgono alla tarda Età del Ferro, conosciuta in questa regione come il Periodo di Unno-germanico (5° - 6° secolo d.C.), e sono stati ritrovati negli antichi insediamenti di tutti i popoli di questo vasto territorio: Sarmati, Alani, Goti e Unni. Più di 200 crani allungati sono stati trovati nel Bacino dei Carpazi fino ad oggi.


Ricostruzione del volto di una donna del 5° secolo appartenente alle tribù orientali dei Goti, scoperta in Austria. fonte foto.

Gli Unni occuparono il bacino dei Carpazi dal 5° secolo e da qui condussero le campagne contro le diverse regioni d'Europa. Dopo la morte di Attila, capo degli Unni, avvenuta nel 453 d.C., molte tribù germaniche si ribellarono contro gli Unni che vennero cacciati dal bacino dei Carpazi. La rilevante diffusione della deformazione cranica artificiale in Europa e nel bacino dei Carpazi può essere attribuita ai movimenti degli Unni, avvenuti nel 4° e 5° secolo, che spinsero le popolazioni di origini germaniche verso ovest. L'usanza è sopravvissuta tra le popolazioni fino all'inizio del 7° secolo.
Un team di ricercatori dell'Università di Debrecen e del College of Nyiregyhaza in Ungheria ha studiato un sottogruppo di nove crani allungati portati alla luce tra il 1996 e il 2005 dai due cimiteri distanti tra loro 70 chilometri, nella parte nord-orientale della grande pianura ungherese. Il loro obiettivo è stato quello di mettere in luce l'origine e il contesto storico di questa usanza praticata nel Bacino dei Carpazi.

La ricerca ha rivelato che i crani appartenevano a uomini e donne, sia adulti che adolescenti, di età compresa tra i 15 e gli 80 anni.

Tutti i teschi hanno caratteristiche della razza Europoide, che connotavano sia gli Unni che le tribù germaniche su larga scala. Si delineano quattro tipi principali di deformazione cranica - obliquo tabellare, tabellare eretto, obliquo circolare, ed eretto circolare - ottenuti attraverso diversi metodi, tra cui la compressione del cranio con elementi rigidi solidi, oppure con strumenti più flessibili come bende, fasce, nastri e acconciature. I teschi variano da un po' deformato a deformato pesantemente.


Disegni che illustrano diverse tecniche di modifica intenzionale del cranio utilizzate nel Bacino dei Carpazi. A. Oggetto rigido pressato da una benda, B. Bendaggio semplice, C. Doppio bendaggio.

Esaminando le caratteristiche dei teschi sullo sfondo di documenti storici relativi alla grande migrazione di popolazioni provenienti dall'Asia verso l'Europa, insieme con la presenza di teschi allungati in altre regioni in tutta l'Asia e l'Europa, gli autori dello studio hanno concluso che la presenza di teschi allungati nel Bacino dei Carpazi è probabilmente legata ai movimenti degli Unni.

"Questa popolazione è entrata in contatto con gli Alani turchi che usavano la deformazione cranica", scrivono gli autori dello studio. "Gli Unni possono essere considerati solo come dei trasmettitori e non gli sviluppatori di questa tradizione".

Gli autori sostengono che questa usanza si sia diffusa da est a ovest in 6 fasi, a partire da 4000 anni fa. Partendo dall'Asia centrale, nel territorio occidentale del Tien-Shan, passando attraverso il Caucaso e le steppe di Kalymykia, fino al bacino del Danubio (l'attuale Romania, Serbia, Croazia, Slovenia, Austria, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca), per poi dividersi in tre regioni distinte - il Gruppo Germanico Centrale, in cui curiosamente i teschi allungati erano tutti di sesso femminile; il Gruppo Germanico del sud e Sud-ovest, conosciuto dai siti di sepoltura nei territori bavaresi e renani; e il Gruppo del Rodano - che si trova nel sud-ovest della Svizzera, l'est della Francia e il nord Italia.


Mappa che mostra la diffusione del costume della deformazione cranica dall'Asia centrale verso l'Europa centrale e occidentale in sei fasi. I - Gruppo Asiatico Centrale, II - Gruppo Caucasico, della regione del Volga e della steppa di Kalmykia, III - Gruppo del Bacino del Danubio, IV - Gruppo Germanico Centrale, V - Gruppo Germanico del sud e Sud-ovest, VI - Gruppo del Rodano. fonte immagine.

I teschi allungati del Bacino dei Carpazi
appartenevano al Gruppo del bacino del Danubio, che rappresentava la terza fase nell'espansione eurasiatica del costume trasmesso dagli Unni da est a ovest. Gli autori dello studio ritengono che l'allungamento del cranio denotava un migliore status sociale degli individui e fosse un segno di appartenenza etnica in Europa centrale.

Notare il passaggio di questa cultura nell’area circostante il Mar Nero; area che molti genetisti identificano come punto di comparsa del carattere fenotipico dell’occhio azzurro attribuito alle divinità da molte antiche culture.

Gli antichi sumeri pensavano che gli occhi azzurri fossero un segno distintivo degli dei. La nobiltà e l'aristocrazia sumera era caratterizzata da occhi azzurri come dimostrano molte delle loro statuette. Lo stesso storico Diodoro Siculo afferma che il colore azzurro degli occhi era una caratteristica che spesso veniva associata alle divinità egizie.


Allo stesso modo così veniva rappresentata la nobiltà nella cultura egizia. Nel libro dei morti gli occhi del dio Horus venivano descritti come scintillanti e la pietra usata nel diadema noto come Udjet (l'occhio di Horus) era il lapislazzulo, appunto di colore azzurro o blu.



Ma gli occhi azzurri o verdi non sono una prerogativa degli 'dei' della mesopotamia o dell'europa. La stessa caratteristica la troviamo nelle divinità e nelle genealogie aristocratiche d'oltreoceano!



