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PIATTAFORME MEGALITICHE

13 Settembre 2014 15.07 - Di: Atlanticus

Non solo UFO / Paolo Brega :: PIATTAFORME MEGALITICHE

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 Le Basi della “Missione Terra”: trasporti, energia, comunicazioni...

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Andiamo a Persepoli, in Iran. Secondo la definizione che la Treccani offre di Persepoli sappiamo che questo è uno dei principali complessi architettonici della dinastia achemenide a nord dell'odierna Shiraz.

Fu il principale centro amministrativo della culla della civiltà persiana, e soprattutto il luogo più emblematico del potere dei ‘Re dei Re’, destinato alle cerimonie più rappresentative e alla custodia dei tesori di maggiore importanza per la dinastia.



Fondata da Dario I (518 a.C.), fu ampliata dai suoi successori, fino ad Artaserse III (metà 4° sec. a.C.); data alle fiamme dai Macedoni, continuò comunque a essere abitata ed ebbe ancora importanza sotto i Sasanidi. I resti grandiosi dei palazzi reali, della tesoreria, delle strutture amministrative, di servizio e residenziali sorgono su una vasta terrazza rettangolare.

Ed è su questa vasta terrazza che vogliamo soffermarci oggi. Infatti non tutti sanno che questa terrazza, questa piattaforma, sulla quale appunto sorgevano i gloriosi edifici dell’impero persiano, è formata da una serie di enormi blocchi di pietra di dimensioni veramente ciclopiche.

Pensate che a Persepoli si osservano blocchi di dimensioni molto maggiori rispetto a quelli utilizzati per esempio nell’edificazione della grande piramide di Giza in Egitto.

Tra questi edifici (la porta delle nazioni, la sala del trono, il palazzo di Dario) il più importante e anche quello sui cui puntare la lente è l’adapana di cui oggi sono rimaste in piedi soltanto 13 delle 72 colonne che lo formavano. E sappiamo come il numero 72 sia strettamente legato al ciclo della precessione degli equinozi e quindi più in generale a quel culto solare astronomico che secondo noi rappresentava il corpus mistico-spirituale dell’antica civiltà prediluviana.



Abbiamo visto che la Treccani attribuisce la costruzione della cittadella a Dario a cavallo tra il V e il VI sec. a. C., ma, come giustamente osserva l’autore di un articolo pubblicato sul sito “Civiltà antiche e antichi misteri” come possiamo essere sicuri che Dario I costruì ANCHE la piattaforma megalitica?

Sappiamo che le datazioni al C14 relativamente alle pietre non possono essere fatte. Questo metodo funziona solo sui resti organici, per cui la datazione delle rocce viene fatta spesse volte in funzione della datazione dei resti organici ritrovati in zona. Ergo se per esempio un sito fosse stato utilizzato successivamente, anche di secoli o millenni come “fossa comune” la datazione sarebbe condizionata dal periodo di realizzazione di tale fossa.

Per capirci meglio: se tra 5000 anni datassero con il C14 il sito del tempio di Segesta in Sicilia e per sbaglio utilizzassero i campioni organici dei picnic dei visitatori contemporanei del sito daterebbero Segesta al 2014... Ovviamente questo è solo un esempio, non è proprio così, ma spero che questo possa rendere l’idea dei limiti della metodologia di datazione più comunemente utilizzata quando ci si riferisce a siti megalitici.   

Allora... A questo punto... Non è che magari Dario si limitò a costruire gli edifici politici e di culto dell’impero persiano sopra una solida piattaforma già esistente? Riciclando un sito quindi costruito da altri prima di lui, magari persino di qualche millennio?!

Non sarebbe nemmeno la prima volta... I Romani costruirono a Baalbek i loro templi sopra una piattaforma megalitica abbandonata da precedenti culture. La piattaforma sopra la quale sono stati posti i templi è rialzata di nove metri, formata da blocchi fino a nove metri di lunghezza e due di spessore, larghi due. Nessuno ne ha mai calcolata la quantità occorsa, ma si stima superi sicuramente la cubatura della Grande Piramide.

Anche a Gerusalemme non abbiamo notizie certe riguardo l'origine della piattaforma che nel corso della storia ha ospitato, prima il tempio di Re Salomone, poi il tempio di Erode, ed oggi è la sede della Cupola della roccia e del muro del pianto.

