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L'IDROGENO DI CHEOPE

25 Ottobre 2010 07.06 - Di: Blissenobiarella - Fonte: geoponica.myblog.it

Non solo UFO / Archeologia e storia misterica :: L'IDROGENO DI CHEOPE

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 Gli antichi egiziani disponevano di fonti energetiche biotecnologiche?
Il complesso di Giza era uno stabilimento industriale per la conversione delle biomasse?
Un'affascinante ipotesi fra scienza e simbolismo.

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L'IDROGENO DI CHEOPE



" ...Io credo che l'acqua sarà un giorno usata come combustibile poichè l'idrogeno e l'ossigeno che la costitiuiscono, usati separatamente o insieme, forniranno un inesauribile sorgente di calore e luce......."
Jules Verne: L'Isola Misteriosa


Io credo invece che l’uomo in passato abbia già sviluppato la tecnologia necessaria a separare i due gas e la piramide di Cheope non è che un esempio di impianto di biotecnologia.



Sono perfettamente consapevole che un’affermazione del genere rischia seriamente di compromettere la reputazione di qualsiasi persona razionale, ma sono disposto a correre questo rischio, anzi gradirei la collaborazione di chiunque voglia mettere in discussione le tesi che sto per esporre in modo da riuscire a togliermi questo sassolino che continua a torturarmi.

Premetto che sono un Agronomo pentito dell'agricoltura tradizionale (si intende l’agricoltura degli ultimi 50 anni) che ha cercato di approfondire alcuni aspetti contradditori di una pratica agricola ormai al collasso (vedi i post).

Durante le mie ricerche sul web mi sono   imbattuto nella miriade di pagine dedicate alla piramide di Cheope (forse la prima meraviglia del mondo) e sono rimasto letteralmente sconvolto dalla sua mole e dalle varie teorie sulla costruzione e funzione.

"La piramide di Cheope è composta da 2.300.000 pietre che pesano in media 2,5 tonnellate l’una. Se è stata costruita da 15.000 schiavi nell’arco di venti anni, questo vuol dire che i blocchi sono stati tagliati al ritmo di tre al minuto…!"

Sono stati usati dei materiali durissimi da lavorare come il granito e la diorite in modo talmente perfetto da ipotizzare l’uso di strumenti e tecniche eccezionali. Anche nell’oggetistica ritrovata ci sono gioielli in oro e pietre (vasi di diorite) lavorati con tecniche sconosciute.

Ingegneri e artigiani si sono impegnati da tempo per spiegare le diverse tecniche costruttive senza riuscire a fornirci prove convincenti, ma forse il punto debole è proprio nella valutazione del tipo di energia impiegata, cioè l'energia muscolare di schiavi e animali.

Allora di quale fonte energetica disponevano gli antichi egizi??????????

Gli egizi praticavano il culto del sole come fonte di energia e conoscevano sofisticate tecniche di coltivazione in grado di soddisfare il fabbisogno di energia alimentare.

Secondo quanto riporta Erodoto la valle del nilo veniva sommersa dalle acqua del fiume dal mese di giugno fino al mese di settembre lasciando uno strato di limo dove gli egizi seminavano cereali a ciclo invernale raccolti prima della successiva inondazione.

Dal punto di vista agronomico noi sappiamo che i cereali producono una grande quantità di biomassa non utilizzata (paglia) molto ricca di cellulosa e possiamo ipotizzare una grande frequentazione di animali (uccelli, maiali, serpenti, etc.) dopo la raccolta della coltura. Erodoto parla addirittura dell’allevamento di oche e maiali sui residui lasciati dalle coltivazioni.

Adesso immaginiamo tutta quella biomassa composta da paglia ed escrementi sommersa dall’acqua del Nilo carica di limo e la temperatura raggiunta nei mesi estivi a quella latitudine.

E’ facile supporre un processo di fermentazione anaerobica in cui una biomassa ricca di carbonio e arricchita da sostanze azotate delle deiezioni   produce biogas o “aria infiammabile di palude”.

Alessandro Volta nell’autunno del 1776 scoprì la proprietà infiammabile di questo gas studiando in un’ansa di acqua stagnante del fiume nel cremonese, in quell’epoca il fenomeno era spiegato, al pari dei fuochi fatui, con poca “scienza” e molta superstizione, addirittura c’era anche chi lo riteneva il “respiro del diavolo”.

E’ possibile secondo voi che gli egiziani che conoscevano alcune biotecnologie come la fermentazione del pane, della birra e del vino fossero così ciechi da non vedere cosa stava avvenendo sotto le acque del fiume sacro?

Innanzi tutto dobbiamo ricordare che lo sfruttamento di una fonte energetica permette lo sviluppo di tecnologie che ottimizzano la sua utilizzazione e mettono a disposizione gli strumenti e l’energia per esplorare altri sistemi energetici.

Le piramidi egizie pur rimanendo fedeli alla forma, con alcune variazione di inclinazione, hanno avuto una evoluzione rispetto ai materiali di costruzione passando da mattoni di argilla a massi di calcaree di 20 quintali dimostrando che una maggiore disponibilità energetica e tecnologica veniva investita per ottimizzare il processo produttivo.