Io comincerei a pensare che, pur facendo parte tutti del genere Homo, abbiamo avuto origini diverse e che i diversi rami fenotipici (o aplogruppi) si siano poi mischiati in una sorta di società multi-razziale durante l'epoca di Atlantide con i discendenti degli "Antichi Dei" portatori di genotipo diverso (Alieno? Atlantideo?) visti come divinità in virtù delle loro tecnologie/capacità avanzate.
Non sto parlando di razze secondo i tradizionali canoni. Sto parlando di eredità genetiche, alberi genealogici che hanno avuto origine da diversi punti di partenza e dove, per qualche motivo, alcune caratteristiche fisiche (occhi azzurri+capelli biondi oppure occhi verdi+capelli rossi) rappresentavano un elemento identificativo di coloro che appartenevano a delle stirpi divine.

Come nel caso di Viracocha in Perù presso gli Inca appartenente a una stirpe di una razza divina di uomini bianchi con i capelli rossi e con la barba.



I punti di partenza genealogici possono essere:

-    L'Homo Heidelbergensis (H.Erectus) da cui ha avuto origine il fenotipo negroide e gli aplogruppi ad esso collegati.

-    Il Neanderthal da cui ha avuto origine il fenotipo del rutilismo (capelli rossi e pelle chiara) tratto fenotipico dominante degli abitanti della paleo-Europa. Fenotipo che ragionevolmente mi fa pensare agli individui selezionati per portare la civiltà nel mondo dopo il Diluvio, gli Enkiliti, gli Elohim.


-    Il Cro-Magnon, biondo con gli occhi azzurri, antagonisti dei Neanderthal, da sempre, guardiamo alle caratteristiche di fisiche di Esaù e Giacobbe.

L'"incrocio" tra tutti questi fenotipi nel corso dei millenni ha portato all'uomo moderno con la diversità di caratteristiche evidenziata dai numerosissimi rami genetici chiamati aplogruppi.



"E' concepibile che i popoli germanici abbiano adottato le abitudini degli Unni (inclusa l'intenzionale deformazione cranica) in primo luogo perché volevano essere integrati nell'Impero Unno e adattarsi ai conquistatori", scrivono gli autori dello studio.

Mentre lo studio getta nuova luce sulla consuetudine di deformazione cranica in Europa, e in particolare in Ungheria, è nostra opinione che gli autori non hanno adeguatamente spiegato il motivo per cui così tanti gruppi di persone si sono sforzati tanto per trasformare la forma del loro cranio. Per scoprire questa risposta, è necessario risalire alle più antiche origini di questa usanza. Chi furono i primi a modificare i loro crani? Volevano forse emulare un gruppo elitario di persone che era venuto prima di loro? Se sì, chi?

Viene da domandarsi se gli antichi 'dei', Viracocha in Sud America, e Quetzalcoatl in America Centrale non abbiamo introdotto usanza e stili in questa zona, condividendo la loro saggezza, la tecnologia e la conoscenza sciamanica. Bochica è la versione colombiana di queste due divinità, descritto come un viaggiatore barbuto che era molto influente.

L'enigma di che ha costruito questi siti e perché sono stati costruiti è ancora un mistero da scoprire.
Tema scottante, quello delle teste allungate. Soprattutto perché da sempre, le fonti ufficiali, i maestri   delle scuole elementari ci hanno sempre fatto credere che le mamme fasciassero la testa ai propri figli per fargliela allungare. O per lo meno, questa é la versione ufficiale. Eppure, i crani allungati sono stati rinvenuti in piú parti del mondo e a quanto pare questa caratteristica, per alcuni popoli, piú che un'usanza era una precisa caratteristica del loro DNA come dimostrerebbero gli esami effettuati da Brien Foerster sui teschi di Paracas.

Il teschio di Paracas è stato trovato a Paracas, una penisola sul mare nella provincia di Pisco, nella regione di ICA a sud di Lima presso la costa meridionale del Perù. Regione già citata nell’ambito delle nostre ricerche per i particolari “fori di Valle Pisco” che si ipotizza essere stati fatti sfruttando la perduta tecnologia dello Shamir, narrato nella tradizione midrashico-talmudica ebraica parlando di Re Salomone.



Il popolo Paracas viveva sulla costa e probabilmente erano discendenti di una popolazione giunta via mare. Sembra essere stato un popolo dedito alla pesca, infatti, sono stati trovati cumuli di conchiglie di mare e una rete sepolta nella sabbia. Strumenti di pietra rinvenuti in zona sono stati datati addirittura a ottomila anni fa.

Fu nel 1928 a Paracas la scoperta da parte dall’archeologo peruviano Julio Tello dei resti di un villaggio sotterraneo che si estende per uno o due chilometri all’epoca già pieno di sabbia. E di un enorme cimitero anch’esso sotterraneo. Nel 2011 una troupe televisiva andò a filmare il luogo ma il cimitero e il villaggio erano riempiti di sabbia trasportata dal vento dell’oceano. I luoghi di sepoltura non sono visitabili.



Le tombe contenevano famiglie intere, i resti erano avvolti da vari strati di stoffa colorata e decorata purtroppo le tombe erano state saccheggiate, dagli huaqueros (scavatori clandestini) in cerca di manufatti d’oro e d’argento vasellame e dei famosi tessuti Paracas.

Profanatori di tombe che, fortuna nostra, avevano invece lasciato i teschi. Ne furono rinvenuti 90 databili a 3000 anni fa. Probabilmente ve ne sono ancora altri in collezioni private, nei magazzini di Musei oppure ancora sepolti in zona. I teschi di Paracas sono tra l’altro i teschi allungati più grandi al mondo. E sono soprannominati i “Paracas skulls”.


Rielaborazione sulla base di un teschio

I teschi allungati non sono stati trovati unicamente a Paracas, sono state scoperte tra gli Olmechi in Messico, a Malta nell’isola Malese di Vanuatu, in Egitto, Iraq Africa Russia Siria Perù Bolivia etc. La pratica è andata avanti fino al XX secolo in Congo e nell'isola di Vanuatu.

