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IL GRANDE INGANNO: LA MONETA E IL PRESTITO

12 Settembre 2012 01.39 - Di: Sheenky

Non solo UFO / Paolo Brega :: IL GRANDE INGANNO: LA MONETA E IL PRESTITO

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 Il sistema economico mondiale delle transazioni si fonda oggi sul concetto di “moneta"

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Articolo di Paolo Brega

Il sistema economico mondiale delle transazioni si fonda oggi sul concetto di “moneta”, aggiungo di “moneta” a valore nominale e sul prestito a interesse, destinato quest'ultimo, secondo la dottrina economica, a riequilibrare il deficit di alcuni soggetti economici con il surplus di altri soggetti.
Che cosa è la moneta? Come scrive il premio Nobel Samuelson:

« la moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare. »
(Samuelson, Economia, Zanichelli, 1983, pag. 255)

Che cosa è il valore nominale di una moneta?
Per valore nominale di ciascuna moneta si intende quello segnato sulla moneta stessa. è indispensabile nelle economie moderne disporre di mezzi di pagamento nella quantità necessaria a regolare flussi di scambi sempre maggiori.
Questo implica per le autorità monetarie la libertà di emettere moneta nella quantità che esse ritengono adeguata ad un buon funzionamento del sistema dei pagamenti.
La moneta non viene emessa a fronte di riserve di oro detenute dalla banca centrale, come avveniva in passato, né quindi può essere ceduta alla banca emittente in cambio di oro o di un altro bene.
La circolazione della moneta e quindi il riconoscimento del suo valore nominale dipendono solo ed esclusivamente dalla fiducia che chi riceve in pagamento una certa quantità di denaro ha di poter cedere a sua volta tale denaro ad altri soggetti in cambio di altri beni e servizi. Questo "meccanismo fiduciario" garantisce che il valore nominale sia anche il valore reale della moneta.
In sintesi, le monete cartacee oggi usate (totalmente svincolate dalle quantità di metalli preziosi) hanno valore in quanto mezzo di pagamento stabile riconosciuto nell'economia di un certo paese.
La stabilità è garantita dal controllo sull'emissione da parte delle banche centrali (la crescita dell'offerta di moneta deve essere infatti in linea con la crescita dell'economia, altrimenti eventuali eccessi si riproducono nel lungo periodo come inflazione).
Il riconoscimento come mezzo di pagamento è garantito dalla legge.
Infine il potere d'acquisto stabile e giuridicamente riconosciuto della moneta è rilevante solo in quanto può essere rivolto a beni e a prodotti finanziari desiderati, che sono prodotti e offerti dal paese in cui circola quella moneta.
In pratica, nessuno di noi accetterebbe un "pezzo di carta" in cambio di un bene, se quel pezzo di carta non ci consentisse di acquistare altri beni, se esso perdesse il suo valore nell'intervallo di tempo in cui lo deteniamo prima di scambiarlo con un altro bene, se esso attribuisse un potere d'acquisto puramente formale in un'economia di fatto improduttiva e inesistente.
L’introduzione della moneta come ‘bene’ prevede che, come ogni altro bene, lo stesso possa essere ceduto, prestato o venduto. Il prestito non è nient’altro che la vendita della propria capacità di acquisto attuale in cambio di un aumento previsto della capacità di acquisto futura grazie al meccanismo del tasso di interesse; equivale a una cessione di quantità di moneta oggi in cambio di maggiore moneta domani.
Concetto, questo del prestito, che ha da sempre ricevuto molte critiche dai grandi pensatori del passato, e anche dalle dottrine delle grandi religioni.
Nel cristianesimo del Basso Medioevo, l'usura era qualsiasi pagamento dovuto per un prestito di denaro, considerato proibito in base a un passo del Vangelo di Luca (6,34s.).
Era una categoria morale negativa anche per Aristotele che nell'Etica Nicomachea spiegava come solo dal lavoro umano o dal suo intelletto potesse nascere la ricchezza, mentre quella prodotta dal denaro era dannosa. Secondo Aristotele: nummus nummum parere non potest (il denaro non può generare denaro).
Così come Aristotele, numerosi pensatori del periodo classico condannarono la pratica dell'usura: Catone, Cicerone, Seneca, Plutarco e Platone, quello stesso Platone che subito ci riporta alla mente il mito di Atlantide e dell’età dell’oro.
Il Concilio di Lione II del 1274 e il Concilio di Vienne del 1311 avevano infine espressamente condannato la riscossione di interessi a fronte della concessione di un mutuo, intendendola come una vendita di denaro con pagamento differito, i cui interessi non erano giustificabili dalla variante del tempo, essendo il tempo un "bene comune". Nemmeno in questo caso il concetto di usura aveva quindi a che fare con l'entità del tasso di interesse richiesto: qualsiasi compenso fosse richiesto in cambio di un prestito di denaro era considerato peccato.
L'usura è un peccato anche nella religione islamica. Il Corano menziona la "riba" (usura) come il quinto peccato in ordine di gravità, e indica come usura qualsiasi prestito a interesse.
