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Armi ed alta tecnologia degli Indù

24 Giugno 2011 04.44 - Di: Sheenky - Fonte: http://www.enricobaccarini.com

Non solo UFO / Archeologia e storia misterica :: Armi ed alta tecnologia degli Indù

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 Dei, demoni o altro?

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Il Mahabharata e il Ramayana, come quasi tutti i grandi classici dell’India, descrivono svariati dei e demoni. Per la maggioranza degli studiosi, queste entità appartengono ai reami della mitologia, ma per altri, essi sono considerati come esseri reali che esistettero in tempi remoti.
Ciò che si racconta di meno, sebbene menzionato nei testi sopra e nei Shastras (testi scientifici Veda), è che questi demoni e dei possedevano una vasta gamma di armi letali. Forse essi non erano divini, ma eccezionali entità provenienti da questo o da qualche altro pianeta.

Le Guerre degli Dei
Se guardiamo nello Srimad Bhagavatam di Krishna Dvaipayama Vyasa, troviamo la descrizione dettagliata di una tremenda battaglia tra il dio Krishna ed il demone Banasura, che a quel tempo poteva contare sull’aiuto di Shiva, il quale iniziò a far fuoco con tutte le sue armi su Krishna, senza esito, grazie alla capacità di Krishna nel neutralizzarle.
Prima di tutto, Krishna neutralizzò un brahmastra (simile ad una bomba atomica) grazie ad un’ arma simile, poi una specie di missile aria-terra con un altro di caratteristiche eguali. Quando Shiva lanciò la sua arma ‘produci-uragani’ contro Krishna, quest’ultimo la neutralizzò, per nulla scosso dal nuovo tentativo di distruggerlo da parte di Shiva. La sfida non finì con questo scontro, così Shiva usò poi la sua ‘bomba incendiaria’ che Krishna, ancora una volta, neutralizzò questa volta con la sua ‘bomba d’acqua’. Shiva arrabbiato, ricorse quindi alla sua arma personale, il pasupatastra, che fu successivamente distrutto dal narayanastra di Krishna. Questi, avvantaggiandosi di un ‘momento di calma nella tempesta’ sparò la sua arma ‘sonnifera’ su Banasura e Shiva, tanto che quest’ultimo divenne così letargico da rifiutarsi di combattere ancora. Alla fine, Krishna poté combattere faccia a faccia contro Banasura ed i suoi soldati. Dopo una lunga e sanguinosa battaglia, gli alleati di Shiva lasciarono il campo di battaglia, obbligando il dio sconfitto ad usare il suo ultimo deterrente, il sivajvara, un terrificante congegno che distruggeva qualunque cosa entro la sua portata, producendo temperature 12 volte superiori a quelle del Sole, e la cui forma (descritta con tre teste e tre gambe) ci ricorda i moderni missili a testata multipla e con tre derive dì coda. Ma neanche quest’arma riuscì a distruggere Krishna, che la neutralizzò con il suo narayanajvara il quale rilasciò un freddo così intenso che la combinazione delle due energie opposte provocò una tremenda esplosione. La ferocia di questa battaglia fu paragonabile a quella di una guerra moderna, sia per gli effetti distruttivi che per la varietà delle armi impiegate (nel testo ne sono menzionate almeno dieci).
Ma prima di considerare se queste armi fossero reali o il frutto dell’immaginazione dell’autore del Mahabharata, è interessante esaminare altri testi Indù. Il Mausola Patva, ad esempio, parla di un raggio della morte che in pochi istanti riduce in cenere intere armate, e provocava in qualunque sopravvissuto la caduta delle unghie e dei capelli. Inoltre gli utensili da cucina si rompevano senza apparente motivo, le penne degli uccelli, in poco tempo diventavano bianche, ed il cibo veniva contaminato.