Nella maggior parte dei casi si tratta di deformazione indotta sui crani dei bambini attraverso fasce o assi di legno. Mentre a Paracas i crani non sono stati deformati.

Nella maggior parte dei casi la deformazione cranica è indotta si tratta di una deformazione intenzionale fatta sui bambini, infatti, il cranio alla nascita è duttile ed era deformato applicando fasce o piccole assi di legno sul retro del cranio ben strette e per un lungo periodo, di solito dai primi mesi di vita fino a 3 anni. La deformazione cranica fu una tecnica utilizzata in varie parti del mondo, ma può soltanto deformare il cranio, infatti, non ne altera il volume, il peso o altre caratteristiche umane.

I teschi allungati rinvenuti a Paracas, sono invece ben diversi. I teschi allungati sono naturali e non si tratta di una condizione clinica, 90 teschi sono stati trovati dall’archeologo Tello il che esclude la possibilità che possa trattarsi di soggetti con idrocefalia che causerebbe l’arrotondamento del cranio mentre i crani rinvenuti sono allungati ed hanno caratteristiche diverse da quelli tradizionali.
Nei teschi allungati sono presenti due piccoli fori naturali nella parte posteriore del cranio, secondo Lloyd i fori servirebbero per il passaggio di nervi e vasi sanguigni come i fori presenti nelle mascelle umane.

Inoltre il volume dei teschi è fino al 25% più grande per il 60% più pesante dei teschi umani e tutto ciò non si può ottenere con una semplice deformazione tramite assi di legno legati sul capo, o con strette bende. Infine, a ulteriore conferma dell’origine non umana (o quantomeno non Sapiens) dei teschi di Paracas si osserva la presenza di un solo unico osso parietale invece che dei canonici due.

Le suture craniche sono quelle linee che percorrono il cranio umano in modo frastagliato ma logico in funzione del ruolo che devono svolgere. E’ mediante loro che il cranio mantiene una sua particolare elasticità mentre consente lo sviluppo del cervello. Nel neonato sono praticamente aperte, assieme alle fontanelle, mediante un tessuto che si definisce “filo/cartilagineo”. Svolgono il massimo cambiamento nel corso del primo anno di età, per andare poi gradatamente assestandosi e calcificandosi. Le fontanelle sono i punti d’incontro delle suture.

Le suture, come evidenti nella sottostante immagine, sono una caratteristica umana. Sono pertanto l’espressione della genetica umana, così come si presenta oggi. Altre varianti genetiche potrebbero quindi, presentare aspetti diversi.   I crani dolicocefali, presentano suture craniche completamente diverse anzi, non hanno per nulla le saturazioni che presenta l’essere umano di oggi.
   

Teschio umano a sinistra – Teschio dolicocefalo a destra (senza la sutura sagittale)

Mentre nell’essere umano comune, la crescita del cranio è consentita dall’elasticità delle suture, nei crani allungati si assiste a una crescita consentita dall’elasticità del cranio nella parte posteriore che, ne genera l’allungamento.

Sono quindi presenti, a dispetto di tutti gli studi antropologici comunemente accettati, due genetiche diverse. Ma a questo punto come non porsi il seguente quesito? Due genetiche umane diverse e contemporanee, risultanti dallo stesso percorso evolutivo o, frutto di un inserimento genetico innestato nel genere umano?

Dobbiamo necessariamente ricordare che presso tutte le antiche popolazioni del pianeta, gli esseri che avevano il cranio allungato, il più delle volte accompagnati da particolari caratteristiche fisiche di cui abbiamo ampiamente discusso in precedenti articoli pubblicati dal Progetto Atlanticus, erano considerati esseri divini o comunque per questo collegati alla sovranità e riconosciuti come tali. Ciò permette di ipotizzare la possibilità che fossero loro a essersi innestati in un preistorico e pre-esistente gruppo umano, presumibilmente arretrato dal punto di vista scientifico-tecnologico. Per questo motivo i popoli ricorrevano alla deformazione cranica per essere simili a loro, per emulazione, come i giovani oggi tendono ad assomigliare ai loro idoli. E per questo motivo la loro genetica recessiva si perse in quella prevalente dominante, dando luogo a tutta una varietà di crani parzialmente dolicocefali.



Juan Navarro, direttore del Museo di storia a Paracas, museo che ospita 15 teschi Paracas ha permesso il prelievo di 10 campioni da 5 crani. I campioni erano: un dente, capelli e radici, pelle un osso del cranio. I prelievi sono stati documentati con video e foto e vennero inviati a Lloyd Pye, fondatore del Progetto Starchild per essere affidati ad un genetista in Texas per il test del DNA.

L’autore Brien Foerster ha svelato gli sconcertanti risultati preliminari delle analisi e in merito ha scritto che siamo in presenza di un DNA mitocondriale con mutazioni sconosciute in qualsiasi essere umano primate o animale conosciuto fino a ora.
Il campione indica che la mutazione abbia che fare con una nuova creatura umana, molto distante dall’Homo sapiens, dal Neanderthal e dall’Homo di Denisova. Brien Foerster afferma di non essere sicuro che si possano adattare al nostro albero evolutivo e che gli individui Paracas erano cosi biologicamente diversi che non avrebbero potuto incrociarci con gli esseri umani. I risultati completi delle analisi non sono ancora stati rilasciati.

Giustappunto, per aggiungere ulteriore ‘sale’ nella nostra ricerca è opportuno ricordare come nelle vicinanze della Riserva Nazionale di Paracas si trovi il porto di El Chaco, un posto da dove salpano i motoscafi che visitano le Isole Ballestas. Durante il tragitto si osserva il famoso candelabro, un'impronta rarissima sulla sabbia che potrebbe avere relazione con i geroglifici di Nazca, forse disegnati proprio dai Paracas dalla testa allungata prima dell’arrivo dei Nazca, e che ricorda appunto un tridente come quello di Ishkur.



