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I SISTEMI DELLA DISINFORMAZIONE UFO

15 Agosto 2012 09.10 - Di: Sheenky

Ufologia / Notizie :: I SISTEMI DELLA DISINFORMAZIONE UFO

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 Quanto esporrò in questa nota scaturisce da oltre 20 anni di osservazione del mondo ufologico in relazione ad attività di disinformazione

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Articolo di Maurizio Baiata
Articolo scritto per la rivista "X Times" n. 39
Fonte: http://mauriziobaiata.net/2012/08/15/i-sistemi-della-disinformazione-ufo-mio-articolo-per-il-mensile-x-times

Il seguente articolo è apparso sul numero 39 (Gennaio 2012) del mensile “X Times”. Viene qui proposto con l’assenso della X Publishing, casa editrice della testata di Ufologia e Controcultura diretta da Lavinia Pallotta. L’articolo è liberamente riproducibile citando questa fonte (www.mauriziobaiata.net) e il mensile “X Times”.
Buona lettura

Quanto esporrò in questa nota scaturisce da oltre 20 anni di osservazione del mondo ufologico in relazione ad attività di disinformazione delle quali sono stati fatti oggetto testimoni e ricercatori coinvolti in casi più o meno importanti, sia in Italia sia negli Stati Uniti. La prassi di tali “tattiche” è pressoché identica ovunque.
Alcune informazioni derivano da dichiarazioni da me raccolte da insider dell’intelligence militare prevalentemente statunitensi e da un certo numero di testimoni attendibili che ho conosciuto di persona. A volte, come nel caso dell’americano dottor Michael Wolf, sono stato avvicinato da agenti dei servizi operativi in Italia, ai quali premeva portare conferme a ciò che l’insider aveva rivelato e che, ovviamente, non sarebbe stato possibile vagliare ulteriormente a causa della morte del testimone stesso. Spesso, procedendo attraverso indizi, fughe di notizie, voci incontrollate, anonimato e carenza totale di prove fisiche sostanziali, è il buon senso a farci capire di essere sulla pista giusta, nonostante le apparenze inducano la maggioranza dei ricercatori a non voler dare ascolto ai rivelatori. è lo scotto che si paga avventurandosi in questo campo.

Il vicolo cieco della segretezza
“Credo che i governi succedutisi in questi anni abbiano detto una tale massa di menzogne che oggi si trovano in una situazione senza via d’uscita e non possono più dire la verità”. Questa è un’affermazione di importanza fondamentale per cercare di orientarci all’inizio del nostro discorso. I governi, a proposito di UFO e Alieni, sono bloccati in un vicolo cieco. La frase è di quel John Lear, ex agente CIA e celebre pilota che portò all’attenzione mondiale il caso di Bob Lazar e l’esistenza dell’Area 51 più di una ventina di anni fa, scatenando un putiferio internazionale, non solo in campo ufologico.
Chiunque può accertare le credenziali di John Lear. Pur volendo discutere l’attendibilità delle sue teorie in merito al famoso “patto scellerato”, a mio avviso la figura professionale di Lear resta inattaccabile e lo rende un “insider” autentico.
Per coraggio, realismo e obiettività, l’opinione di Lear rispetto al segreto sugli UFO andrebbe rispettata, nonostante giunga a conclusioni tanto pessimistiche: per Lear, gli UFO rappresentano il più grande segreto nella storia dell’umanità e nessun governo mai lascerà trapelare qualcosa di reale in merito.

