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IL TAGLIALEGNA DEGLI UFO

24 Agosto 2012 06.33 - Di: Sheenky

Ufologia / Notizie :: IL TAGLIALEGNA DEGLI UFO

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 Il caso di Travis Walton si presenta come una sorta di unicum nel panorama dei cosiddetti rapimenti alieni

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Articolo di Stefano Panizza
Fonte: http://falsimisteri.myblog.it/archive/2012/08/21/il-taglialegna-degli-ufo.html

Il caso si presenta come una sorta di unicum nel panorama dei cosiddetti “rapimenti alieni”. Questo perché il fatto venne denunciato prima che la vittima riapparisse e perchè ci furono diversi testimoni, che vennero “torchiati” sia dai poliziotti (i quali organizzarono anche battute di ricerca) che da medici e ufologi. Ed infine perchè perdurò più del solito, ovvero alcuni giorni.      
Dall’analisi verrà escluso tutto quanto detto dal presunto rapito in riferimento ai fatti di cui fu l’unico testimone (come il risveglio dentro l’Ufo, la lotta con i tre umanoidi e la fuga). Questo perché non verificabile né, a mio modo di vedere, attendibile. Stessa sorte per le risultanze dell’ipnosi, metodo ritenuto non affidabile.

La vicenda
Secondo quanto si legge, tutto ebbe inizio mercoledì 5 novembre 1975.
Travis Walton, con cinque colleghi, si trovava nella Apache Sitgreaves National Forest, in Arizona.



Il periodo, per lui, non era certo dei più facili, colpa anche di una crisi depressiva che lo aveva da tempo colpito. Il giorno prima non si era neppure presentato al lavoro, dovendo smaltire i postumi dei bagordi della notte precedente. Ma anche alcuni anni prima, ancora minorenne, non se l’era passata meglio. Nel 1971, infatti, era stato condannato a due anni con la condizionale per furto e truffa.      
Il gruppo era stato assunto da tale Mike Rogers, il quale aveva stipulato un contratto con la United States Forest Service per compiere lavori di vario genere all’interno della foresta.



In particolare, il compito della squadra era quello di ripulire una vasta area di sottobosco (oltre 1.200 acri). Si dovevano tagliare le piante più piccole o malate, oltre a quelle troppo vicine fra loro.
Avrebbe avuto a disposizione 200 giornate lavorative.
Alle ore 18.00, come di routine, il gruppo aveva smesso il lavoro e, con il camion di Rogers, si avviava versa la città di Snowflake, ove tutti i suoi membri risiedevano.
Si tratta di una tranquilla cittadina di alcune migliaia di abitanti, i quali vivono di allevamento e, come si legge,   rispettosi dei dettami della “Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni”.      
Il ritorno alle abitazioni si sarebbe dimostrato, come vedremo, tutt’altro che tranquillo.
Stando alle dichiarazioni degli uomini, infatti, un disco metallico, fatto a cupola di 5-7 metri di diametro e circa 3 di spessore, si spostava in lontananza a 7-8 metri di altezza. Emetteva bagliori giallastri. Inizialmente era stato confuso con il sole al tramonto e poi con un aereo precipitato.
Travis Walton, sprezzante del pericolo ed incurante dei richiami dei colleghi, corse verso l’oggetto, probabilmente spinto dal pensiero che mai più gli sarebbe capitato di vedere un “disco volante” così da vicino. Quando, poi, decise di fare ritorno, impaurito dal rumore dell’oggetto, venne investito da un fascio di luce giallo-verde, che lo sollevò da terra di circa 30 centimetri e lo fece stramazzare al suolo come morto, 3 metri più in la.



