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Marte: requiem per il robot "Spirit"? No, seconda vita!

22 Febbraio 2010 06.44 - Di: DigDug - Fonte: La Stampa

Non solo UFO / Astronomia e scienza :: Marte: requiem per il robot "Spirit"? No, seconda vita!

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 La sonda Spirit continuerà a svolgere il suo compito anche se è ormai per sempre impantanata nel terreno su Marte

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di PIERO BIANUCCI

La luce color rubino di Marte splende ancora alta nel cielo a notte fonda, a Est di Castore e Polluce, le stelle dei Gemelli. Ma ormai Marte si allontana, ogni sera perde un po’ del suo splendore, che è stato massimo negli ultimi giorni di gennaio, quando il pianeta è transitato all’opposizione, cioè si è trovato allineato con il Sole e con la Terra.

Non è stata una opposizione favorevole: il diametro del pianeta ha raggiunto i 14 secondi d’arco, 10 di meno della grande opposizione del 2003. Al telescopio si è visto poco: la calotta polare nord e le strutture maggiori, come la Grande Syrte. Suggestivo però, mentre si scrutava il dischetto rossastro, era pensare che su quel pianeta sono scesi con successo sei robot (i due Viking, Pathfinder, Spirit, Opportunity e Phoenix, tutti della Nasa) e che anche adesso orbitano intorno ad esso satelliti che si inviano eccezionali immagini della sua superficie.

“Spirit”, “Opportunity” e “Phoenix” sono i robot più recenti.

Partito nel 2003 e arrivato su Marte nel gennaio 2004, “Spirit” è stato dichiarato ufficialmente estinto il 26 gennaio 2010 dopo cinque anni di attività gloriosa: la commemorazione è apparsa su “Nature” del 4 febbraio scorso. La sabbia marziana gli ha tolto le ultime energie velando i suoi pannelli fotovoltaici. Sceso nel cratere Gusev, complessivamente ha percorso sul suolo marziano 7.730 metri, imbattendosi, tra l’altro, anche in due meteoriti. Nel 2006 aveva tagliato in piena efficienza il traguardo di mille “sol” (la giornata marziana, pari a 24 ore e 40 minuti). Danneggiato dalla polvere desertica, nell’aprile 2009 la Nasa per due volte aveva cercato di rianimarlo ricaricando il programma del suo computer. Invano. “Spirit” ha così lasciato solo il robot gemello “Opportunity”, ancora attivo presso il cratere Conception.

Non è però del tutto giusto considerare “Spirit” come un robot cadavere. “Spirit” non è più in grado di muoversi, ma potrà essere utile come laboratorio fisso sfruttando ogni residuo di energia che i pannelli solari produrranno per far funzionare i suoi strumenti e trasmettere i dati. E’ quindi iniziata, in un certo senso, una seconda vita sedentaria di “Spirit”. Nel suo stato di immobilità forzata, continuerà le ricerche: “Ci sono cose che possiamo studiare solo con un veicolo stazionario e che avevamo dovuto abbandonare per tutto il tempo in cui il rover si è mosso su Marte – dice Steve Squyres, della Cornell University – La mobilità perduta non significa che la missione debba per forza finire; contiamo di studiare il suolo intorno al rover e la struttura interna di Marte per capire se abbia un nucleo liquido o solido”.

Altra storia di una epica agonia. Tra il 19 e il 20 gennaio, poco prima dell’opposizione, il Mars Odissey Orbiter ho compiuto 11 sorvoli del polo Nord marziano cercando di captare qualche segnale di “Phoenix”, sceso in quella regione il 25 maggio 2008. Silenzio, soltanto silenzio. “Odissey” proverà ancora ad ascoltare eventuali messaggi radio di “Phoenix” in marzo, poi bisognerà rassegnarsi. D’altra parte il robot ha fatto più di quanto la Nasa si aspettasse, rimanendo in funzione per due mesi oltre i tre programmati. Se fosse ancora “vivo” sarebbe davvero un fenomeno degno dell’“araba fenice”, l’uccello favoloso che secondo il mito rinasceva dalle proprie ceneri.

Concepito nel 2003 dal Lunar and Planetary Laboratory all’Università dell’Arizona e dal Jpl insieme con l’agenzia spaziale canadese, “Phoenix” è partito il 4 agosto 2007 da Cape Canaveral con l’affidabilissimo razzo Delta II della Boeing. Compito difficile: scendere vicino al polo Nord di Marte, dove altre sonde avevano sempre fallito, e cercare tracce di vita microbica in una regione dove secondo i dati raccolti da “Odissey” è sicura la presenza di ghiaccio di acqua.

Dotato di un braccio per scavare e di un laboratorio per analizzare i campioni di suolo marziano estratti sotto gli strati superficiali gelati (foto), il robot Phoenix ha lavorato fino al 10 novembre 2008 alla ricerca di microrganismi attuali o anche esistiti in passato, negli ultimi 100 mila anni. I suoi strumenti ed esperimenti di “chimica umida” erano in grado di rilevare gli elementi tipici della vita, e in particolare composti di carbonio, azoto, fosforo e idrogeno. Una telecamera e “occhi” stereoscopici guidavano il braccio robotizzato. L’esperimento Tega era il più importante: consisteva nel riscaldare il materiale marziano per analizzarlo con uno spettrometro di massa. Un altro esperimento (Meca) combinava un microscopio a forza atomica con un laboratorio chimico e un test di conducibilità elettrica. Completava l’attrezzatura del robot una stazione meteorologica concepita per studiare il ciclo dell’acqua e le variazioni di pressione, temperatura e polveri nell’atmosfera artica marziana.

L’acqua liquida – che non può esistere nelle condizioni di temperatura e pressione oggi presenti su Marte – è fondamentale per la vita in quanto trasporta le sostanze chimiche fuori e dentro le cellule e in quanto le proteine e i processi biologici richiedono acqua per potersi svolgere. Inoltre l’acqua ha proprietà fisiche singolari: in particolari condizioni può rimanere liquida anche a parecchi gradi centigradi sotto lo zero, ha un’alta capacità di immagazzinare e rilasciare calore, galleggia quando gela e le sue molecole sono elettricamente polarizzate, permettendo a molecole di sale e di zucchero di entrare in soluzione nei liquidi cellulari. La speranza è che queste speciali caratteristiche permettano la vita anche in condizioni estreme come quelle di Marte.

I risultati sono comparsi su “Science” poco dopo la fine della missione. “Phoenix” ha stabilito che il suolo artico di Marte è lievemente alcalino (pH 7,7) ed è riuscito a osservare vapore acqueo. Sono stati trovati ioni di calcio, magnesio, sodio e potassio. In complesso il livello di salinità è modesto. Sorprendente è stata la scoperta di perclorato, un potente ossidante che di solito impedisce la vita ma che i batteri anaerobi a volte utilizzano per ricavare energia. Questi dati sembrano lasciare qualche speranza dal punto di vista biologico. Le analisi hanno indicato la presenza di molecole di acqua e anidride carbonica rilasciate dai minerali contenuti nei campioni di terreno durante il ciclo di riscaldamento alla massima temperatura prevista dagli esperimenti (circa 1000 °C). La stazione meteo ha osservato una nevicata scendere da nubi a forma di cirro. Insomma, un paesaggio ostile, ma che alcuni fenomeni ci rendono un po’ più familiare.

Conclusioni? Una sola è certa: per uscire dall’incertezza serviranno altre missioni. Per fortuna verso i robot spaziali l’amministrazione di Barack Obama ha manifestato grande apertura.
 
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