Ishkur. Secondo alcune versioni figlio minore di Enlil, secondo altre figlio di Anu. Era uno dei più giovani e bellicosi Anunnaki, il cui dominio comprendeva la zona dell' Anatolia, l' Armenia, e i monti del Tauro. Era rappresentato come un gigante giovane e barbuto, con in mano una scure, e spesso in piedi su un toro simbolo della fazione di suo padre Enlil. Era spesso accompagnato nei sigilli da fulmini o tridenti.

Il Nome ISHKUR sembra un nome composto da una particella accadica (ISH da ISHA = Signore) e una sumera (KUR = montagna) e significherebbe "Signore delle Montagne". Questo significato sarebbe ripreso in uno dei suoi epiteti, ILU.KUR.GAL (Signore della grande montagna). Secondo un' altra analisi ISH sarebbe derivante dal termine accadico SHADDU, che significa 'Montagna' e da cui deriva il nome semitico El Shaddai (Signore delle montagne) con cui veniva chiamato Yahweh in epoca Abramitica.

Il che ci riporta alla memoria il concetto di montagna sacra e di Religione Universale accennato nei primi paragrafi di questo compendio. Questa religione universale condivisa appare sempre più come un sistema di conoscenze scientifiche ma anche di credenze spirituali e metafisiche, estremamente complesso e articolato. I suoi princìpi sono stati conosciuti nel corso della storia da filosofi, poeti, teologi, astronomi, alchimisti e occultisti - tutti iniziati alla sua saggezza.

Questo sapere universale, che forse risulta limitante ed erroneo da definire come semplice “religione” ci insegna, o meglio ci ricorda, che:

- In fondo a ognuno di noi c'è una eterna anima spirituale;

- Questa anima è il nostro vero IO immortale;

- Questo IO è in realtà una sorta di divinità con poteri illimitati.


Il problema è, come tradizione alchemico-esoterica insegna, che non abbiamo più la memoria del nostro Sé inteso come divinità immortale, poiché è imprigionato e latente nella parte mortale corporea e animale mentre viviamo la nostra vita sulla terra. Gnosticismo e Teosofia ci aiutano nella comprensione di queste tematiche.
Riportiamo di seguito alcune frasi tratte dai pensieri di alcuni autori (ma ce ne sono centinaia) che esplicano in sintesi concetti che ritroviamo nelle opere ermetiche di ogni tempo.

"Non hai un'anima. Tu sei un'anima. Hai un corpo" - C.S. Lewis

"L'uomo è un dio nel corpo di un animale secondo il pronunciamento della filosofia antica" - Dr. Alvin Boyd Kuhn

"Un uomo è un dio in rovina" - Ralph Waldo Emerson

Forse è vero quanto sostenuto nel sito “1X4X9” ovvero che seguendo una serie accurata di istruzioni codificate nel Trittico possiamo trascendere il nostro corpo e vedere il nostro Sé dio reale dentro di noi.

Questo è stato d’altronde l'obiettivo di sempre di alchimisti, occultisti, spiritualisti e filosofi, e viene raggiunto da una pratica spirituale secolare conosciuta come "Risveglio del Terzo Occhio", intendendo il Terzo Occhio come un organo rudimentale di illuminazione spirituale che si nasconde nella fronte umana. Considerando che i due occhi vedono verso l'esterno alle cose materiali, il singolo Terzo Occhio vede dentro l'anima interiore.

Come si è visto, anche questo è stato codificato negli edifici che contengono un Trittico. Il Terzo Occhio è simboleggiato proprio dalla porta centrale del Trittico.


A sinistra: Trittico con terzo occhio sopra la porta centrale, The Museum of Television & Radio a New York City. A destra: Trittico con il terzo occhio sopra la porta centrale su una cupola di un edificio chiave dello Zoo del Bronx di New York City.

Il terzo occhio è un concetto ben noto nei circoli esoterici di tutti i tempi ed è stato variamente descritto nel corso della storia con epiteti quali "divino", "che vede tutto", "della mente", "dell'anima" e "interiore".

Malgrado il nome diverso, quello che rimane costante nelle dottrine esoteriche è che il Terzo Occhio non è una metafora, un simbolo o un'analogia. Si crede essere reale, una parte fisica del corpo in grado di rafforzarsi o atrofizzarsi tanto quanto qualsiasi altro muscolo; esercitandolo, si ottiene un lento e costante aumento della propria consapevolezza spirituale naturale. Trattasi della ghiandola pineale.

I ritratti con un occhio solo o con tre occhi risalgono a migliaia di anni fa e sono presenti in miti, sculture, incisioni e dipinti delle antiche culture pre-cristiane in tutto il mondo. In realtà, più andiamo indietro nel tempo, più il Terzo Occhio risulta presente nelle opere artistiche così come in architettura, letteratura e poesia.


Ciclope, Mosaico romano, c. 450 d.C.

Il filosofo greco Platone descriveva con le seguenti parole il concetto di “Terzo Occhio”:

"... Ammetto di avere una grande difficoltà a credere che in ogni uomo c'è un occhio dell'anima che ... è molto più prezioso di diecimila occhi del corpo, solo attraverso di questo può essere vista la verità… Con gli occhi dell'anima, che è accecato e sepolto da altri studi, è solo naturalmente adatti ad essere resuscitato e eccitato da discipline matematiche…" - Platone


Queste dottrine sono state aspramente boicottate in Occidente dalla Chiesa romana, mentre il concetto del Terzo Occhio continuò invece a fiorire inalterato in Oriente. Infatti questo ha una lunga tradizione in India, Cina e Sud-Est asiatico, dove dominano le correnti filosofiche e religiose legate all’Induismo, al Buddismo e al Taoismo nelle quali era ed è conosciuto come "urna" o "trinetra,", spesso contrassegnato con un puntino nel mezzo della fronte.