Riguardo a Baalbek checché ne dica l’archeologia ufficiale è comunque difficile attribuire ai romani l’intera costruzione dato che, solitamente, nella loro architettura (basta osservare gli edifici di epoca romana) venivano utilizzate pietre più piccole; e altrettanto non vi sono testimonianze di civiltà in possesso di tecnologie idonee ad erigere le pietre colossali che si ammirano nella piattaforma di Baalbek.

Stiamo parlando di un piedistallo che si eleva di ben tredici metri rispetto al terreno dove il lato occidentale è stato eretto con lastroni squadrati di nove metri e mezzo, alti quattro e spessi tre e mezzo; ognuno del peso di circa 500 tonnellate.

Le tre pietre più grandi sono conosciute come "Triliton", o " La Meraviglia delle Tre Pietre"; le loro dimensioni sono veramente esagerate, di diciotto o venti metri, e il loro peso di mille tonnellate.

Nonostante queste esagerate e ciclopiche proporzioni non hanno ostacolato il loro posizionamento millimetrico. Tutte queste pietre sembrano essere state estratte tutte da una cava vicina, dove ne possiamo ammirare ancora una, conosciuta come la "pietra del Sud", la quale misura ventuno metri di lunghezza, dieci di altezza e ha uno spessore di quattro metri e mezzo; sembra raggiungere il ragguardevole peso di 1200 tonnellate.

Essa è tuttora attaccata alla vena madre come se a un certo punto i lavori di estrazione si fossero interrotti di colpo.



Visto che le considerazioni dell’archeologia ufficiale al riguardo personalmente non mi soddisfano e anzi lasciano più dubbi che altro, mi sorgono spontanee alcune domande sorgono allora spontanee.

1) QUANDO furono costruite?
2) CHI le costruì
3) COME furono costruite?
4) A COSA servivano?

Sembra abbastanza scontato che a nostro parere queste ciclopiche piattaforme, così come molti altri siti megalitici ritrovati nel mondo, possano essere i resti di complessi architettonici risalenti a decine di migliaia di anni fa costruiti quindi da civiltà antidiluviane dimenticate dalla storia.

Relativamente al CHI ci sono alcuni particolari indizi che offrono alcune possibili soluzioni. Il nome ebraico di Baalbek è "Beth-Shemesh", ovvero la "Casa di Shamash", nome semitico del dio sumero Utu, capo degli astronauti, al quale si attribuisce un ruolo importante nel disegno e nella costruzione, sia dell’oracolo libanese che dell’Arca del diluvio.

Fra le molte leggende che riguardano l’edificazione di Baalbek osserviamo quella maronita, che vede in Caino, figlio di Adamo, il suo costruttore durante un attacco di pazzia. Un altro mito, il più significativo a mio avviso, attribuisce l’edificazione del sito a demoni (io preferisco il termine “Angeli Caduti”, Azazel, Belial, Dagon, Moloch e appunto... BAAL) e “giganti”, “giganti” protagonisti della costruzione di Baalbek anche per arabi ed ebrei i quali credono che l’intero sito sia opera di Nimrod. Nimrod che dopo il diluvio avrebbe inviato dei giganti a costruire la fortezza di Baalbek, così chiamata in onore a Baal, Dio dei Moabiti, adoratori del sole.

Il riferimento agli angeli caduti non è casuale.

C’è un popolo a cavallo tra gli altopiani turchi e quelli iranici che è avvolto dal mistero e che sopravvive ancora oggi: è il piccolo popolo degli Yezidi. Fu George Gurdieff nel suo “Incontri con uomini straordinari” a testimoniare per primo agli occidentali qualcosa sulla sua religione misteriosa. Misteri come la paura degli yazidi di trovarsi chiusi dentro un cerchio disegnato per terra, come la loro religione che esisteva già prima del tempo di Abramo.

Attualmente esistono quasi 500.000 Yazidi nel mondo. Principalmente nell’area curda dell’Iraq. Il loro centro spirituale è Lalish, a nord di Mosul, ma si trovano anche in Armenia, in Georgia, in Turchia, Siria. In Europa, la Germania conta oggi la comunità più grande con oltre 30.000 persone.