Gli effetti di questo raggio ci ricordano quelli prodotti dalle bombe atomiche e all’idrogeno, crudelmente sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Inoltre, un altro testo, il Drona Parva, parla del lancio di un lucente proiettile che, ricadendo sulla terra, produceva una densa foschia nel cielo, provocando le ‘nuvole’ a ‘ruggire e sputare’ sangue, mentre allo stesso tempo bruciava la superficie terrestre. Ancora, sembra che queste descrizioni siano molto simili a quelle delle esplosioni atomiche.
Tra quei ricercatori che affermano che queste storie non sono leggende, annoveriamo Alexander Gorbovski che nel suo libro, Enigmas of the Antiquity, menziona uno scheletro umano trovato in India, che aveva un elevato livello di radioattività, pari a 50 volte più alto della norma. Questa scoperta sembra confermare l’ autenticità dei resoconti delMausola Parva e del Drona Parva. Ritornando al Mahabharata e alle sue descrizioni di battaglie, questa volta nei capitoli 168,169 e 173 di uno dei suoi libri, il Vanaparvan, è menzionata la battaglia tra Arjuna e gli asura (demoni): “Arjuna salì nei cieli per ottenere le armi divine dagli esseri celesti ed imparare ad usarle. Durante la sua permanenza, Indra, Signore dei Cieli, ordinò ad Arjuna di distruggere 1′esercito degli asura, che consisteva in 30 milioni di demoni che vivevano in fortezze nelle profondità del mare. Indra, Signore dei Cieli, prestò ad Arjuna la propria astronave, pilotata dal suo abile assistente Malati. Il velivolo poteva anche viaggiare sott’acqua. Nella battaglia che ne seguì, gli asura causarono terribili inondazioni, ma Arjuna neutralizzò i loro sforzi con un’arma divina, asciugando tutta l’acqua”.
Precedentemente, nel capitolo 1O2 del Varnaparvan, è descritto come Arjuna ritornò nei cieli con la sua macchina volante anfibia e come egli scoprì una città che ruotava sul suo asse, nel mezzo dello spazio. Questa città era chiamata Hiranyapura (la Città d’Oro) ed era stata costruita da Brahma, ma a quel tempo stava cadendo nelle mani degli asura. La successiva missione affidata ad Arjuna fu quella di distruggere Hiranyapura, ma gli asura la difesero con le loro potenti armi. Il testo racconta:
“Ci fu una terribile battaglia durante la quale la città fu violentemente gettata nello spazio e poi scossa da una parte all’altra. Dopo una lunga battaglia, Arjuna lanciò un missile, distruggendo la città e riducendola in frantumi, che iniziarono a cadere sulla Terra. Gli asura superstiti si levarono in mezzo alle rovine e continuarono a combattere. ma Arjuna concluse la battaglia grazie al potente pasupata. Tutti gli asura vennero completamente annichiliti, e Indra con gli altri dei accolsero Arjuna da grande eroe.”
Storie simili ci ricordano le battaglie narrate nel film Star Wars, se non fosse per il fatto che questi racconti furono scritti 5000 anni fa.
Secondo Dileep Kumar Kanjilal, professore di Sanscrito presso l’Istituto di Sanscrito a Calcutta, la deduzione logica che si può raggiungere dallo studio di questi testi, è che la Terra, migliaia di anni fa, deve aver conosciuto una civilizzazione con una conoscenza scientifica sufficiente a costruire aerei e colonie orbitanti intorno alla Terra. Tali civiltà devono essere state distrutte da qualche catastrofe sconosciuta, come ricordato solo nelle leggende.