I colleghi, presi dal panico, scapparono via con il camion a tutta velocità.
Mike Rogers fece, comunque, in tempo a vedere una striscia luminosa elevarsi dalla foresta e scomparire verso l’alto. Poi, però, tutti si pentirono e, dopo qualche centinaio di metri, l’automezzo tornò indietro.
Ma del disco e Travis, nessuna traccia.
Denunciato il fatto, poliziotti e volontari della vicina Heber iniziarono immediatamente le ricerche, ma non venne ritrovato nulla. E neppure i giorni successivi, pur coinvolgendo elicotteri, ufficiali a cavallo e jeep.
A questo punto, fra le forze dell’ordine, cominciò a balenare il sospetto che lo scomparso fosse stato in realtà assassinato dai propri colleghi ed il suo corpo nascosto nella foresta.
Per fare finalmente chiarezza vennero tutti sottoposti alla cosiddetta “macchina della verità”.
Da questa risultò che gli uomini non avevano mentito (solo un test venne invalidato) a proposito della visione dell’Ufo, sul fatto di non aver fatto del male a Travis e del non sapere dove fosse.
Nel frattempo, fra il sollievo generale, Walton ricomparve, preannunciando la sua presenza con una telefonata al cognato.
“Qui è Travis. Sono in una cabina telefonica alla stazione di Heber, e ho bisogno di aiuto. Venite a prendermi”.
E fu effettivamente ritrovato nella seconda delle tre cabine del posto, con gli stessi abiti con il quale era sparito, magro e con la barba lunga. Durante il viaggio si dimostrò agitato, sparlando di creature mostruose e con grandi occhi che lo perseguitavano.
Trovò asilo alla casa della madre che, però, non rivelò immediatamente il ritorno del figlio alla polizia.

Obiezioni e contro obiezioni
Vediamo ora di ragionare, in una sorta di botta e risposta, sui molteplici e più specifici aspetti della vicenda:

- Il gruppo era in ritardo con il lavori, di conseguenza difficilmente avrebbe potuto rispettare il contratto con la Forestale. Questo perché Rogers si era impegnato anche in altri due appalti. La sera stessa in cui scrisse all’Ente citato per lamentare i ritardi, la rete televisiva NBC mandò in onda i film “The UFO Incident”, ispirato alla nota storia dei coniugi Hill. La scomparsa di Travis avrebbe reso ancor più complicata la faccenda del ritardo, ma, da un punto di vista legale, ci si poteva forse appellare ad una sorta di “causa di forza maggiore”. Quindi, saremmo di fronte ad un possibile movente e spunto per realizzare la truffa. In realtà, la scomparsa di Walton potrebbe essere stata una semplice seppur fortunosa coincidenza (ed il film neppur essere stato visto da Rogers).

- Il caso venne indagato in esclusiva dall’Apro, una delle più vecchie organizzazioni ufologiche del mondo, che a sua volta vendette la storia al settimanale scandalistico National Enquirer. Fra loro esisteva, infatti, un rapporto di collaborazione. La rivista avrebbe premiato con 100.000 dollari i protagonisti del miglior caso ufologico, scelto proprio dall’Apro, quello, cioè, che avrebbe portato la “madre” di tutte le prove. Walton alla fine si dovette accontentare di 2.500 dollari come “miglior caso” del 1975 (altri 2.500 se li spartirono i testimoni). Il fatto che la famiglia del taglialegna diede ad entrambi (Apro e National Enquirer) la propria preferenza è sicuramente sospetto, ma non si può escludere che si sia trattato di semplice ed ingenua fiducia nei loro confronti.

- Walton mentì a proposito del suo disinteressamento verso gli Ufo, almeno stando ad una dichiarazione del fratello Duane, rilasciata nei giorni della sua scomparsa. Lo stesso padre sembra sia stato un grande appassionato di dischi volanti. Questo non prova nulla, però, potrebbe essere stata la classica fortuna dell’appassionato.

- La polizia, nonostante l’ingente spiegamento di forze, non trovò nulla. Questo potrebbe semplicemente significare che non abbia cercato bene, oppure che Travis si fosse accuratamente nascosto. O che naturalmente Loro lo avessero rapito.

