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Gli astronauti chiusi in gabbia per allenarsi al sogno di Marte

26 Marzo 2010 10.25 - Di: DigDug - Fonte: altrimondi.gazzetta

Non solo UFO / Astronomia e scienza :: Gli astronauti chiusi in gabbia per allenarsi al sogno di Marte

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 Il viaggio su Marte ora si prova a terra
Durerà 520 giorni: c’è anche un italiano

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di ROBERTO GIOVANNINI

Cinquecentoventi giorni sigillati dentro tubi metallici in un hangar a Mosca. Non si può uscire. L’aria è puzzolente. Si è seguiti da telecamere in ogni istante. Tra domanda e risposta in una conversazione passano 20 minuti. La fidanzata è irraggiungibile (se non vi ha già scaricato). Benvenuti su «Mars 500», la missione delle agenzie spaziali di Russia (Roskosmos) ed Europa (Esa) che prenderà il via a metà maggio. Saranno in sei – e tutti volontari, anzi volontarissimi – a partecipare a un esperimento senza precedenti: simulare l’interminabile viaggio dalla Terra verso Marte (e ritorno) all’interno di un laboratorio attrezzato quasi come un veicolo spaziale in rotta verso il Pianeta Rosso. Simulare significa che si sta dentro, punto e basta: non è che la notte si va a dormire a casa a fare la doccia. Simulare significa vivere come un astronauta, mangiare come un astronauta, lavorare come un astronauta. Ma non ci si smuove di un palmo da Mosca.

Tutta la sofferenza e l’isolamento e lo stress e la lontananza da amici, famiglie, affetti e la noia insopportabile. E neanche un briciolo di divertimento presente o di gloria futura. Alzi la mano chi vorrebbe mettersi nei panni dei quattro «candidati partecipanti» presentati ieri dall’ESA. Sono l’italo-colombiano (laureato al Politecnico di Torino) Diego Urbina, il belga Jerome Clevers, i francesi Romain Charles e Arc’hanmael Gaillard. Ingegneri qualificatissimi e sottoposti a un allenamento durissimo e a una batteria impressionante di esami per superare la selezione. Due verranno scelti per «Mars 500». Si uniranno a tre russi e un cinese (loro sì astronauti di professione) per sperimentare i problemi che dovranno affrontare un giorno i veri astronauti che andranno su Marte.

Il problema dei viaggi interplanetari, nei film, si risolve in due modi: ci si fa ibernare al momento della partenza, e si resta nel freezer per tutto il tempo necessario. Oppure si fa come il capitano Kirk di Star Trek, e si lancia l’«Enterprise» a velocità ultraluce. Purtroppo noi terrestri finora non abbiamo inventato né l’ibernazione né la propulsione materia-antimateria. E se volessimo andare su Marte e tornare tutti di un pezzo con i mezzi oggi disponibili, con i razzi a propulsione chimica ci si metterebbe un anno e mezzo. Che il Pianeta Rosso sia prima o poi la destinazione inevitabile lo dicono tutti: dall’amministratore della Nasa Charlie Bolden all’italiana che comanda il settore Volo spaziale abitato dell’Esa, Simonetta di Pippo. Tanto vale – grazie a «Mars 500» - cominciare a studiare i problemi fisici e psicologici con cui si dovrebbe confrontare l’equipaggio nel corso dei 250 giorni necessari ad arrivare, i 30 in cui l’equipaggio si divide tra chi «resta in orbita» e chi «scenderà sul suolo marziano», e i 240 giorni del viaggio di ritorno.

La struttura dell’«astronave» è a Mosca, nel celebre Istituto di Problemi Biomedici, dove nel 2009 si è svolta «Mars 105», durata tre mesi. I sei dovranno vivere in un volume di 550 metri cubi, e svolgeranno una quantità di esperimenti studiati per valutare la loro reazione all’esperienza, oltre a fare la vita di routine di un’astronauta in viaggio. Tra l’altro, considerando che Marte è lontanissimo, sarà possibile parlare per radio, ma tra la domanda e la risposta passeranno 20 minuti. Più veloce sarà dialogare per mail, ma questo significa che gli «astronauti» dovranno risolvere da soli problemi ed emergenze. Le regole sono severissime: per abbandonare «Mars 500» bisognerà avere problemi fisici o psicologici molto pesanti o situazioni che mettono a rischio la missione. «Di piccole fasi depressive – spiega Martin Zell, dell’Esa – ce ne aspettiamo una quantità». Soldi? «Pagheremo dai 55 ai 75mila euro ad ogni partecipante».

Vi chiederete: cosa spinge un giovane ad accettare la clausura? Nelle risposte dei quattro candidati naturalmente troviamo la passione per lo spazio e per la scienza. Qualcuno coltiva la speranziella di andarci davvero su Marte. Ma c’è anche il buon senso: dopo l’allenamento, la preparazione e la missione i quattro ragazzi avranno accumulato una preparazione di livello eccezionale ed esclusivo nei campi della biomedica, dell’ingegneria spaziale, dell’elettronica, del funzionamento operativo di missioni europee e russe. Non gli mancherà certo il lavoro.
 
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