Guardando la mappa del Kurdistan possiamo osservare che questa area include Gobekli Tepe, il Monte Ararat e quegli altopiani turco/iranici dove, in teoria, la civiltà rinacque dopo il Diluvio Universale biblico

Al di là di tutte le speculazioni che ci sono state su questo popolo e sui tantissimi tentativi di screditarli, nella realtà di loro si sa ancora poco. I loro testi sacri non sono reperibili, le loro radici e tradizioni risalgono a oltre 4000 anni fa, il loro retaggio culturale eredita tradizioni di origine antico mesopotamica, sui culti di Ahura-Mazda, sulla religione dei Parsi e sul Zoroastrismo, condensa nella propria tradizione elementi di giudaismo cabalistico, di cristianesimo mazdeo e nestoriano e infine di misticismo islamico, con una forte influenza sufi.


Il simbolo originale di Melek Taus include simbologia cuneiforme ereditata dall’epoca sassanide.

Ma perché sono cosi importanti?

In questo popolo c’è qualcosa di decisamente fuori dagli schemi che la storia testimonia: il culto arcaico degli angeli.

Oggi si parla di yazdismo soprattutto rispetto all’Islam, in quanto minoranza, religiosa ed anche etnica, in quanto rientra nel cosidetto ambito culturale curdo. Sotto l’impero ottomano vennero perseguitati crudelmente, e solo pochi anni fa Saddam non fu da meno, motivi per i quali il popolo Yazida è molto cauto nel divulgare il proprio retaggio culturale. Inoltre,   grazie anche al maestro ʿAdi, (Adi Ibn Mustafà) che nel 1162 riformò lo Yazdismo introducendo elementi islamici, la comunità yazida trova un suo equilibrio con il contesto religioso culturale che lo circonda.

Tuttavia la loro tradizione spirituale è molto più antica e risale indietro di molti millenni. I Dasin – come essi si chiamano – affermano di essere gli unici veri discendenti di Adamo, celebrano profeti come Noè, Sem, ma anche Enoch e tra le pochissime scritture sacre, annoverano il Libro della Rivelazione, il Libro dell’Illuminazione e il misterioso Libro Nero (della Creazione), che viene conservato in segreto e di cui non si ha traduzioni.

Attualmente le comunità Yazide sono molto frammentate, ma conservano un ordinamento sociale tutto loro, molto simile a quello delle confraternite Sufi: si suddivide infatti tra laici (detti murīdān, che significa “aspiranti“) e iniziati, con varie categorie di diaconi e di inservienti, tra cui cantori (“Qawwāl”), danzatori (“Kočiak”) e confraternite di “faqīr” (chiamati anche “teste nere“).

Il termine, Yazid, in lingua pahlavi “Yazd”, significa “angelo”, mentre “Yezidi” significa “coloro che pregano gli angeli”. Nella loro spiritualità si tratta sia di demoni, che di angeli. Forse è un influsso dello Zorastrismo, il cui messaggio di fondo poggia sui concetti del bene e del male.


Raffigurazione sumerica (secolo XX a. C.) di Inanna dea della Luna e una delle sette divinità sumeriche. Emblematica la raffigurazione dell’entità alata di fronte a un uccello.

Nella tradizione delle religioni questa degli Yazidi potrebbe entrare all’interno del contesto della religione Mandaica (comunemente ritenuta anche questa una delle più antiche religioni monoteiste esistenti) se non fosse per il fatto che la principale entità venerata dagli Yazidi è Melek Tāūs, un angelo dalle sembianze di un pavone.

La figura di questo Melek Taus/angelo-pavone, è antichissima. Il culto si fonda sulla credenza di un dio primordiale, la cui azione è terminata con la creazione dell’universo. Melek Tāūs, invece, è un’entità divina attiva: funge da demiurgo. La sua funzione raccoglie in sé una valenza dualistica: la capacità di essere il fuoco della luce, come il fuoco che brucia – bene e male nella medesima espressione. In tal modo gli Yezidi spiegano come l’essere umano – avendo in sé le due medesime forze, porti con sé anche una piccola scintilla di Melek Tāūs.


Il Mausoleo dello Shaykh ‘Adī ibn Musāfir a Lalish, dove morì nel 1163, è meta di pelleggrinaggio degli Yazidi che lo considerano l’incarnazione di Malak Ta’us.

Gli Yezidi credono che da Dio giungano sia le forze del bene, che quelle malvage, e che l’uomo deve usare la sua mente per scegliere il giusto, come fece Melek Taus. Questa visione dell’uomo – rispetto alle religioni monoteistiche dominanti – si fonda quindi sulla sua possibilità di scelta individuale, probabilmente uno dei motivi per il quale il popolo Yazida venne   perseguito.