Gli archivi del nulla
Ebbene, ne abbiamo preso atto. Non si scappa. Non ne sapremo mai nulla ufficialmente, neppure ricorrendo al Freedom Information Act negli USA, o appellandosi ad altri decreti simili che invocano il diritto della gente a sapere, che esistono in molti Paesi, tranne che in Italia.
Per questo, suona assai strano che tanti ufologi italiani ossequino le strutture militari deputate all’osservazione del fenomeno, quando esse rendono consultabili i loro archivi informatici, quelli inutili a fini concreti.
Da quanto tempo la nostra Aeronautica Militare (Stato Maggiore Aeronautica – Secondo Reparto) classifica casi di avvistamento di oggetti volanti non identificati, ovviamente addomesticati “a mero uso statistico”?
Immaginiamo solerti ufficiali impegnati nella certosina opera di catalogazione dei casi che separano il grano dal loglio, affondando le mani in fascicoli polverosi risalenti alle grandi ondate italiane degli anni ’50, verrebbe logico rispondere. Oppure, ai primi ’60, quando gli avvistamenti aumentarono, o agli anni ’77-78 quando se ne registrarono a centinaia e l’opinione pubblica ne fu letteralmente allarmata. Se anche fosse, cosa troveremmo? Quasi nulla. A mia memoria, non risulta che dagli archivi dell’AMI siano emersi rapporti ufficiali relativi ai casi più importanti, gli Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (IR3).
Ad esempio quello che nel 1954 vide protagonista a Cennina (Arezzo) l’irreprensibile signora Rosa Lotti Dainelli che si trovò faccia a faccia con i due piccoli occupanti di un oggetto fusiforme poggiato al suolo. Devono passare 30 anni prima che qualcosa (tre incontri con umanoidi) trapeli da fascicoli riservati SIOS (servizi segreti) e mediante declassificazione raggiunga l’Aeronautica Militare e quindi il pubblico, intendendosi per pubblico esponenti seri della comunità ufologica italiana, non certo la massa.
Eppure, è evidente che tale situazione non corrisponde alla realtà. E chiedo agli ufologi nostri lettori: nei molti anni dedicati alla ricerca in questo campo, sinora quanti IR3 e IR4 vi sono stati segnalati e mai hanno visto la luce? Che fine hanno fatto? Chi li ha insabbiati?
Dato che questo governo, come qualunque altro lo abbia preceduto dal 1948 a oggi, è inerme nei confronti della questione UFO, è ovvio che debba gestirla nella massima segretezza. Rivelarne i reali contenuti alla popolazione è impossibile e quindi sparisce tutto.
Come? In primo luogo, va attuata una campagna di discredito nei confronti dei testimoni. In secondo luogo, i servizi di sicurezza devono procedere con l’intento di tenere all’oscuro sia la gente sia chi la rappresenta, ovvero i nostri beneamati politici. Questi ultimi, infatti, stando alle informazioni in nostro possesso, non hanno i requisiti di “clearance” che consentono di accedere a carteggi classificati oltre certi livelli di segretezza e quelli riguardanti gli UFO sono troppo elevati, andando oltre il Top Secret. In ogni caso, il lavoro interessa la base del problema, rappresentata dalle persone/testimoni e i ricercatori. Nei loro confronti, per garantirsi il risultato finale, si deve applicare costantemente la strategia della disinformazione.

Quattro passi nell’ombra
Da una parte c’è l’intelligence, dall’altra c’è il mondo dei media. Nel mezzo c’è la disinformazione, che è parte integrante del processo di comunicazione. Quello che notiamo, nel proliferare dei siti web, dei forum e dei blog è che chiunque disponga di una piattaforma informatica può disinformare creando notizie totalmente fasulle. La maggior parte non sono bufale tout court, piuttosto sulle prime appaiono informazioni interessanti proprio perché divulgate in seno alla stessa comunità ufologica. A guardare meglio però ci si accorge che si tratta di un misto di informazioni vere e false. Questa è la più alta e sofisticata forma di “disinformazione”, il cui obiettivo è dare credibilità al falso mostrando qualcosa di apparentemente vero e verificabile. Quasi sempre, cercando di verificare, ci si blocca di fronte al muro dell’anonimato o dell’assenza della fonte. Ma intanto un’informazione falsa è stata fatta passare per vera.
Gli scopi della disinformazione si applicano direttamente ai ricercatori e agli appassionati della questione ufologica che, sistematicamente fuorviati dalle informazioni più importanti (cosa, chi, dove, come e quando) e dalle loro conclusioni, perdono di vista le informazioni reali.
Vediamo cosa succede in caso di fuga di notizie. Va premesso che dovrebbe trattarsi di una fonte legittima che disponga davvero di dati ad accesso riservato. I veri segreti non si custodiscono solo nelle casseforti e non sono nascosti in parole in codice indecifrabili, da Top Secret in su. I veri segreti sono nella testa degli agenti dei Servizi. I livelli delle fughe di notizie sono diversi, i più gravi riguardano il segreto di Stato, il segreto militare, il segreto industriale e il segreto bancario. Le fonti sono generalmente coperte da anonimato, o provengono da rivelatori, gole profonde.
Tali fonti possono continuare a disinformare in tutta tranquillità perché lasciano filtrare le proprie false informazioni ai ricercatori e ai giornalisti che, a loro volta, deontologicamente dovrebbero passarle a fonti di loro fiducia per verificare. Sembra un meccanismo contorto ma è così che lavora l’intelligence informatica. Essa gioca a carte quasi scoperte e tu finisci comunque nel pantano della disinformazione.
Se la fonte si accorge che tu non sei caduto nel tranello, la disinformazione si fa più subdola e aggressiva. Si forniscono altri dati a quel ricercatore che, in seguito, verrà denunciato come autore del falso. In questo modo si ottiene il risultato di screditare un più consistente settore di ricerca, o di far naufragare un progetto destinato alla divulgazione attraverso i media.
Tutto questo infine si applica anche a fasce più ampie di pubblico per acclimatare la gente a certe idee in un tempo delimitato. Si testano così le reazioni della gente.
Solitamente, una volta impiantata una falsa notizia, non è neanche necessaria una negazione plausibile per smentirla. Le persone ci credono e annegheranno nella disinformazione.
Per gli ufologi, la maggioranza dei quali non è stupida, la disinformazione ha buon gioco solo se non si ha l’umiltà di vagliare, verificare e imparare dai propri errori. Più nella mente dell’ufologo si rafforza la convinzione di avere ragione su tutto, più ci si espone ad azioni di sorveglianza e alle attenzioni dei servizi segreti.
 
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