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UN IMPERO PRIMA DEL DILUVIO

31 Maggio 2012 02.18 - Di: Sheenky - Fonte: Articolo di Paolo Brega

Non solo UFO / Archeologia e storia misterica :: UN IMPERO PRIMA DEL DILUVIO

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 Civiltà prima del diluvio

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Solitamente quando ci riferiamo alle vicende bibliche della Genesi, le immaginiamo verificarsi in quella stessa area geografica tra la Palestina e le valli del Tigri e dell’Eufrate, ovvero dove poi si mossero le storie di Abramo, di Isacco, Giacobbe, e degli altri protagonisti della storia degli Ebrei. In realtà non vi sono elementi nel testo biblico originale che lascino intendere che quanto raccontato relativamente alle storie dei patriarchi, da Adamo a Noè, sia avvenuto davvero nell’antica mesopotamia, terra di Sumer.
Inoltre, nel fare riferimento alle caratteristiche di grande longevità dei personaggi quali Enoch, Matusalemme e dello stesso Noè giungiamo a una collocazione temporale di un’epoca lontana, durante la quale il clima terrestre era ancora caratterizzato dalla glaciazione di Wurm, ovvero a più di 12.000 anni fa.
Ma quel tempo la geologia ufficiale ci conferma un clima e una conformazione geografica dei continenti e specialmente delle linee costiere molto diverse da quelle attuali. La pesante coltre di ghiaccio che ricopriva i poli determinava un livello del mare inferiore anche di decine di metri rispetto a quello odierno; gran parte dell’acqua era infatti concentrata nelle calotte polari e la zona dell’attuale Mar Nero, che nel proseguio dell’articolo diventerà di rilevante importanza, era persino sgombra da acque e caratterizzata da una depressione geologica con al centro un lago, presumibilmente di acqua dolce.
E’ abbastanza logico ritenere che sulle sponde di un lago d'acqua dolce così vasto siano fiorite diverse comunità protostoriche. Ma, appunto a un certo punto, sarebbe ceduta la diga naturale in corrispondenza dell'attuale Bosforo, che isolava il Mar Nero dal Mar Mediterraneo salato: un'immensa cascata si sarebbe riversata nel lago, il cui livello si sarebbe sollevato con estrema rapidità, sommergendo tutti gli abitati umani.
Le ricerche di Walter Pitman, geofisico del Lamont-Doherty Earth Observatory a Pasadena, confermano l’evento di una inondazione dell’area del Mar Nero come evento storico: "In quel periodo io e Bill Ryanstavamo collaborando con un gruppo di ricercatori: John Frederick Dewey, Maria Cita, Ken Shu e altri", racconta Pitman in un'intervista.

« Alcuni di loro avevano da poco scoperto che cinque milioni di anni fa il Mar Mediterraneo si era completamente seccato, e si inondò successivamente in modo catastrofico. Durante una conversazione, Dewey ci domandò se questo evento potesse essere all’origine della leggenda sul diluvio universale. Naturalmente ci mettemmo a ridere, perché cinque milioni di anni fa non c’erano uomini che avrebbero potuto raccontarlo! Ma cominciammo a discutere se un evento simile, cioè l’allagamento di un bacino prosciugato a causa di un incremento del livello del mare, fosse potuto accadere alla fine dell’ultima glaciazione, fra 20.000 e 4.000 anni fa. In questo periodo il livello del mare crebbe di circa 120 metri, ed è possibile che ci fosse qualche bacino marginale che si era prosciugato, e che il mare avesse potuto superare qualche passaggio e inondarlo. »

Ed ecco l'ipotesi avanzata da Pitman e collaboratori. Proprio all'inizio di questa epoca sarebbe avvenuta infatti una catastrofe epocale: il sommergimento delle coste del Mar Nero. Pare che, attorno al 5000 a.C., il Mar Nero fosse isolato dal resto del Mar Mediterraneo, che fosse riempito di acqua dolce e che il suo livello fosse anche 100 metri al di sotto di quello dei mari salati del pianeta.
Con questo articolo vogliamo però spingerci oltre; partendo dalle ricerche di Pitman e della geologia tradizionale, cercheremo di offrire una interpretazione diversa delle origini della storia umana conosciuta, ipotizzando l’esistenza di un regno antidiluviano, la cui capitale sorgeva proprio dove oggi fluttuano le acque del Mar Nero.
La storiografia descrive le prime società umane antecedenti alla fine dell’ultimo periodo glaciale come primitive e dedite alla raccolta e alla caccia non essendosi ancora realizzata la cosiddetta ‘rivoluzione agricola’. Ma sono quelle stesse società che avrebbero eretto complessi megalitici giunti fino a noi come Gobekli Tepe in Turchia, i Nuraghe in Sardegna e, se retrodatiamo la datazione delle costruzioni della piana di Giza come molti asseriscono, anche le Piramidi e la Sfinge. Senza dimenticare le tanto discusse Piramidi di Visoko.



