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Addio allo Space Shuttle

11 Luglio 2011 02.47 - Di: Sheenky - Fonte: Ufoonline

Non solo UFO / Astronomia e scienza :: Addio allo Space Shuttle

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 Si chiude un era...

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Da poco è partita la missione STS – 135, l'ultimo degli Shuttle Nasa, le navette spaziali che da 30 anni procurano all'Agenzia spaziale americana una notevole visibilità pubblica, grattacapi a non finire, critiche feroci, grandi successi e spese enormi. E soprattutto sono l'unico mezzo della Nasa utile per andare e tornare dalla Stazione Spaziale Internazionale in orbita sopra le nostre teste a 400 chilometri circa. Cosa succederà subito dopo, è forse finita un'era dell'esplorazione spaziale iniziata negli anni '60 del secolo scorso con le missioni Apollo che ci portarono alla Luna ? Riusciranno gli Usa a tenere la leadership in campo spaziale o la palla passerà a Cina o India? O ancora: da oggi in poi ci restringeremo forse a girovagare coi satelliti entro una "minuscola" sfera di 36.000 chilometri attorno alla Terra o manderemo ancora equipaggi umani oltre la Luna e non solo a quattro passi, 400 chilometri, da casa?

Leopoldo Benacchio, ordinario dell'Istituto Nazionale di Astrofisica all'Osservatorio di Padova, cerca di rispondere a tutte queste cose.

Il progetto degli Shuttle nacque con il Presidente Nixon, nel 1969, in un momento in cui gli Stati Uniti si stavano prendendo la rivincita sull'Unione Sovietica, che ricordiamo all'inizio della corsa allo spazio erano in netto vantaggio. Erano anni d'oro per la Nasa, che ebbe nel 1964 il massimo dei suoi finanziamenti: il 4,4% del budget federale, una cifra enorme in assoluto e soprattutto rispetto allo 0.5% odierno.

Per quanto riguarda le navette queste dovevano durare 10-15 anni, e invece siamo al trentesimo, pur se ultimo. Sono un mezzo spaziale figlio dell'ideologia del "low cost" degli anni '80 del secolo scorso, dovevano costare 5.15 miliardi di dollari per la costruzione e 10.5 per l'operatività completa e invece finora sono costate 209.1 miliardi di dollari, anche se le stime in casi come questi possono essere solo indicative.

Dovevano poi fare una missione alla settimana, se ne sono costruiti infatti sei esemplari diversi per darsi il cambio continuamente (così fu detto ufficialmente al Congresso degli Usa dagli uomini Nasa), e invece in 30 anni i voli sono stati solo 135, come ci racconta la sigla dell'ultimo, e non 1500 o giù di lì. Due volte ci sono stati incidenti distruttivi della navetta, nel 1986 e nel 2003, e mortali per tutto l'equipaggio. A fronte di questo ci sono state varie volte missioni rischiose o addirittura "eroiche", perché senza possibilità di recupero. La più recente per riparare lo Hubble Space Telescope, voluta insistentemente dagli astronauti stessi per salvare "l'occhio dell'umanità sull'Universo" e molti esperimenti si sono potuti fare nella Stazione Spaziale solo grazie agli Shuttle.

STS 135 parte con soli quattro astronauti a bordo, il minimo storico per così dire, andrà alla Stazione Spaziale per l'ennesima volta trasportando materiale e rifornimenti con il modulo Raffaello, di costruzione italiana e di cui possiamo andare senz'altro orgogliosi per il servizio ottimo che ha fatto con i suoi "fratelli" Leonardo e Donatello. D'altronde Il 50% della superficie calpestabile della Stazione Spaziale Internazionale è disegnato e realizzato in Italia da Thales Alenia Space e altri. Trasporterà anche mille cose, fra cui una bandiera americana in ricordo degli astronauti caduti in missione e, per la prima volta, uno Smartphone,un iPhone per cui è stata sviluppata una app proprio per gli astronauti.

Questa ultima missione Shuttle pare indurre un po' tutti a una profonda riflessione sullo stato dell'esplorazione umana dello Spazio. Guardando copertine e articoli di quotidiani e riviste autorevoli di tutto il mondo si incontrano questa settimana continuamente due domande: e adesso che si fa, è finita l'era dello Spazio, iniziata con la serie Apollo ? E ancora: abbiamo fatto bene o male a spendere tutti questi quattrini per un mezzo che non ha rispettato una sola delle sue promesse? Si tende insomma a vedere il bicchiere mezzo vuoto e sottostimare quel che hanno fatto in questi 30 anni questi mezzi, pur fra mille problemi e difetti.

Dal punto di vista pratico per gli Usa ora la cosa è semplice: per andare e tornare dalla Stazione Spaziale internazionale utilizzeranno la capsula Soyuz della Russia, vecchia, scomoda, obsoleta ma sicura e funzionale e a un costo non proprio da taxi : 60 milioni di dollari un biglietto di andata e ritorno.