- Non vennero rinvenute tracce visibili di bruciature, nonostante il decollo dell’astronave ed il raggio luminoso in un contesto ambientale nel quale gli incendi non sono poi così rari, vista la presenza di un fitto tappeto di aghi di pino secchi. Questo è un fatto che stride decisamente con l’ipotesi “astronave”, salvo ipotizzare una strana energia a noi sconosciuta.

- Non si trovarono neppure tracce di radioattività (con l'eccezione del   casco di un componente della squadra). Solo l’ufologo Bill Spaulding, direttore del Ground Saucer Watch di Phoenix, rilevò, nel punto in cui il disco si sarebbe sollevato, anomalie magnetiche. Non sapendo a cosa, eventualmente, saremmo di fronte, risulta, allora, difficile capire che tipo di effetti aspettarsi, che potrebbero, in realtà, essere del tutto normali.

- La polizia, alcune ore dopo la telefonata di Travis e grazie ad una soffiata, andò in piena notte a rilevare le impronti digitali nella cabina del distributore. Non risultarono di Travis e i tabulati telefonici non avevano segnalato altre telefonate in partenza, prima dell’arrivo dei poliziotti. Non si può escludere, però, che le impronte sia state prese male. In fondo era notte e la visibilità limitata alle sole torce elettriche.

- Prima della verifica sopra citata, la polizia dispose dei blocchi stradali fra la cabina telefonica e la casa del cognato. Lo scopo era di intercettare l'auto sulla quale avrebbe potuto viaggiare Walton. Come detto, sfuggì alla "cattura". Naturalmente, oltre al'ipotesi che in realtà nessuna vettura transitò con il taglialegna a bordo, non si può escludere che i controlli non siano stati sufficientemente adeguati.

- Presso la piega del gomito destro di Travis era presente un piccolo punto rosso. Poteva essere dovuto alla puntura di un ago (per iniettarsi una qualche sostanza, magari con effetti allucinogeni?). In realtà era lontano dalla vena, quindi l’ipotesi ha poco senso.

- Venne ritrovato disidratato. Fatto, di per se, che non ha nulla di anormale.

- Interessante l’analisi delle urine. Queste non contenevano “acetone”, una sostanza che l’organismo libera quando manca il glucosio, il cosiddetto “carburante”. Succede, infatti, che il corpo, costretto a trasformare i grassi per avere energia, produca acetone. Condizione che avrebbe dovuto verificarsi, vista la sparizione di Walton per cinque giorni, il digiuno di cui affermò di essere stato vittima ed il dimagrimento evidente. In questi momenti perse, infatti, ben cinque chili. Dalle analisi mediche non sembrava, però, aver patito la fame, a conferma dell’assenza di acetone. Lo “scettico” intransigente ne dedurrebbe che, al di là di un presunto dimagrimento tutto da verificare nelle sue proporzioni, Walton si sia semplicemente nutrito. Scendendo nel concreto, ci potrebbe essere una spiegazione che possa giustificare contemporaneamente le caratteristiche di disidratazione, dimagrimento e assenza di chetosi?   Per banale che possa essere, credo che la somministrazione di pochissima frutta abbia le conseguenze sopra citate. Consideriamo che gran parte del corpo è costituito da acqua. Ora, se ne introduciamo una minima parte non arrestiamo certamente il processo di disidratazione, ma sopravviviamo. E la frutta ne contiene, unitamente al glucosio, cosa che impedirebbe anche il formarsi dell’acetone. E contemporaneamente la perdita idrica in corso farebbe dimagrire perché gran parte del nostro corpo è costituito di acqua. Naturalmente si può pensare che all’alimentazione abbiano provveduto Loro, con una soluzione contenente questi principi nutritivi.   