Se in Occidente la chiesa ha impedito il diffondersi di questo sapere è altresì vero che l’immagine di un singolo/terzo occhio viene invece riscontrato nelle "società segrete" occidentali come Shriners, Cavalieri di Pizia, e Odd Fellows. Ma soprattutto l'occhio è uno degli emblemi supremi e più sacri della Massoneria. Di solito disegnato nel centro di un ritratto, come mostrato nella criptica "Tracing Board" tipica di certa simbologia appartenente alla matrice esoterico-massonica.
   

Tracing Board di Terzo Grado nella massoneria.

C’è da dire che non tutti i massoni di oggi comprendono o conoscono il segreto del Terzo Occhio del loro Ordine; un segreto forse andato perduto a metà del 1800. Oggi ci si limita spesso al fare riferimento a questo singolo occhio come a quello che "vede tutto" di Dio, che credono essere il Dio ebraico Yahweh dell'antico testamento eccezion fatta forse per gli alti, altissimi, gradi della gerarchia massonica.

Ma una grande quantità di prove dimostrano che questo "occhio di Dio" non sia l'autentico e originale significato del simbolo. In realtà l'Occhio che vede tutto è il Terzo Occhio nascosto nella fronte umana. Il Tracing Board sopra indicato, così come l'intero sistema di massoneria, è stato progettato inizialmente per insegnare agli iniziati come risvegliarlo senza incappare nelle cesure e nelle condanne della chiesa medievale.

I nostri corpi sono perfettamente simmetrici, proprio come ci ricorda l’icona del dio pagano dei paragrafi iniziali del nostro articolo, da lato a lato, fatto di due metà opposte e uguali, una destra e una sinistra. Abbiamo tutti due mani, due braccia, due gambe, due piedi, due spalle, due occhi, due orecchie, e così via. Secondo la religione universale degli antichi, la metà destra è solare (e maschile) e la nostra metà di sinistra è lunare (e femminile).



Si noti come il pilastro di destra nella Tracing Board, che i massoni chiamano "Jachin", sia ricoperto dal sole mentre il pilastro di sinistra, che i massoni chiamano "Boaz", dalla luna, archetipi del maschile e del femminile. In molti ritratti artistici, architettonici ed esoterici, fregi e capolavori, il sole appare sempre sulla destra, associato al maschio mentre la luna appare sempre sulla sinistra, associato con la femmina. Quasi a identificare gli emisferi destro e sinistro del nostro cervello (che ricordo essere invertiti rispetto al funzionamento del corpo).
   


D’altronde come ricordava Harry Houdini, anch’esso affiliato alla massoneria: “… Il Sole rappresenta la metà destra del corpo e la Luna la metà sinistra…”

Altri autori legati al mondo dell’esoterismo come Manly Hall testimoniano quanto segue: “… il lato destro del corpo è stato considerato maschile e il lato sinistro femminile…"

Questa dualità degli opposti presenti nel corpo umano è in realtà interpretabile secondo chiavi di lettura più profonde come un vero e proprio microcosmo della dualità degli opposti presenti in tutto l'universo. Un concetto che ritorna spesso nell’intero corpus legato all’ermetismo medioevale. Il sole e la luna, per esempio, sono perfetti opposti.

-    Il sole sta per Giorno, la Luna sta per Notte.
-    Nel giorno c'è caldo e Luce, di notte c'è Freddo e Buio.
-    Nel giorno le cose sono Asciutte - di notte le cose sono umide.
-    La giornata calda significa vita o bene. La notte fredda significa morte o male.

Il sole e la luna sono semplicemente uno degli esempi più importanti, e la saggezza di queste "coppie di opposti" costituisce la "chiave perduta" per tutti gli insegnamenti delle scuole Misteriche nella storia. Perché l'uomo vive dentro l'universo e non fuori di esso, anche noi siamo composti di queste stesse coppie di opposti - "come sopra, così sotto", dice la famosa Tavola di Smeraldo di Thot l’Atlantideo (noto anche come Ermete Trismegisto).

La chiave per accedere all’antico sapere codificato nella “Eredità degli Antichi Dei” non è solo quella di capire questa dualità del corpo umano. La chiave è quella di "unificare" o "equilibrare" questi lati opposti gemelli e quindi "trascendere" superando la dualità del corpo. E' proprio il risveglio del Terzo Occhio.
Mistici occidentali hanno rappresentato questo concetto per secoli, disegnando un occhio all'interno del triangolo, simbolo del l'occhio della mente risvegliata. Considerando che i due occhi vedono verso l'esterno a cose materiali, il singolo occhio vede dentro l'anima spirituale.

"Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si risveglia." - Carl Jung


Prima di loro forse gli Antichi Dei avevano codificato questo sapere nell’icona del dio simmetrico oppure nel trittico.

Moltissimi autori e ricercatori hanno esposto la tesi che l'occhio che vede tutto della Massoneria simboleggi il terzo occhio dell'uomo e della donna, pronto per essere usato. E’ proprio il Dr. George Washington Carey nel suo libro del 1918 intitolato “Le Meraviglie del corpo umano”, a sottolineare che:

"... l'occhio che tutto vede ... Questo è l'occhio della massoneria, il terzo occhio. Mentre resta incredibile che pochi massoni capiscono i propri simboli, resta il fatto che le usano ..."


Per esempio Mark Twain, il celebre autore e massone americano, nel 1899 scriveva, riferendosi all'occhio che vede tutto non come all'occhio di qualche divinità celeste lontana, ma come un dono tangibile che chiunque può utilizzare:

"L'occhio comune vede solo la parte esterna delle cose, e giudica da questo, ma l 'occhio che tutto vede' trafigge, e legge il cuore e l'anima, trovando là delle capacità che l'esterno non ha indicato o promessa, e che la altro tipo non poteva rilevare."


