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L’Allen Telescope Array a caccia di civiltà intelligenti

21 Dicembre 2009 07.57 - Di: DigDug - Fonte: astronomicamentis

Non solo UFO / Astronomia e scienza :: L’Allen Telescope Array a caccia di civiltà intelligenti

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 Ad Hat Creek, in California, si procede con la costruzione di un gigantesco insieme di radiotelescopi che serviranno per studiare fenomeni naturali e non nell'Universo

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Quando sarà completato, l'Allen Telescope Array (ATA)   consisterà di 350 antenne, ciascuna avente un diametro di circa 6 metri.

Utilizzando il metodo dell'interferometria , i radioastronomi saranno in grado di simulare un gigantesco radiotelescopio   che permetterà di mappare vaste regioni dello spazio. ATA permetterà di esplorare processi astrofisici del tutto nuovi come il cannibalismo tra buchi-neri, il fenomeno delle galassie scure, cioè prive di stelle, e naturalmente sarà utilizzato per la ricerca di segnali radio intelligenti di origine extraterrestre.   

Il radiotelescopio ATA, così chiamato grazie a Paul G. Allen   che ha finanziato il progetto per $25 milioni di dollari, è un programma scientifico che vede la collaborazione del Radio Astronomy Laboratory   dell'Università della California, a Berkeley, e l'Istituto Seti . "Se trovano qualcosa, il primo ad essere avvisato sarò io anche se finora il telefono non è mai squillato", ha dichiarato in una intervista Paul Allen che si descrive come un ragazzo degli anni '50, l'età d'oro dell'esplorazione spaziale e della fantascienza. Il suo interesse è nato circa 15 anni fa dopo avere avuto una conversazione con Carl Sagan . Quando si esaminò l'idea di costruire un sistema di radiotelescopi utilizzando il metodo delle antenne paraboliche satellitari combinato con una tecnologia innovativa per l'elaborazione dei segnali, Allen fu alquanto intrigato.

Una volta completato, anche se ci vorrà ancora qualche anno e almeno $40 milioni di dollari in più secondo Leo Blitz   del Radio Astronomy Laboratory, ATA sarà utilizzato non solo per fare Scienza ma anche per sperimentare, per così dire, un altro insieme di radiotelescopi, noto come Square Kilometer Array (SKA) , che simulerà un radiotelescopio con un'area equivalente di circa un chilometro quadrato e che sarà costruito o in Sud Africa o in Australia nei prossimi 10 o 20 anni. Inoltre, uno dei vantaggi di ATA sarà quello di eseguire una mappa dell'intero cielo in un giorno e ripetere le osservazioni il giorno successivo, e così via, cosa che non è stato possibile fare in precedenza.

La ricerca di segnali radio intelligenti di origine extraterrestre è rimasta in vita, per così dire, grazie al finanziamento e la volontà di gente comune, professionisti, appassionati, una volta che il congresso americano cancellò, nel 1993, il programma che doveva essere sponsorizzato dalla NASA. L'Istituto Seti, che aveva inizialmente lo scopo di condurre ricerca su stelle vicine, andò avanti grazie ai fondi della Silicon Valley con il Progetto Phoenix   che utilizzava i radiotelescopi esistenti. Il progetto Phoenix è terminato nel 2004 e ha esplorato circa 750 stelle. Se può sembrare tanto, in realtà è niente se paragonato al numero di stelle che sono presenti nella nostra Galassia. Di fatto, si stimano almeno 200 miliardi di stelle con una frazione significativa che si ritiene contenga sistemi planetari. Le stime sulla presenza di eventuali civiltà intelligenti vanno da circa 1, o niente, fino a qualche milione. Seth Shostak , dell'Istituto Seti, ha calcolato che ATA sarà in grado di ricevere segnali da stelle distanti 500 anni-luce, un pò di più rispetto a ciò che attualmente può fare il radiotelescopio di Arecibo , l'antenna più grande del mondo che ha un diametro di circa 300 metri, situata in Portorico, e questo vorrà dire analizzare milioni di stelle.

Insomma, qualcuno là fuori dovrà pure trasmettere, per qualche motivo alieno, è il caso di dire, e con ogni probabilità alcuni   segnali radio saranno sicuramente diretti verso la Terra. Non solo, ma forse qualche civiltà intelligente sarà anche in grado di capire che sul nostro pianeta c'è stata vita analizzando la presenza di ossigeno nell'atmosfera terrestre che dura ormai da circa qualche miliardo di anni.
 
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