Pertanto la vita di ogni Yezida su questo mondo è considerata una prova, paragonabile a quella di Melek Taus, che venne ricompensato da Dio, perché quando ricevette il comando (insieme agli altri 7 angeli della creazione) di pregare per Adamo, egli si rifiuta per non andare contro l’ordine precedentemente ricevuto di pregare solo per il suo Dio, che lo creò dalla sua luce. Ed è in questa scelta che si distingue Melek Taus: mentre gli altri sette angeli pregano anche per Adamo, solo Melek Taus non lo fa, motivo per cui Melek Taus diventa il rappresentante di Dio sulla terra, come dicono gli Yezidi.

Questo aspetto di “purezza dell’intenzione” è un valore che si riflette in molte usanze Yazide, come l’utilizzo simbolico di vesti bianche che caratterizzano gli iniziati al culto e comunque molti degli adepti nelle loro funzioni spirituali.

Secondo gli Yazidi le malattie nella vita dipendono da una visione del mondo che ha una relazione distonica con il divino (Dio – le azioni – l’anima).
Fino a oggi gli Yezidi tradizionali credono che la malattia sia la conseguenza di un peccato. Nel caso di malattia essi vanno da un indovino, il “Kocek“. Essi gli raccontano la loro sofferenza e dopo una riflessione di alcune ore o una notte, in cui l’indovino sogna l’ammalato, egli può dirgli a quale santo rivolgersi attraverso l’applicazione della terra sacra di Lailish.

Alcuni di questi santi-entità sono: Sheikh-Mus e Sheikh-Hassan per quanto riguarda i polmoni e le malattie reumatiche, l’arcangelo Gabriel (Izraiel) per le malattie dell’anima, le entità Baba-Deen e Ama-Deen per i dolori al ventre, l’angelo Hagial per le malattie neurotiche, l’entità Sherf-Al Deen per le malattie della pelle.


La bandiera degli Yazidi

Il popolo Yazida non ha mai smesso di tramandare la propria tradizione religiosa, una tradizione spesso accusata e perseguita, forse perché ancora l’unica a tramandare un rapporto diretto dell’essere umano con la dimensione angelica.

Una tradizione tuttavia che gli Yazidi conservano – in modo sempre cauto e discreto – e che ha loro assicurato la sopravvivenza nei millenni. Qualcosa che pone lo Yezida decisamente fuori dagli schemi di far dipendere la sua vita spirituale da altri.

E se gli Yazidi fossero da considerare come gli ultimi custodi dell'eredità degli antichi dei, appartenenti a un ceppo genotipico ben specifico che affonda le proprie radici nel periodo subito immediatamente dopo il Diluvio?

Non va dimenticato di evidenziare infatti che molte popolazioni degli altopiani caucasici, curdi compresi, presentano quelle caratteristiche proprie della regalità di un tempo perduto: capelli chiari e occhi azzurri. D’altronde, come abbiamo visto in molte altre occasioni nell’ambito delle ricerche del Progetto Atlanticus sappiamo che il fenotipo “occhio azzurro” compare per la prima volta proprio nei dintorni del Mar Nero dopo la presunta inondazione che potrebbe essere stata raccontata nei miti antichi come “Diluvio”.

Già. Ma di quale Diluvio? Siamo certi che lo stesso “Diluvio” che mise fine alla civiltà di Atlantide sia contemporaneamente anche quello che contraddistinse l’area del bacino del Mar Nero?

Io credo, ma ne parleremo in un futuro articolo, che bisogni considerare ragionevole prevedere due momenti ben distinti quali spartiacque della storia misteriosa che andiamo a indagare.

Il primo, avvenuto dodicimila anni fa circa, coincidente alla fine della glaciazione di Wurm, che distrusse quella civiltà urbana globale avanzata che siamo soliti ricordare con il nome di Atlantide.

Il secondo, avvenuto alcune migliaia di anni dopo, che coinvolse quelle civiltà post-atlantidee della zona del Mar Nero e che diede il via alla cosiddetta ‘diaspora’ dell’occhio azzurro e degli indo-europei in giro per il mondo, facendoli entrare in contatto (e in conflitto) con le popolazioni semite dell’asia minore.