E ancora nel suo libro del 2006, Eden, il dottor Joye Pugh Jeffries, spiega:

"L'Ordine della Massoneria riconosce l'occhio che vede tutto, come l'Occhio di grande saggezza. Questa 'Grande Saggezza' si dice offra a coloro che cercano i sacri misteri una comprensione dell'illuminazione, della visione interiore, e della conoscenza intuitiva. Il contatto con questa grande saggezza avviene attraverso il 'Terzo Occhio' (ghiandola pineale) che si trova all'interno della fronte."


I Padri Fondatori americani, massoni essi stessi, non ignoravano il significato e il simbolismo dell'occhio all'interno del triangolo. Sono stati loro a delineare il singolo occhio all'interno di un triangolo (tri = tre) posizionandolo in cima a una piramide tronca, che ricorda le antiche piramidi e le strutture piramidali i cui resti sono sparsi in tutto il mondo.
   

Il Gran Sigillo degli Stati Uniti rappresenta il Terzo Occhio in un triangolo al vertice di una piramide tronca.

Forse che i Padri Fondatori sapevano, attraverso la loro affiliazione alla Massoneria, che le antiche culture che costruivano piramidi nel mondo, praticavano tutte questa sorta di religione del Terzo Occhio?

Nel loro libro ben documentato, La strana visione di Sergei Konenkov, 1874-1971, pubblicato dalla Rutgers University Press nel 2000, gli studiosi John Bowlt, Wendy Salmond, e Marie Turbow spiegano:

"La Grande Piramide è un simbolo centrale occulto che è spesso raffigurato con l'occhio che vede tutto o terzo occhio al suo interno. In questa forma è il simbolo della Massoneria mistica."


Nel suo affascinante libro del 1924, Americanismo mistico, l'oscura autrice americana Grace Morey ha spiegato:

"L'occhio che vede tutto ... è anche l'emblema del ... terzo occhio dell'essere umano ... è stato trovato tra le rovine di ogni civiltà sul globo, che attesta così l'esistenza di una religione universale su tutta la terra in un periodo remoto. Ora per ripristinare questa religione universale, abbiamo posizionato l'occhio che vede tutto sopra la piramide."


Così possiamo cercare di interpretare il segreto del Trittico e dell'antica Religione Universale ovvero che, bilanciando la nostra dualità corporea possiamo risvegliare il nostro Terzo Occhio e vedere il "dio" al centro di noi stessi, che è chi siamo veramente.

Questa saggezza è stata nascosta alle masse, noto solo agli iniziati delle società segrete, come la massoneria, i cui disegni esoterici rappresentano un unico occhio centrale sempre affiancato dagli ermetici opposti più noti: il sole e la luna.
   

Insegne massoniche. Il simbolo del Terzo Occhio è sempre posto al centro, in bilico tra il sole e la luna.

La formula per risvegliare il Terzo Occhio è nascosta in bella vista nelle entrate a Trittico di innumerevoli edifici costruiti in tutto l'Occidente nel corso degli ultimi 2000 anni che richiamano l’architettura degli edifici delle civiltà perdute.


Tempio massonico, Terranova e Labrador. Nota: il singolo occhio all'interno del triangolo centrale.

La facciata del Rockefeller Center di New York City, costruita nel 1900, rappresenta uno dei più potenti Trittici nascosti in piena vista creati nella storia moderna.



Il maschio sulla destra, femmina a sinistra. Il dio della porta centrale del Trittico sei tu, il tuo Sé interiore. Si noti la bussola massonica nelle mani del dio. Così, secondo la religione universale del Trittico, così vicina al millenario pensiero filosofico legato al mondo gnostico, noi esseri umani siamo intrinsecamente divini, ma in un certo senso siamo caduti dalla nostra casa celeste in una forma umana. L'anima divina esiste ancora dentro di noi, anzi, è il nostro vero Sé secondo la religione universale, e attraverso l'uso del Terzo Occhio possiamo risvegliare la nostra divinità interiore.

Le tracce di questa Religione Universale sopravvivono meglio in Oriente, dove molti dei suoi princìpi sono ancora visibili e svolgono un ruolo nello spiritualismo orientale. Il Terzo Occhio esiste e infatti è ancora una parte importante della religione indù, per esempio, anche se distorta dal passare del tempo. La religione universale, invece, come abbiamo detto, è andata molto peggio in Occidente, dove l'espansione del Cristianesimo ha portato a un conflitto diretto con l'idea di divinità personale.

Questa "storia mancante del Trittico" in Occidente sembra essere proprio il messaggio che grandi artisti come Leonardo da Vinci hanno voluto trasmettere in chiave esoterica attraverso dipinti come l'Ultima Cena, che mostrano come Gesù (cioè, la religione del cristianesimo) abbia "coperto" l'antica religione del Trittico.



Al tempo stesso forse Leonardo ci vuole fare capire che Gesù “uomo” (secondo il pensiero gnostico) ha invece realmente conosciuto la sua vera essenza “divina” attraverso il trittico, simbolo della trinità gnostica, che intravediamo sullo sfondo e di cui lui è infatti al centro diffondendola attraverso il suo insegnamento apocrifo, a dispetto degli insegnamenti della catechesi ortodossa cattolica. Poi venne il Concilio di Nicea, a definire il canone e a cancellare invece il messaggio implicito del cristianesimo delle origini, molto più vicino alla Religione Universale di epoca antidiluviana che si tradusse poi nel pensiero filosofico gnostico prima, ermetico poi.

Un modo molto furbo, quello di Leonardo, utilizzato anche in futuro per potere trasmettere dei messaggi ‘pericolosi’ e proibiti proprio attraverso opere artistiche di matrice religiosa che avrebbero sfidato i secoli a venire.

Le ragioni e le interazioni che influenzano il conflitto tra l'antica religione universale e la Chiesa primitiva sono una miriade, basti dire che l'antica religione universale, che qui possiamo identificare con lo gnosticismo poi rielaborato dal cristianesimo delle origini attraverso Mani e altri grandi pensatori cristiani del primo secolo, sia stata percepita come blasfema dalla Chiesa cattolica post Nicea, ed è per questo motivo che la Chiesa ha soffocato questa religione, o ha tentato di farlo senza esitare a veri e propri eccidi come quello occorso ai Catari francesi.