Atlantide contro l’Impero di Rama
Secondo l’associazione nordamericana Lemurian Fellowship (Società Lemuriana), Atlantide e l’Impero di Rama raggiunsero il loro massimo grado di grandezza nello stesso periodo. Entrambe le culture avevano sviluppato una tecnologia avanzata, in competizione l’una con 1′altra e con altre civiltà. Essi non solo si combattevano con aerei vimana, ma anche con armi somiglianti a “palle di fuoco”, capaci di distruggere intere città. Un altro armamento, conosciuto come lo “Sguardo di Kapila”, poteva ridurre in cenere più di 50.000 uomini in pochi secondi. U1time, ma non da meno, c’erano le “lance volanti” (razzi?) che potevano distruggere città fortificate. La Lemurian Fellowship crede che quando entrambe le culture raggiunsero il loro apice, scoppiò la guerra tra le genti di Atlantide e quelle dell’Impero di Rama. Gli Atlantidei, determinati a conquistare il mondo e a distruggere i loro oppositori a qualunque costo, marciarono contro il meno preparato Impero di Rama e, in tre occasioni, invitarono i sudditi di Rama ad arrendersi. Tre volte questi ultimi rifiutarono, obbligando gli Atlantidei ad invadere l’India.
Quando Rama vide i soldati Atlantidei marciare verso la capitale del suo Impero, egli sollevò le sue armi verso il cielo e concentrò l’intera potenza della sua mente, causando la morte improvvisa del generale Atlantideo e dei suoi ufficiali. Senza capi, gli Atlantidei erano sconfitti in partenza, così ritornarono con i loro aerei ad Atlantide.
Questo fallimento non fermò gli Atlantidei. Attraverso il Mahabharata, sono narrate terribili scene, che gli studiosi di Sanscrito non erano in grado di capire, almeno sino al primo bombardamento atomico del Giappone.

I Nove Uomini Sconosciuti: fantascienza o Scienza Segreta?
Non esiste stato moderno senza un servizio segreto incaricato di mantenere inaccessibili al pubblico un enorme numero di documenti classificati. Se questo è ‘normale’ ai giorni nostri, è comprensibile che importanti informazioni tecnologiche sarebbero state fortemente custodite anche presso antiche civiltà. Perciò, non è strano che l’uomo e la donna di oggi sappiano poco dei progressi scientifici del passato remoto. Ma questo non significa che tali informazioni non siano state tramandate di generazione in generazione attraverso i secoli.
Ritornando all’antica India, tra il 274 ed il 232 a.C. il grande Imperatore Ashok creò una società segreta di scienziati chiamata i Nove Uomini Sconosciuti. Ciascun membro era incaricato di scrivere su di una scienza, aggiornandola continuamente e mantenendola nel segreto. Secondo gli scrittori francesi Louis Pawels e Jacques Bergier, il primo di questi libri riguardava le tecniche di propaganda e di guerra psicologica; il secondo, gli attacchi fisiologici e, specificamente, come uccidere un nemico senza toccarlo; il terzo libro considerava la microbiologia come potenziale fonte di armi; il quarto la trasmutazione dei metalli: il quinto riguardava lo studio di varie forme di comunicazione terrestre ed extraterrestre; il sesto, i segreti della gravità e come controllarla; il settimo, la cosmogonia; l’ottavo, la luce e le sue manipolazioni per scopi bellici: ed il nono riguardava la sociologia, determinando le regole per 1′evoluzione delle società, prevedendo anche la loro possibile decadenza.
Nel suo libro Vimana Aircraft of Ancient India and Atlantis, David H. Childress si chiede se il sesto libro menzionato sopra non fosse in realtà un testo sui vimana, chiamato Vimanika Sastra, scritto da Maharshi Bharadwaja. Questo Sastra fu scoperto nel 1919 e venne tradotto in Inglese nel 1972. Il testo contiene istruzioni dettagliate su come costruire aeroplani. I sistemi difensivi descritti in questi testi dimostrano che l’antica civiltà Indù, i cui leader erano considerati esseri divini o dei, era realmente in possesso di tecnologia estremamente avanzata.

(Questo articolo fu pubblicato per la prima volta su Mas Alla de la Ciencia [Monografia no.l7, giugno 1996], il giornale spagnolo dedicato alle antiche tecnologie).
 
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