Questo fino a quando i privati Usa, lanciati dal nuovo piano spaziale di Obama non riusciranno ad avere una navetta per portare su e giù gli astronauti dalla Stazione Spaziale Internazionale. Sostanzialmente I'attuale presidente ha mandato defunto l'irrealistico piano di George W.Bush che, senza troppi quattrini, voleva tornare sulla Luna e da lì, non si sa bene come, andare su Marte per il 2020. Ora invece Obama libera Nasa da quel che possono fare i privati, come sviluppare sistemi Cargo per andare sù e giù dalla ISS, lasciando libera l'Agenzia di sperimentare in campi chiave, come nuovi sistemi di propulsione che ci permettano di andare molto, molto più veloci di quanto possiamo fare oggi con un satellite che viaggi nello spazio. Quello della propulsione è infatti un problema chiave nell'esplorazione spaziale. Se non troviamo altri motori per muoverci saremo sempre confinati entro gli angusti limiti del Sistema solare. Pensiamo che il Pioneer 1, satellite partito nel 1975, è uscito solo quest'anno dal Sistema solare. Più di trent'anni per uscire dalla porta di casa al pianerottolo delle scale.
Lo Shuttle Atlantis in azione Lo Shuttle Atlantis in azione

Certo l'industria privata è interessatissima e sta arrivando in fretta a traguardi che solo cinque anni fa erano irrisi dalla maggioranza degli specialisti. Entro l'anno almeno in due riusciranno a portare materiale alla ISS con i nuovi mezzi sviluppati, una sorta di camion per il rifornimento a basso costo. Ma per il trasporto umano è altra cosa. Portare uomini nello spazio, anche solo alla ISS, 400 chilometri dal suolo, è delicato, rischioso e costosissimo. E lo Shuttle è lì a dimostrarlo.

Il vero problema è se si riuscirà ad vere degli obiettivi per andare con equipaggi oltre i 36.000 km. La cifra non è magica ma assolutamente indicativa: è infatti l'altezza di un satellite che impiega 24 ore a compiere un giro attorno alla Terra e quindi praticamente sta sempre nello stesso punto rispetto al nostro pianeta. è l'importantissima quota dei satelliti di telecomunicazione che coprono il mondo in una ragnatela di conversazioni, trasmissioni radio, telefoniche, televisive e di dati.

Ovviamente parliamo di equipaggi di astronauti, dato che per i robot il piano di volo Nasa è già pieno e solo quest'anno partirà un ennesimo e sofisticatissimo rover per Marte, Curiosity, ed un satellite, Juno, per studiare Giove. Chi ce la farà a riportare l'uomo nello spazio veramente? Stati Uniti, Cina, India ?

Gli ultimi due Stati si stanno in realtà ponendo obiettivi che gli Stati Uniti hanno già risolto e raggiunto nei decenni precedenti, come ad esempio portare un uomo sulla Luna. La Cina è la terza potenza mondiale ad aver lanciato un uomo nello spazio e averlo riportato sano e salvo a terra ed è anche vero anche che vuole costruire una sua Stazione spaziale, magari più piccola di quella Internazionale. Ha indubbiamente più speranze di successo, al momento, mentre è meno chiaro che cosa farà l'India. Ma quando queste nuovi attori avranno raggiunto importanti obiettivi si ritroveranno con gli stessi problemi degli Stati Uniti: affrontare o meno una costosissima missione umana su Marte e soprattutto: perché?

Mandare su un uomo su Marte presenta problemi enormi e costi ancora più importanti. Sfide tecnologiche da vincere a non finire, come far sopravvivere un equipaggio a un viaggio che per mesi lo espone a radiazioni potenzialmente mortali. Sembra ora che tutto si riduca a spendere un sacco di quattrini per andare a visitare un pianeta che già le sonde automatiche ci hanno ampiamente descritto come posto del tutto inospitale. Ma allora la vera domanda è: cosa ci manca effettivamente? Con l'ultimo viaggio dello Shuttle finisce forse anche la passione per la sfida che lo spazio ci pone e c'è un effettivo crollo degli obiettivi legati al volo umano.

Per dirla con le parole del presidente Obama che il 6 luglio scorso, rispondendo alla prima conferenza stampa via Twitter della Casa Bianca, ha affermato pari pari che è bloccato all'era Apollo e la Nasa ha bisogno di una rivoluzione tecnologica per consentire tecnologie che rendano più veloce il volo spaziale, con eventuale, ma lontano , obiettivo di portate astronauti su Marte.

Ma il vero "redde rationem" arriverà dopo il 2020, anno in cui la Stazione spaziale internazionale sarà "deorbitata", un termine gentile per dire che sarà prima abbandonata e poi dismessa.

E Obama ha ragione perché altrimenti dopo il 2020 non sapremo più dove andare né perché, se non iniziamo a pensarci seriamente. Lasciando da parte il turismo spaziale, che si limita a voli di poche centinaia di chilometri di altezza, portare uomini veramente nello spazio, per problemi di sicurezza, costa cifre inaudite e senza passione o obiettivi è dura andare avanti. L'Universo per le imprese spaziali potrebbe restringersi a quella maglia di satelliti che orbita attorno alla Terra, con un limite massimo di 36.000 chilometri, quello dei satelliti di tel c'e' bisogno di ricerca e di nuove tecnologie e comunicazioni. Per questo, ora più che mai, Questa è la direzione. L'unica direzione.

La sfida non è da poco, occorre sviluppare tecnologie che ci permettano prima o poi di andare oltre il Sistema solare, con le ovvie ricadute sulla nostra vita normale, altrimenti rischiamo di fermarci qui. C'è da pensarci bene perché non solo la nostra vita dipende sempre di più dalla rete di satelliti che ormai forma una specie di rete attorno alla terra, ma anche perché quando si cala di tensione negli obiettivi in campi come l'esplorazione o la ricerca non si resta fermi, si retrocede rapidamente assieme a la propria società.
 
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