Anche se i praticanti della religione universale, come i Druidi, hanno cercato di proteggerla e preservarla, istituendo i culti misterici attraverso cui trasmettere questa conoscenza di generazione in generazione, trasformandosi gradualmente nelle società segrete di oggi.

Primi fra tutti sono proprio i massoni, un'organizzazione di cui si sussurra da tempo immemorabile. Grazie alla segretezza dell'organizzazione, tuttavia, non è mai stato chiaro che cosa esattamente l'Ordine proteggesse: sappiamo solo che era una sorta di segreto religioso eretico, quello che è stato scoperto dalla Chiesa, che ha fatto di tutto per scoraggiare e perseguitare i massoni. Vale la pena sottolineare a tal proposito una delle più famose dichiarazioni di Papa Leone XIII:

"... Dopo l'esempio dei nostri predecessori, abbiamo intenzione di rivolgere la nostra attenzione alla società massonica, per tutta la sua dottrina, le sue intenzioni, atti e sentimenti, al fine di dimostrare sempre più la sua forza malvagia e fermare la diffusione di questa malattia contagiosa ..."


Parole forti e strane, considerando che i primi massoni sono stati impiegati dalla Chiesa per creare le grandi cattedrali gotiche.. Quale segreto ha la Chiesa da scoprire circa i massoni? Quale segreto potrebbe essere così importante da indurre la Chiesa nel tentativo di estinguere l'Ordine?

Deve ovviamente essere stato un segreto di grande importanza: uno per il quale valga la pena rischiare la vita per preservarlo. Un segreto, forse, relativo ad un potere più grande, immenso: quella dell'anima e la sua eventuale ascensione. Quello dell’immortalità…

La massoneria, come ci suggerisce il suo stesso nome, si pensa abbia avuto origine come una fraternità di scalpellini. Di conseguenza, per iniziare hanno riportato la loro religione e il loro sapere nella loro arte e architettura; ovvero nelle cattedrali gotiche che la Chiesa ha commissionato loro, codificando e incorporando il loro simbolismo nelle facciate di questi grandi edifici di pietra:

"Si ritiene generalmente nei circoli occulti che questi massoni medievali avevano ereditato la conoscenza esoterica dai loro antecedenti pagani e che questa conoscenza è stata incorporata nell'architettura sacra delle cattedrali." - Michael Howard, The Occult Conspiracy


Altri famosi scrittori sono d'accordo con questa affermazione. L'architetto e scrittore Claude Bragdon, (1866-1946), che ha progettato la stazione ferroviaria centrale di New York a Rochester, NY, ha scritto:

"Nell'Europa del Medioevo ... frammenti di una antica conoscenza - trasmessa nei simboli e nei segreti dei costruttori di cattedrali - hanno determinato molto dell'architettura gotica."


Di nuovo nel libro “Scritto nella pietra” con il quale abbiamo aperto l’articolo, l'attenzione viene focalizzata sulle cattedrali dedicate a Notre Dame progettate e costruite dai massoni operativi nel nord della Francia durante il periodo gotico medievale.

Edificate un migliaio di anni fa, queste meravigliose costruzioni di pietra lasciano ancora perplessi gli studiosi per quanto riguarda i metodi dietro la loro costruzione. I costruttori massonici sembrano aver avuto un senso di responsabilità segreto che essi hanno plasmato nella cattedrale, con i loro segreti di progettazione per creare un monumento in grado di elevare gli altri.

Si noti la facciata ripetuta nelle cattedrali di Notre Dame, alla base delle quali vi il noto Trittico.


Da sinistra a destra: Reims, Notre Dame, Laon. Cattedrali gotiche in Francia.

Questa facciata occidentale è in sostanza un geroglifico gigante di pietra. è stato progettato dai massoni per rivelare l'antica religione universale del Trittico, che si vede alla base di ogni edificio. Altri elementi chiave della facciata sono: le alte torri gemelle, che sembrano correre su dalle porte esterne del Trittico, e l'enorme rosone sopra la porta centrale. Nel suo libro Introduzione alla Cabala, l'autore Warren Kenton ci racconta che le imponenti torri gemelle che sembrano sollevarsi dalle porte doppie esterne:

"Eretto dai massoni ... il fronte ovest di ciascuna chiesa aveva due torri gemelle che rappresentano ... gli aspetti maschili e femminili, le forze attive e passive ... Chiamate, nella cattedrale di Chartres, le torri del Sole e della Luna ..."


Il geniale architetto del XX secolo Claude Bragdon era d'accordo:

"... l'uomo, come il sole, è il Signore del giorno; egli è come il fuoco, una forza devastante; la donna è soggetta al ritmo lunare; come l'acqua, che è morbida, sinuosa, feconda ... Le corporazioni massoniche del Medioevo erano custodi dell'esoterismo ... Il nord o torre di destra ("lato dell'uomo"), è stato chiamato il pilastro maschile sacro, Jachin; e il sud, o torre di sinistra ("lato della donna"), il pilastro femminile sacro, Boaz ..."


Ciò che questi autori stanno dicendo è che, come la Tracing Board massonica, e anche come i templi mesoamericani, queste cattedrali gotiche possiedono i due pilastri dell'insegnamento delle "coppie di opposti". Infatti, se sovrapponiamo la cattedrale sopra la Tracing Board, possiamo immaginare il progetto di una cattedrale:



L'autore massonico W.L. Wilmshurst ha detto che i due pilastri nella Tracing Board, sovrastati dal Sole e dalla Luna indicano: “ciò che è conosciuto ... come le "coppie di opposti poiché tutto in natura è duale e può essere conosciuto solo in contrasto con il suo opposto ... "

In “Gli insegnamenti segreti di tutte le epoche”, il massone Manly Hall (1901-1990) ha spiegato:

"Jachin - il pilastro di luce bianca ... Boaz - il pilastro dell'ombra delle tenebre. ... Questi due pilastri, rispettivamente connotano anche l'attivo e il passivo ... il sole e la luna ... il bene e il male, la luce e le tenebre."