Quell’occhio azzurro che poteva essere anche una specifica caratteristica di Nimrod. Secondo la Genesi 10,8-12, egli era infatti figlio di Kus (Cush) o Etiopia, figlio di Cam, figlio di Noè, di cui sappiamo le peculiarità del suo aspetto fin dalla sua nascita grazie alle descrizioni offerte da Enoch. Il che rende il patriarca annoverabile di diritto tra i “Nephilim”, così come la sua discendenza diretta fino a Nimrod e oltre.

Nimrod era inoltre grande cacciatore e fu il primo fra gli uomini a costituire un potente regno. Il nucleo iniziale del regno fu Babele, insieme ad alcune altre città, ma poi si spostò ad Assur dove fondò Ninive. In seguito si sposò con la propria madre Semiramide, la quale dopo la sua morte dichiarò che egli era diventato il dio sole Baal. Secondo alcuni ebrei Nimrod venne ucciso da Esaù.

La Genesi non fa altri riferimenti a Nimrod, ma forse il fatto che il suo regno fosse inizialmente attorno a Babele e probabili notizie riferite da fonti andate perdute hanno contribuito ad attestare la tradizione che gli attribuisce l'idea di costruire la torre di Babele.

D'altronde secondo il racconto biblico di Genesi capitolo 10, il regno di Nimrod includeva le città di Babele, Erec, Accad e Calne, città del Paese del Sinar. La tradizione ebraica giunge alla conclusione che probabilmente fu sotto la direttiva di Nimrod che ebbe inizio Babele e la sua torre. Lo scrittore ebraico Giuseppe Flavio.

Tornando a Baalbek e in generale agli altri siti megalitici. Sul COME siano stati edificati possiamo ovviamente solo fare delle ipotesi, delle congetture... andando a ripescare tra le ricerche portate avanti dal Progetto Atlanticus e presentate anche in occasione della prima serie del podcast possiamo pensare a due tecnologie perdute principali:

- Levitazione sonica
- Shamir

Molti popoli raccontano di un periodo in cui i loro avi erano in grado, con la sola forza del suono, di spostare enormi massi. Beh... oggi questo non è più solo un mito...

Da un articolo pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica “Le Scienze” Sfruttando la pressione generata dalle onde sonore, è possibile manipolare porzioni microscopiche di numerosi oggetti sia solidi sia liquidi senza un contatto meccanico. Lo ha dimostrato un dispositivo sviluppato al Politecnico di Zurigo, in grado di modulare il campo di levitazione sia nel tempo sia nello spazio, garantendo la possibilità di trasportare e manipolare diversi oggetti simultaneamente.

Ovvero un nuovo metodo per la levitazione acustica descritto sulle pagine della rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Daniele Foresti e colleghi, del dipartimento d'Ingegneria meccanica del Politecnico di Zurigo, garantisce un preciso controllo del movimento e una notevole versatilità di utilizzo.

Non è forse questo un ottimo esempio di punto di contatto tra i ricercatori scientifici e i ricercatori ‘borderline’? Io sono convinto che se questi due mondi, quello della ricerca scientifica e quello definito, in modo denigratorio, “pseudoscienza” facessero entrambi un passo indietro, un atto di umiltà, per ripartire non più come ‘nemici’, ma come ‘pari livello’, la ricerca tutta ne gioverebbe.

Arrivando infine al PERCHE’ queste piattaforme siano state costruite...

Qui mi tocca richiamare in causa un autore che molti mi accusano di abusare... Il caro Sitchin. Le strane coincidenze, rilevate da Sitchin nel triangolare le Piramidi, L’Ararat, il Monte Santa Caterina, le perfezioni geometriche, non casuali, evidenziano tali punti come riferimenti nel definire i così detti "Corridoi di Volo" degli esseri che lo scrittore indica provenienti dal pianeta Nibiru conosciuto dai Sumeri.

Baalbek diviene così il centro di uno di questi corridoi che utilizzava, come riferimento, il Monte Santa Caterina situato, tra l’altro, sulla stessa linea dell’Ararat che, con il Monte Umm Shumar, formava un "corridoio" più lungo.

A Baalbek si conservava inoltre una "pietra dello splendore", ossia un "Omphalos", la pietra conica che "sussurrava messaggi incomprensibili all’uomo", che "lanciava le parole", il dispositivo che Baal voleva installare sulla Vetta di Zafron, altro nome con il quale si indicava, appunto, Baalbek. L’incrocio delle strade di Ishtar, il luogo da cui si poteva tenere uniti cielo e terra, uno dei luoghi "dell’atterraggio". Il punto ove nell’epopea di Gilgamesh si situa la "Foresta dei Cedri".