E se il complesso di Giza non fosse altro che un impianto industriale di biotecnologie????



Noi oggi sappiamo che il biogas è una miscela di metano (65%), anidride carbonica (30%), vapore acqueo (1.9%), azoto (1,8%), idrogeno solforato (0,6), ossigeno (0.5), mercaptani (0,2%) con valori dei componenti variabili a seconda del materiale fermentescibile di partenza e le condizioni in cui avviene la fermentazione.

Le principali tecnologie per la sua utilizzazione sono indirizzate alla purificazione e lo stoccaggio:

la prima ci permette di avere il gas metano puro con piu alto potere calorifico (8.000 kcal/m3), la seconda l’immagazzinamento in volumi contenuti.

Se le piramidi non erano monumenti funerari allora potevano essere dei biodigestori dove opportune temperature e pressioni permettevano un conveniente stoccaggio del biogas.

Alcuni aspetti convalidano questa tesi:

1- La forma piramidale a base quadrata ha un alto rapporto tra la superficie esterna e il volume in modo da permettere dispersione di calore della massa.
2- Le pareti esterne erano ricoperte da calcare bianchissimo tale da riflettere i raggi solari.
3- Le pareti inclinate in modo perfetto potevano permettere un sistema di raffreddamento a film di acqua che sfruttando il calore necessario alla sua evaporazione abbassava la temperatura della massa (sistema usato in agricoltura in serre).
4- Le pareti degli ambienti interni sono di materiale diverso e in particolare granito rosso, diorite perfettamente combacianti e a tenuta stagna, quasi fatte a posta per contenere gas.
5- La piramide viene orientata con il lato dove è l’ingresso principale a nord e questa parete è anche quella che rimane sempre in ombra durante il giorno creando un gradiente termico.
6- Nell'anno 820 d.C. il Califfo Ma'mun fu il primo ad entrare nella camera del re e trova solamente un sarcofago in granito vuoto, ma racconta di aver trovato del materiale infiammabile tale da rendere l’aria interna irrespirabile. Si trattava di polvere di zolfo.
7- Ultima e forse banale osservazione è quella simbolica: noi sappiamo che la molecola di metano è composta da cinque atomi (CH4) come i cinque angoli della piramide quattro uguali alla base e uno diverso al vertice, ma la molecola di metano ha una forma spaziale piramidale con base triangolare e la molecola di carbonio al centro.

Il biodigestore anaerobico trasforma la biomassa fermentescibile in biogas e sottoprodotti che devono essere periodicamente allontanati dal processo in quanto tossici per i micoorganismi usati. Si tratta di composti molto ricchi di sostanze azotate e in base alla loro consistenza si dividono in liquami (parte liquida) e fanghi (parte solida). Di solito oggi vengono utilizzati per la concimazioni delle colture agrarie previa il controllo di alcuni elementi inquinanti come metalli pesanti o flora microbica pericolosa in quanto la maggior parte dei biodigestori è stata costruita per smaltire reflui zootecnici e urbani.

Durante la mia ricerca mi sono per caso imbattuto in questo dipinto egizio nel papiro di Heruben:



Scusate la mia ingenua interpretazione:

1 - Le due figure con la testa di serpente e felino a sinistra portano i liquami rappresentati dal serpente nero (il movimento di un liquido su una superficie piana) ad una figura femminile che rappresenta la fertilità.

2 - A destra in basso i vasi contenenti del materiale nero potrebbero rappresentare i fanghi interrati precedentemente la semina di grano rappresentato da un fascio di spighe.

3 - La donna irriga con i liquami la coltura gia nata (concimazione di copertura) rappresentata dal verde che ricopre il fascio di spighe.

4 – Le immagini superiori rappresentano la trasformazione dell’energia contenuta nei composti azotati dei reflui in frutti.

5 – Il vaso contenente fiori di loto potrebbe significare il pretrattamento dei liquami per renderli utilizzabili come fertiirigazione .

Le coincidenze aumentano con altre due considerazioni agronomiche:

1 – I cereali sono le specie vegetali coltivate che più utilizzano concimazioni azotate per la loro crescita e produzione.

2 – Alcune specie vegetali, tra cui il loto, vengono oggi utilizzate per migliorare la qualità di acque contenenti composti azotati ridotti (ammoniaca, etc.) che risultano tossiche se usate direttamente sulle colture.

Negli impianti moderni il trattamento delle acque azotate avviene in vasche di raccolta dotate di sistemi di arieggiamento della massa in modo accelerare il processo di ossidazione dei composti azotati, allora dove venivano stoccate queste acque nel complesso di Giza????????????



Si avete visto bene è proprio nella vasca che circonda la sfinge che gli antichi egizi stoccavano le acque azotate provenienti dalla fermentazione anaerobica per la produzione di biogas in attesa di un loro possibile riutilizzo e rimettere nel ciclo biologico l’energia contenuta nei suoi composti.

Anche in questo caso sono due i fatti che ci portano a questa conclusione:

1 – La sfinge si trova ad una altezza inferiore al tempio e è ad esso collegato tramite un condotto che ne permette il deflusso dei liquidi.

2 – L’erosione orizzontale e verticale della roccia calcarea dovuta ai composi azotati di cui sono ricchi i liquami.



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