- Nonostante la caduta a seguito della scossa ricevuta dal raggio di luce, Walton non aveva lividi sul corpo. In realtà questo è un punto controverso, dipende dalle fonti. In ogni caso le ecchimosi non sono così automatiche a fronte di un colpo ricevuto.

- Le temperature scesero ben al di sotto dello zero in almeno due delle notti. Come fece, allora, a sopravvivere, considerando l’abbigliamento indossato? Se si considera l’ipotesi truffa (naturalmente tutta da dimostrare), nascondere abiti pesanti da tirar fuori al momento opportuno non sarebbe stato certo un problema.   

- Strano apparve il tranquillo comportamento tenuto della madre in quei giorni, come “se sapesse”. In realtà, ognuno reagisce in modo diverso alle avversità. Magari fu in grado di “tenersi tutto dentro”.

- La stessa madre impedì a chiunque di entrare in casa per verificare se il figlio vi fosse nascosto. Ovviamente potrebbe trattarsi di un semplice desiderio di privacy.

- Cinque dei suoi sei compagni superarono il “lie detector” e per ben tre volte. Solo nel caso di Allen Dalis il risultato rimase dubbio. Come vedremo dopo, questo non significa nulla.





- Travis Walton fallì invece il suo primo test. Venne eseguito da John McCarthy, ritenuto uno dei massimi esperti nel suo campo. Secondo lui menti consapevolmente ed anzi trattenne intenzionalmente il fiato prima di alcune risposte, sperando di ingannare la macchina. L’Apro nascose la notizia finché non fu lo stesso McCarthy a rivelarla. Di rimbalzo l’Apro dichiarò che il test non era stato fatto in modo professionale e forse troppo presto rispetto all’esperienza vissuta (in pratica il paziente era ancora emotivamente instabile). Un test effettuato a posteriori e da altro tecnico, diede parere esattamente opposto, e cioè che Walton era sincero. Stesso discorso come il punto precedente.

- Durante le riprese del film “Bagliori nel buio” ("Fire in the sky" nella versione originale) che anni dopo raccontò della vicenda, un uomo raccontò di essere stato testimone, con la moglie, del rapimento di Travis. Venne sottoposto al “lie detector” dallo stesso tecnico che aveva analizzato i compagni di Walton. Il responso fu che l’uomo mentiva su tutto e cercato di ingannare la macchina.

- Ma che cos’è questa “macchina della verità”? In pratica, registra quelle reazioni fisiologiche che sono indice di emozioni: la pressione arteriosa, la respirazione e la traspirazione. Quindi, se il soggetto mente, gli aumenteranno i battiti cardiaci, la respirazione si farà più affannosa e comincerà a sudare. E lo strumento registrerà tutto quanto. Come si può immaginare non può essere molto affidale (alcuni ritengono che lo sia nel solo 50% dei casi) in quanto un semplice stato ansioso o un particolare autocontrollo del paziente potrebbero alterarne i risultati, in un senso o in un altro.

- Le affermazioni di tutti i componenti del gruppo non entrarono mai in contrasto fra loro. Per far questo potrebbero aver, banalmente, recitato al meglio una versione concordata (non esistono però indizi in questo senso).

- Nessuno vide salire Walton all’interno del disco. Quindi, al proposito, ci si deve fidare solo della sua versione dei fatti.

- Venne sottoposto a perizia psichiatrica. Sembrava non in grado di mentire, ma facile alle allucinazioni e alla fantasia.

Conclusioni
Difficile trarre delle conclusioni dimostrabili. Mi limito ad evidenziare come nella vicenda ci siano, credo, tre punti fermi:
- le affermazioni straordinarie del gruppo di taglialegna non hanno riscontri oggettivi
-   la “macchina della verità” non è affidabile
- i fatti che ruotono attorno alla vicenda possono avere spiegazioni ordinarie
Ciò non significa che non possa essersi verificato qualcosa di “impossibile”, solo che nulla di concreto porta in quella direzione.
 
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