La pietra conica ricorda il Dur.An.Ki., "il legame fra cielo e terra", controllato dal dio Enlil in un luogo detto Ki.Ur descritto come "un’altissima colonna che si perdeva nelle nuvole" e posto su di un piazzale che non poteva essere "scosso o ribaltato" e serviva al Dio "per pronunziare parole rivolte verso i cieli". Tale descrizione lo presenta a noi come un mezzo usato per le telecomunicazioni.


L’origine delle pietre coniche sembra si debba ricercare in Egitto e non solo perché "conica" era la "Camera Celeste" (il Ben-ben) con la quale il Dio scese in Terra.

Erodoto parla di un essere immortale che gli Egizi veneravano ed il cui culto risaliva ai tempi dei Fenici: "Nella Fenicia esiste un tempio grande e bello a lui dedicato. Nel tempio si trovano due colonne, una d’oro puro, l’altra di smeraldo, che di notte s’illuminano di splendore". La pietra lucente e brillante dei sumeri, il Na.Ba.R. Zecharia Sitchin annota che l’oro è il migliore conduttore elettrico e lo smeraldo la pietra ottimale per gli impianti laser; in grado di emettere un irreale bagliore.

Ulteriore collegamento lo si trova negli scritti dello storico Macrobio, che parlano di un oggetto dedicato al sole, portato dalla terra del Nilo (l’Egitto) a Baalbek; una pietra magica e sacra dalla forma conica.

Tutto questo mi porta a concludere che queste antiche piattaforme megalitiche corrispondessero a “basi”, basi di lancio, di partenza di velivoli antidiluviani, sia di trasporto che a scopo bellico, i quali collegavano le varie regioni della Missione Terra Anunnaka, fin dall’arrivo degli Anunnaki sulla Terra, da Nibiru o da Marte che sia stato.

Basi che ovviamente necessitavano anche di strumenti di comunicazione sofisticati, rappresentati dall’Omphalos e dalla descrizione che ne viene fatta.
Ma non solo. Alcune teorie, che mi sento di poter condividere, ipotizzano che tali piattaforme potessero servire anche per sostenere le torri “Zed”, le quali potevano essere a tutti gli effetti l’equivalente delle “Wardenclyffe Tower” di Nikola Tesla.

Nota anche come Torre di Tesla, la Wardenclyffe Tower fu una delle prime torri aeree per la trasmissione senza fili. Venne progettata da Nikola Tesla e destinata alla telefonia commerciale senza fili attraverso l'Atlantico, alla radiodiffusione e alla dimostrazione pratica del trasferimento di energia senza fili. La struttura non fu mai completamente operativa e la torre venne demolita nel 1917.



Se questo fosse vero andrebbe compreso il motivo del perché tale potente strumento tecnologico venne nascosto (oppure messo al sicuro) all’interno della Grande Piramide, perlomeno secondo quanto sostenuto da Mario Pincherle nel suo libro "La Grande Piramide e lo Zed”.

Come riporta Piergiorgio Lepori in un articolo riportato su Edicolaweb.net secondo Pincherle quest'ultima altro non è se non un involucro. Un enorme nascondiglio in cui, vero tesoro, è nascosto lo Zed con il suo carico di mistero spirituale e scientifico.

Al di là dell'interpretazione di Pincherle di totale rottura con i canoni storico-scientifici, lo spirito con cui il testo è stato scritto rispetta i dettami della scienza ufficiale e positiva, ovvero il metodo empirico e il metodo dell'osservazione come ad esempio la riproduzione in laboratorio delle tecniche di trasporto dei blocchi granitici interni alla piramide.

Le ipotesi fatte sono suffragate da forti prove tecniche e storiche, nonché da insospettabili e poco pubblicizzati ritrovamenti archeologici. Chiaramente si arriva ad una conclusione, al momento, indimostrabile; eppure nella piramide di Khufu mai nessuno è stato sepolto, tanto per fare un esempio, cosa confermata anche da antichi manoscritti in cui i primi predatori arabi, entrando nella piramide, la trovarono così com'è ora.

