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Turismo interstellare e miniere

14 Giugno 2011 03.11 - Di: Sheenky - Fonte: Ufoonline

Non solo UFO / Astronomia e scienza :: Turismo interstellare e miniere

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 C'è chi dice che ci vorranno centinaia di anni prima di poter avere delle serie possibilità di poter fare viaggi interstellari...

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Pandora è il pianeta immaginario in cui si svolge l'azione del film Avatar, che ha spopolato nella scorsa stagione cinematografica. è ovviamente una costruzione di fantasia degli autori, che però lo hanno pensato orbitare attorno alla stella Alfa del Centauro, che esiste realmente ed è anche la più vicina alla Terra, a circa 4 anni luce da noi. Ci arriveremo mai veramente e non solo con la fantasia? Le opinioni degli specialisti in questo campo sono molto, molto diverse fra loro. C'è chi dice che ci vorranno centinaia di anni prima di poter avere delle serie possibilità di poter fare viaggi interstellari e c'è chi, molto più ottimista, spera che dei progressi sconvolgimenti nella tecnologia, magari inattesi, possano abbreviare di molto l'attesa di viaggi interstellari. A seconda di quale delle due visioni si sposa questi viaggi potrebbero quindi o essere fuori completamente dalla nostra portata o dietro l'angolo, anche se questo vuole comunque dire sempre qualche decennio. Dove sta la verità?
Per mettere dei punti fermi prendiamo la bella velocità di 61.500 km all'ora, notevolissima per i nostri parametri terrestri, che è quella del Voyager 1, il satellite lanciato il 5 settembre 1977 da NASA per lo studio dei pianeti giganti. Partì su uno dei razzi vettori più potenti mai prodotti, il Titan Centauro, e ha da tempo finito la sua missione, esplorando Giove, da cui ha ricevuto anche una notevole spinta e andando a visitare anche gli altri giganti, Saturno, Urano e Nettuno, anche se più da lontano. Voyager 1 non si è guastato e anzi ha continuato la sua corsa, ora è l'oggetto costruito dall'uomo più lontano nel cosmo. Un record assoluto che sarà difficile battere: attualmente è a 118 volte la distanza fra la Terra e il Sole, che in media è di 150 milioni di kilometri.
Decine di miliardi di chilometri percorsi finora quindi, una cifra notevolissima per noi, eppure microscopica in termini astronomici: per arrivare ad Alfa del Centauro il Voyager 1 impiegherebbe 55.000 anni. Considerato poi che di stelle nella nostra Galassia ne esistono miliardi, per raggiungere la più distante, a circa 100.000 anni luce, potrebbe impiegare qualche miliardo di anni. Insomma un conto è viaggiare fra i pianeti del nostro piccolo Sistema solare, e già ci vogliono diecine di anni, e un altro saltare di stella in stella.
Come se non bastasse poi, oggi non abbiamo neppure più la tecnologia per tornare sulla Luna, non abbiamo in sostanza un razzo vettore abbastanza potente e neppure un lander, ovvero un veicolo capace di allunare con degli umani a bordo.
C'è però chi non si dà per vinto e spera in grandi cambiamenti traumatici nelle tecnologie in modo da avvicinare fortemente la prospettiva per il primo viaggio interstellare, portandola a poche decine di anni.
Sono le decine di ingegneri, scienziati, capitalisti e visionari, come Vinton G. Cerf capo "evangelista di Internet" a Google, che hanno fondato o collaborano al Progetto Icaro, nome che non è particolarmente benaugurante quando si parla di voli nello spazio. è un progetto sostanzialmente privato, fra una fondazione, TauZero, e la British Interplanetary Society, che si propone di studiare ogni strada che renda possibile quanto prima i viaggi fra le stelle.
Ovviamente fare delle previsioni su quali saranno le tecnologie del futuro è un esercizio difficile, ma è interessante, e questo sembra il merito principale di Icaro stimolare la discussione, motivare una nuova generazione di scienziati a "pensare diversamente" per trovare soluzioni un problema che sembra irresolubile.
Le aree su cui agire sono sostanzialmente tre. La prima è capire come arrivare allo spazio in modo semplice ed economico, partendo dalla Terra ovviamente. Il problema non è da poco: nei primi chilometri abbiamo un forte influsso della gravità terrestre, che va vinto, e quindi dobbiamo avere potenza nel razzo vettore, da cui motori importanti e consumi di carburante notevoli, carburante che a sua volta "pesa". Poi appena in orbita tutto questo peso e carburante non serve più, perché la gravità si è attenuata moltissimo. Quasi un cane che si mangia la coda insomma. Uscire dalle grinfie della gravità terrestre è quindi complesso e costoso. Per dare un'idea, una tipica missione dello Shuttle NASA, come quella appena conclusasi, capace di trasferire circa 25 tonnellate in orbita fino alla Stazione Spaziale Internazionale, costa mezzo miliardo di dollari, richiede mesi di pianificazione e un gran numero di persone di supporto.
Al Progetto Icaro si studiano strade radicalmente diverse per costruire direttamente in orbita l'astronave che andrà fra le stelle. Costruirla, o meglio assemblarla in orbita permetterebbe di avere una struttura molto meno pesante, dato che non dovrebbe, più che tanto sfuggire alla attrazione terrestre e quindi motori meno potenti e soprattutto meno molto meno carburante.
Una possibilità già avanzata come studio è il nuovo veicolo spaziale britannico Skylon, una specie di aereo spaziale senza pilota, riusabile almeno 200 volte, con tecnologia di spinta più simile a quella di un reattore che a quella di un razzo vettore. La Reaction Engines Limited (REL) pensa di costruirne una flotta e farne in sostanza un tram per la Stazione Spaziale Internazionale. I costi per chilo di materiale portato in orbita potrebbero scendere almeno di 23 volte, ma stanno lavorando per aumentare ulteriormente il vantaggio.