Già nelle ricerche che hanno portato alla pubblicazione del libro “Genesi di un Enigma”, è stato affrontato il ruolo e l’importanza storica di quei siti archeologici come Gobekli Tepe, Kiziltepe e le più recenti scoperte, sempre alle pendici montuose del complesso montuoso dell’Ararat, del sito di Karahan Tepe, a 63 km a est di Urfa, anch’esso risalente a più di 10.000 anni fa con pilastri a T e decorazioni molto simili a quelle di Gobekli Tepe. Quello stesso Ararat dove appunto la Bibbia racconta essersi arenata l’arca di Noè. Arca che forse non proveniva da sud, come è facile immaginare collocando la storia di Noè propria della tradizione mesopotamica; forse arrivava dal Nord, dalla regione del Mar Nero, ove si era insediata e sviluppata una civiltà urbana più evoluta degli standard che la storia classica è solita riconoscere al periodo storico pre-glaciale.
Possiamo a questo punto ipotizzare di trovarci dinanzi a un grande regno di oltre 12.000 anni fa, i cui domini e la cui influenza si estendeva in tutto il Mediterraneo e l’area medio-orientale, direttamente o attraverso una rete di regni coloniali. Una nazione le cui vicende e i personaggi sono entrati nei miti e nelle leggende di tutti i popoli antichi dell’area, a partire dai Sumeri in avanti, fino ai semi-dei della mitologia greco-romana.
Una nazione che forse non si è limitata a ispirare i miti antichi, ma che probabilmente ha provveduto a contribuire concretamente al trasferimento di alcune delle proprie conoscenze e competenze tecnologiche al fine di fornire ai primi gruppi sociali umani, ancora allo stato tribale e dediti alla caccia e alla raccolta la possibilità di realizzare le prime società urbane organizzate, modellate sugli schemi dei vecchi fasti perduti dopo la devastazione del Diluvio Universale, come appunto a Gobekli Tepe. E quale miglior posto per iniziare se non nei pressi di quegli stessi grandi agglomerati urbani che caratterizzavano e dominavano la vita politico-sociale-economica e religiosa dell’impero spazzato via dalla forza del diluvio?
Ecco pertanto fiorire le prime culture urbane, proprio alle pendici del monte Ararat, e successivamente nelle valli dell’Eufrate, nella piana di Giza, ovvero dovunque esistevano già in precedenza i centri urbani di quella nazione ‘madre’, che non indugio a chiamare Atlantide, grazie alla quale tutto ebbe origine, durante quel momento storico identificato nelle mie ricerche come “Rinascita”. Quella stessa Atlantide che i sacerdoti di Sais dicevano dominare il mondo allora conosciuto e da cui Platone trasse ispirazione per i suoi dialoghi, collocandola al di là delle colonne d’Ercole.
Ma come collegare l’Atlantide platonica, localizzata nel cuore dell’Oceano Atlantico con questa grande nazione che dominava la regione compresa tra l’europa e il medio-oriente, estendendosi dai balcani fino alla valle dell’Indo?
Possiamo farlo se evitiamo di cadere nell’errore di cercare di identificare Atlantide in un luogo ben preciso e circostanziato. Atlantide, nella mia visione del mondo antico corrispondeva a una superpotenza globale, le cui vestigia possono essere ritrovate sia al di qua dell’Atlantico, appunto nei siti citati precedentemente, come al di là dell’Oceano Atlantico, in mesoamerica, come a Tihuanaco o a Puma Punku che può essere definito di buon grado la Gobekli Tepe sud-americana.
Una superpotenza di questo tipo poteva benissimo essere composta da diverse nazioni, forse persino asservite all’impero coloniale atlantideo, la cui base poteva essere situata nei caraibi, formanti all’epoca una regione insulare unica, sempre in virtù del livello del mare significativamente più basso di quello di oggi. Una di queste nazioni potrebbe essere quella indo-europea semitica la cui area di influenza spaziava da Mohenjo-Daro nella valle dell’Indo fino alla Sardegna dei nuraghe, la cui architettura, nell’immagine a sinistra, richiama notevolmente quella di Gobekli Tepe, a destra.



Alla luce di quanto descritto sopra non è impossibile ipotizzare che la capitale di questa grande ed evoluta nazione, colonia di Atlantide nell’area medio-orientale, fosse stata edificata in un tempo molto remoto, nell’area depressiva del Mar Nero e che una volta che tutto andò perduto dopo l’improvviso scioglimento dei ghiacci che distrusse completamente tutto il mondo civilizzato dell’epoca, i superstiti, dovettero ricominciare da zero.
Ed ecco l’inizio della “Rinascita”, ovvero del trasferimento delle conoscenze tecnologiche, ma soprattutto sociali, alle comunità tribali umane che giravano nella zona. Agricoltura, scrittura, astronomia, economia, politica e un corpo di leggi: le prime società andavano formandosi e, più queste si ampliavano più i superstiti di Atlantide andavano ritirandosi…
Il perché di questo apparentemente illogico motivo è un’altra storia e va ricercata nelle ragioni della fondazione di Atlantide e forse ancora prima, nelle origini del genere umano…
 
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