Se riflettiamo inoltre sul nome occidentalizzato di Cheope (Khufu) e che etimologicamente significa "sarcofago", le conclusioni non sono poi così affrettate o fuori luogo: la Piramide come sarcofago dello Zed ed il sarcofago di pietra contenuto nella Camera del Re, realizzato con le misure del cubito reale, proprio come l'arca dell'Alleanza.



Dunque la camera del Re fa parte di una struttura composta da elementi granitici che nell'insieme è chiamata Zed. In particolare interessa la disposizione della parte superiore a questa camera, perché è costituita da cinque ranghi di travi disposte una accanto all'altra e ognuna, pesa poco più di 70 tonnellate.

Dunque, sappiamo che il granito è composto in gran parte di quarzo, che è piezoelettrico, un particolare fenomeno elettromeccanico. Ossia quando questo materiale è sollecitato da forte pressione, o comunque quando vibra, per esempio in seguito a una percossa, compaiono delle cariche elettriche sulla superficie.



Il passo è breve, a ragione di ciò, per intravedere nell'enorme apparato dello Zed una batteria di produzione di energia elettrica.



Il che trasforma il complesso piramidale di Giza, ma potenzialmente anche le piattaforme megalitiche oggetto del presente articolo, come centri di produzione di energia destinata ad alimentare la tecnologia antidiluviana di quelle civiltà governate, come dicono gli antichi testi, dagli “dei”...

Questo consentirebbe anche di ipotizzare il perché siano scomparsi, forse demoliti prima dell’arrivo del Diluvio, o immediatamente dopo, onde evitare che l’umanità selvaggia riportata allo stato brado dall’immane catastrofe entrasse in possesso di particolari tecnologie senza essere assolutamente in grado di gestirle, con tutti i rischi annessi e connessi al caso specifico.

Forse un tempo queste torri Zed svettavano nel cielo, appoggiate su piattaforme megalitiche come quella di Persepoli, andando a formare una rete energetica wi-fi come quella immaginata da Tesla destinata a fornire energia alle strutture della “Missione Terra” degli Anunnaki già centinaia di migliaia di anni fa e poi successivamente utilizzate dalle nazioni antidiluviane collegate al mito di “Atlantide”, almeno per come Progetto Atlanticus concepisce la civiltà atlantidea.

Ad ogni modo tutto sembra essere andato distrutto. Distrutto, pensiamo noi, dalla paura del Player A, giusto per tornare a utilizzare la chiave di lettura metaforica della “Scacchiera” raccontata nelle pagine di articoli e pubblicazioni del Progetto Atlanticus.

Distrutto da quel Player A che temeva l’immaturità del genere umano e il comportamento distruttivo e pertanto indegno di entrare in possesso di tecnologie e saperi derivanti dall’antico splendore antidiluviano.
Davvero vi sentireste di dargli torto?

Fonti:
http://civiltaanticheantichimisteri.blogspot.it/2014/08/la-terrazza-di-persepoli.html
http://favoladellabotte.blogspot.it/2011/01/persepoli-la-citta-segreta-e-superba_26.html
http://favoladellabotte.blogspot.it/2011/01/persepoli-la-citta-segreta-e-superba.html
http://www.treccani.it/enciclopedia/persepoli/
http://www.edicolaweb.net/edic070a.htm
http://www.croponline.org/levitazionesonica.htm
http://www.lescienze.it/news/2013/07/17/news/levitazione_acustica_controllo_oggetti-1745459/
G. Furlani, Testi religiosi dei Yezidi, Bologna 1930
M. Guidi, in Origine dei Yezidi e storia religiosa dell’Islam e del dualismo,
Nuove ricerche sui Yezidi, in Riv. d. studi orientali, XIII, 1932;
The Yazidis, past and present, di Isma’il Beg Chol, a cura di C. K. Zurayk, Beirut 1934
Abbas Azzaoui, Histoire des Yézidi, Bagdad 1935
http://sonoconte.over-blog.it/article-gli-yazidi-e-il-culto-degli-angeli-124435095.html
http://www.nikolateslaitalia.com/wardenclyffe-tower.html
M.Pincherle “La Grande Piramide e lo Zed”, Macroedizioni
http://www.edicolaweb.net/arti031a.htm
http://www.tanogabo.it/PARABOLA_PIRAMIDE.htm

Ricordiamo il sito dell'autore
http://progettoatlanticus.net

e il podcast (Atlanticast) collegato
http://atlanticast.com
 
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