Un'altra possibilità, ancora più visionaria, è quella dell'ascensore spaziale. Partito come idea addirittura da un racconto del grande maestro di fantascienza Artur C. Clarke, "La fontana del Paradiso", l'ascensore spaziale è stato oramai parecchio studiato ed è uscito dal mondo dell'impossibile, almeno sulla carta. Si tratterebbe, per quanto possa sembrare strano, di mettere un cavo che a un capo fosse ancorato in un punto qualunque dell'equatore terrestre e all'altro fosse portato in orbita, dove resterebbe teso, per centinaia di kilometri, un po' come la pianta nella fiaba di "Giacomino e i fagioli magici", che parte da terra e cresce fin sopra le nuvole. Se si riuscisse a far funzionare l'ascensore spaziale avremmo un sistema in grado di portare in orbita un chilogrammo di materiale con costi 100 volte minori di quelli oggi possibili con i mezzi convenzionali.
Tecnologie che sembravano fantascienza, quando addirittura non erano derise, fino a qualche anno fa, e ora non lo sono più tanto, specie dopo che compagnie private come Virgin hanno provato di essere in grado di costruire il nuovo mezzo spaziale che dovrà portare gli astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale al posto dello Shuttle, che fra pochi giorni, in luglio, effettuerà l'ultimo volo della serie e verrà definitivamente archiviato.
Altro problema fondamentale è capire perché mai i privati dovrebbero investire nell'esplorazione spaziale. Quando lo fa uno Stato, come per esempio fu per gli USA per la conquista della Luna, si tratta di stimolo alla ricerca e all'industria, con commesse anche di notevoli proporzioni. Sono investimenti che hanno dato e danno indubbi benefici e ricadute sociali, ma sul lungo periodo.
Per i privati è diverso. Il caso del turismo spaziale è evidente: portare turisti nello spazio, anche solo in volo sub orbitale può essere un affare e si pensa che l'epoca per uno sviluppo "di massa" e remunerativo sia vicina. Tra qualche anno con cifre popolari, qualche migliaio di dollari, potremo vedere la Terra un po' rotonda pure noi e non solo i pochissimi miliardari eccentrici che hanno comprato voli dai russi sulla Soyuz a suon di milioni di dollari.
Un altro caso di ritorno industriale immediato potrebbe essere, ma non oggi, l'attività mineraria nel Sistema solare. Anche se suona strano il Sistema solare è strapieno di minerali costosissimi sulla Terra e una fonte di ritorno economico piuttosto veloce potrebbe essere proprio l'attività mineraria. Ci sono addirittura testi come quello di John C. Lewis, "Mining the Universe" ,in cui si propone e analizza quest'attività, valutando che un piccolo asteroide vicino alla Terra, e quindi relativamente facile da raggiungere, possa contenere minerali per 15 trilioni di dollari. Quale opportunità migliore quindi? Basta costruire un razzo, andare fin all'asteroide, perforarlo e riportare sulla Terra il malloppo. Le tecnologie per farlo sono quasi mature ossia potremmo pensare di riuscirci entro il decennio, ma il costo stimato, oggi come oggi, è di 2 miliardi di dollari di spesa per ogni etto di materiale asteroidale. Difficile pensare di guadagnarci!
Il problema dei costi attuali ci fa tornare all'inizio: il punto fondamentale da risolvere è trovare una tecnologia di spinta molto più efficiente, capace di imprimere maggior potenza a costi molto ridotti. Un po' il Sacro Graal al momento. La tecnologia che utilizziamo oggi non ci permette di fare meglio di quanto fatto nel 1977 spingendo in orbita il Voyager 1, anzi probabilmente non disponiamo più di razzi così potenti come il Titan e i Saturn.
I nostri visionari del progetto Icaro puntano tutto sulla fusione nucleare, che oggi come oggi è una speranza o una promessa a seconda dei punti di vista, ma certamente non vicina, anzi più ci avviciniamo alla sua produzione, o pensiamo di farlo e più sembra quasi che questa si allontani. In realtà non sappiamo neppure se la fusione nucleare sia possibile sulla Terra e il primo gradino sarà proprio provarlo. Anche se a livello di stati sovrani, e in collaborazione fra loro, si è dato il via a progetti molto grossi e costosi come ITER, che comporta investimenti per almeno 10 miliardi di euro, è interessante notare come un certo numero di capitalisti di alto livello stiano investendo su progetti di fusione nucleare completamente non governativi come se ci fosse l'idea di poterla raggiungere con metodi più semplici e più furbi che non con i megaprogetti statali.
Ad esempio Jeff Bezos, che di sicuro il naso per gli affari lo ha visto che ha fondato e sviluppato da zero Amazon, ha investito 20 milioni in una compagnia canadese che sta sviluppando una ipotesi di fusione nucleare alternativa a basso costo.
Se si raggiungesse il traguardo avremmo 1 milione di volte più energia di quella che un comune razzo a combustibile oggi può avere e si potrebbe quindi spingere il nostro veicolo spaziale a una velocità ben superiore a 60.000 km ora dello sperduto Voyager, che comunque è il detentore del record. Si parla addirittura, in un eccesso di ottimismo, di raggiungere una frazione ragionevole della velocità della luce. Certamente sentir parlare i visionari del progetto Icaro fa un certo effetto da fantascienza, però occorre ricordare che proprio ragionando "per assurdo" la matematica ha scoperto alcuni fra i teoremi più importanti, e soprattutto più utili alla tecnologia.
Se vogliamo veramente uscire in tempi ragionevoli dal nostro microscopico pianeta e Sistema solare meglio lasciare briglie sciolte al pensiero.
 
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