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Si chiude l'era Shuttle

13 Giugno 2011 02.37 - Di: Sheenky - Fonte: Ufoonline

Non solo UFO / Astronomia e scienza :: Si chiude l'era Shuttle

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 Il programma Shuttle, dopo 30 anni di onorata carriere e oltre 100 missioni, va in pensione.

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A Cape Capaveral si respirava una malinconica aria di dismissione generale dopo l’ultimo volo dell’Endeavour. Il programma Shuttle, dopo 30 anni di onorata carriere e oltre 100 missioni, va in pensione e, il futuro non è roseo. Dopo che Obama ha tagliato i fondi necessari alla NASA per andare avanti con il programma Constellation, il ritorno sulla Luna nel 2020 è tramontato. Nel 2006 la NASA comunicò che il CEV (Crew Exploration Vehicle), veicolo spaziale che doveva sostituire lo space shuttle, sarebbe stato Orion, una capsula di forma tronco conica come l'Apollo ma dal diametro superiore (5 metri contro i 3.5 dell'Apollo) e pesante circa 25 tonnellate. Nel 2014 avrebbe dovuto trasportare sei astronauti verso la ISS e più tardi nel 2018 al più presto 4 astronauti verso la Luna. Orion fiore all'occhiello del programma spaziale dell'ex Presidente George W. Bush per il ritorno dell'uomo sulla Luna, la conquista di Marte ed oltre, oggi è solo un ricordo, i progretti futuri sono stati ridimensionati e risultano privi di qualsiasi ambizione. Ecco cosa ci aspetta nei prossimi anni.

Lockheed Martin titolare della concessione sta continuando dunque a lavorare sul progetto Orion per sviluppare un Multi-Purpose Crew Vehicle (Mpcv). Secondo la Nasa, l'Mpcv fungerà da veicolo che condurrà l'equipaggio nello spazio, fornirà la possibilità di far cessare i casi di emergenza, sosterrà l'equipaggio durante il viaggio e provvederà ad un rientro sicuro.
La nuova navetta spaziale sarà in grado di portare 4 astronauti in missioni di 21 giorni e potrà atterrare nell'Oceano Pacifico al largo della costa della California: "E' progettato per essere 10 volte più sicura durante il decollo ed il rientro del suo predecessore, lo space shuttle" ha aggiunto la Nasa.
Tuttavia non c'è più traccia di quello spirito pionieristico degli anni 60. La Nasa si sta nascondendo nei buoni risultati delle missioni dei rover, lasciando da parte il punto centrale di ogni progetto spaziale: la conquista umana dello spazio, che passa per la Luna ma punta al pianeta più simile alla Terra di tutto il sistema solare: Marte. Di questo passo l'agenzia americana rischia di essere scavalcata dall'ESA nell'ambito del programma Aurora, progetto che culminerà con un viaggio di astronauti europei su Marte nel 2030, ma vedrà anche un ritorno dell’uomo sulla Luna. Infatti a partire dal 2025 il nostro satellite potrebbe essere usato dall'Agenzia Europea come base d’appoggio in preparazione al grande salto in direzione di Marte.
Il problema è che allungando i tempi per l'esporazione umana di Marte si genera alla lunga una involuzione tecnologica che rischia di inchiodare la NASA e i suoi ingegneri su progetti ridimensionati rispetto a quelli delle altre agenzie aerospaziali, specie dei paesi emergenti come la Cina. Un'industria aerospaziale come quella americana, che abbandona la sua missione principale limitandosi a sonde e rover tradisce il suo scopo originario. Tutti gli esperi concordano che il divario tecnologico degli anni 60 prima di raggiungere la Luna fosse maggiore rispetto ai mezzi di oggi per arrivare su Marte. Tecnicamente la missione sul pianeta rosso potrebbe essere organizzata domani mattina, quello che manca è la volontà politica di realizzarla.
Eppure i motivi di interesse ci dovrebbero essere tutti. Su Marte sono state osservate delle emissioni stagionali di gas metano, un possibile indizio della presenza di micro organismi. Quando la rivista scientifica Science nel Gennaio 2009, spiegava che la presenza di metano su Marte potrebbe essere una prova della presenza di un possibile processo biologico simile a quello terrestre molti esperti si sono detti d'accordo.
Da allora gli studi hanno rilevato nell'ordine: una pressione atmosferica compatibile con la vita, la presenza di ghiaccio nei poli in quantità più alta di quanto si credesse, l'antica presenza di acqua allo stato liquido, la disponibilità di minerali e materiali che potrebbero permettere l'installazione di una colonia permanente.
Ma siamo fermi, inspiegabilmente. Forse bisogna aspettare qualche aiuto esterno, e non si parla di alieni di ma altro, un presidente più lungimirante, una lotta per la supremazia teconologica come quella tra URSS e USA degli anni 60. Sarà già nato l'essere umano che pianterà una bandierina sul pianeta rosso?
 
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