Alla base delle torri gemelle si nota che ogni torre termina nella propria porta sul terreno; queste due porte, le "porte degli opposti", le porte esterne del Trittico. Esteticamente, la porta centrale più alta e più larga sottolinea il maggiore centro spirituale dell'uomo tra le dualità inferiori del suo corpo, l'idea massonica del Triangolo scritto in forma architettonica, nella pietra della cattedrale stessa.

Una "rosone" circolare si trova direttamente la porta centrale del Trittico. Questa simboleggia il vero Sé - la luce dell'anima o dio interiore.


Torri Gemelle di New York… Joachim e Boaz post-moderne?


Come la porta centrale, il rosone colpisce l'equilibrio tra le due torri avversarie. Michael S. Rose, autore di due libri di architettura ecclesiastica, ha scritto:

"... Il rosone è ... una rappresentazione di perfezione, equilibrio e armonia dell'anima purificata"

Il cerchio non ha inizio né fine, e quindi simboleggia esotericamente l'anima eterna dell'uomo, qui raffigurato centrato tra le opposte torri gemelle. Il rosone si trova direttamente sopra la porta centrale del Trittico a sottolineare che la porta centrale conduce alla vostra "intima anima" o "dio interiore", a chi siete veramente. Fasci di fiori, luce, e la vita si irradiano dal centro di rosoni, come tutta la vita si irradia verso l'esterno della nostra anima o fonte spirituale. L'autore britannico Painton Cowen, che ha dedicato la sua vita allo studio dei rosoni, si riferisce a questi come a "la chiave per la propria anima."

Le facciate della cattedrale sono il pezzo che termina il puzzle. Si adatta ai criteri del Segreto: un segreto che era sia pericoloso per la Chiesa che per la vita stessa dei massoni. Si spiega anche la brusca inversione di tendenza della Chiesa, che ha realizzato quello che i massoni stavano facendo, ma non poteva ordinare la distruzione di queste grandi cattedrali.

Hanno invece emesso un decreto per cercare di stroncare la massoneria, limitando i danni alla loro egemonia e garantire che nessuno sarebbe in grado di divulgare il Grande Segreto e rilanciare la religione universale. Questo stile del trittico, comune a molteplici culture distanti nel tempo e nello spazio e con implicazioni anche nella storia dell’arte rinascimentale e nell’esoterismo di matrice massonica va di pari passo con un’altra icona molto importante.

Le informazioni qui riportate sono emozionanti, nuove e innovative. Questa scoperta potrebbe avere un impatto straordinario e una grande importanza per l'archeologia, la storia, la religione e lo spiritualismo. Le civiltà delle piramidi e le similitudini tra le loro religioni, l'arte e l'architettura, non sono valori anomali non significativi che apparivano attraverso una evoluzione convergente; sono, piuttosto, parte integrante di una antica religione misterica che attraversava tempo e nello spazio: “Eredità degli Antichi Dei”.

Resterebbe da capire se e quali legami esistono tra l’elite di coloro che detengono il Grande Segreto oggi e quegli “Antichi Dei”, magari con i crani allungati, di un tempo dimenticato, o volutamente occultato dalla stessa elite.

Ringraziamenti doverosi ai ricercatori e agli autori citati nelle fonti che con il loro prezioso contributo hanno permesso la realizzazione di questa sintesi in particolar modo all’autore di ‘tycho1x4x9.blogspot.it’

Fonti:
http://tycho1x4x9.blogspot.it/2014/03/dolmen-europei-in-colombia-le.html
http://tycho1x4x9.blogspot.it/2014/04/un-dio-pagano-rappresentato-in-tutto-il.html
http://tycho1x4x9.blogspot.it/2014/05/allineamenti-preistorici-delle.html
http://tycho1x4x9.blogspot.it/2014/04/nuovo-studio-rivela-le-origini-di-crani.html
http://tycho1x4x9.blogspot.it/2014/05/lenigma-del-trittico-lantica-e-perduta.html
http://www.liutprand.it
http://eclissidelmondo.blogspot.com
http://www.luogocomune.net
http://eclissidelmondo.blogspot.it/2014/02/teschi-allungati-di-paracas-nessuna.html#more
http://www.progettoatlanticus.net/2014/03/il-segreto-dei-teschi-di-paracas.html
http://presenze-aliene.blogspot.it/2012/12/crani-allungati-2-il-cimitero-di-sonora.html
http://thegreaterpicture.com/it/skulls.html
http://www.luogocomune.net/site/modules/newbb/print.php?form=2&forum=48&topic_id=2027&post_id=174302
http://portalemisteri.altervista.org/blog/piramidi-xianyang-egizie-mesoamericane-comune-piano-ingegneristico/
http://www.ireland.com/it-it/cose-da-vedere-e-fare/attrazioni-ambiente-edificato/irlanda-storica/destinazioni/republic-of-ireland/meath/newgrange/articoli/newgrange
http://www.huffingtonpost.it/2013/08/22/cervello-emisfero-destro-o-sinistro_n_3794194.html
http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/03/24/ollantaytambo-la-citta-peruviana-costruita-dagli-ingegneri-venuti-dallo-spazio/
http://www.edicolaweb.net/am_0503s.htm
http://www.daltramontoallalba.it/civilta/machupicchu.htm
http://archiviostorico.corriere.it/2001/febbraio/23/NEWTON_via_alchemica_alla_legge_co_0_0102235616.shtml

Ricordiamo il sito dell'autore:
http://progettoatlanticus.net

E il podcast collegato
http://atlanticast.com
http://atlanticast.blogspot.it
 
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