Ma anche nelle grandi culture antiche precedenti al periodo ellenico e alle grandi religioni monoteiste si riscontravano critiche e accuse nei confronti dell’usura intesa come qualsiasi prestito a fronte di un pagamento di interessi, quasi come se venisse percepito un rischio nell’applicazione sistematica di tale pratica.
I primi riferimenti alla pratica dell'usura si possono ritrovare addirittura nei testi veda dell'India antica, nei quali ripetutamente si definisce l'usuraio chiunque presta denaro a interesse. Tanto nei testi induisti sul prato (720-centro a.C.), così come nei testi buddhisti e gli attacchi compaiono abbondanti riferimenti al prestito di interessi, evidenziando un disprezzo per questa pratica. Un legislatore conosciuto di quell'epoca impose persino il divieto alle caste superiori (bramini e kshatriyas) di prestare denaro dietro interesse.
Anche nell’ortodossia ebraica il prestito a interesse è proibito, ma con la variante di divieto espressamente applicato tra ebrei: il che significa che un ebreo può prestare denaro a interessi a un non-ebreo, mentre cadrebbe in peccato se lo facesse nei confronti di un altro ebreo.
Per cui secondo queste interpretazioni qualsiasi forma di prestito diventa un crimine da quello dell’usuraio che strozza il proprio debitore con tassi elevatissimi al pari di una banca che eroga un mutuo alla finanziaria che eroga finanziamenti per credito al consumo.
Lo stesso discorso vale per i prestiti erogati dalle banche centrali nei confronti degli stati attraverso le più recenti forme dei fondi salva-stati o l’acquisto massivo di titoli di stato sul mercato, operazione anch’essa stigmatizzabile dai dogmi sopra descritti.
Con il trascorrere del tempo, il concetto di usura si è modificato, non intendendosi più comune usura qualsiasi prestito dietro pagamento di interessi, ma solamente il prestito a interessi superiori a quelli accettati dalla società. Keynes stesso afferma nella sua opera “Teoria generale, (Libro VI, cap. V.)” che l'atteggiamento della Chiesa medievale nei confronti del tasso di interesse fosse essenzialmente assurdo e che fu infatti la violazione di tale divieto da parte del sistema economico, che comportava la scomunica per gli esseri umani e l'interdetto per le città che la consentivano, a gettare le basi di quel capitalismo che F. Braudel definì come la riforma più originale dell'Europa cristiana.
Ovviamente tutto quanto sopra descritto può esistere solo in presenza di una moneta come mezzo di scambio tra le parti. E qui arriviamo, dal mio punto di vista, al grande inganno storico che ci è stato tramandato nel corso dei millenni: la moneta.
Non mi dilungherò qui nella descrizione della complessa storia della moneta dalla sua nascita ai giorni nostri. Mi basta concentrare l’attenzione sul fatto che la tradizione vuole che la moneta sia stata coniata per la prima volta da Creso, re di Lidia, nel VII secolo a.C. Nel secolo successivo l'uso di coniare monete si è diffuso nell'Impero Persiano e nelle città greche. Quindi, attraverso i Greci, l'uso della moneta è stato introdotto nel Mediterraneo Occidentale. Infine al tempo di Alessandro Magno si è diffuso anche in India.
Questo rappresenta già un punto fondamentale in quanto significa che le grandi civiltà antiche, a tratti misteriose, che tanto ci affascinano e che hanno costruito imperi secolari e sviluppato culture raffinate praticamente partendo dal nulla non conoscevano l’uso della moneta! O meglio non di quella “a valore nominale”.
I Sumeri, i Babilonesi, Egizi, le prime civiltà mesoamericane, non avevano monete e/o sistemi economico-finanziari paragonabili a quello odierno e, non avendo moneta, non potevano sfruttare il meccanismo del prestito a interessi. Inoltre in assenza di moneta è quasi impossibile il risparmio. Chi produce un bene deve consumarlo o venderlo prima che deperisca (si pensi ai generi alimentari) e solo una piccola parte dei beni può essere conservata e consumata in futuro.
Certamente le economie di questi popoli utilizzavano altri strumenti per realizzare le transazioni economiche, ma qui sta il bello, in quanto stiamo parlando di “moneta merce”, una moneta fisica, e non teorica, (ossidiana, riso in cina, metalli preziosi, conchiglie, …).
La moneta merce è per sua natura impossibile da produrre dal nulla come invece accade oggi attraverso i noti strumenti del sistema bancario-finanziario come il signoraggio, i derivati e la leva finanziaria, utili nel lungo periodo a produrre una ricchezza esclusivamente ‘virtuale’ e consentire l’accumulo di quella reale nelle mani di pochi secondo i meccanismi che ho cercato di sintetizzare nel thread:

"Banche e private equity: scacco all'economia" (http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12224)

Ma se in passato le società umane hanno costruito grandi imperi facendo solo ricorso alla “moneta merce” perché noi oggi non possiamo più fare altrettanto?
E perché tutti i grandi filosofi, almeno fino all’avvento del capitalismo, hanno quasi avvertito del pericolo latente nel concetto del prestito, usura, come lo chiamavano loro?
Le ricerche del Progetto Atlanticus portano a una conclusione certamente azzardata, ma estremamente affascinante, almeno dal mio punto di vista.
Ovvero che il sistema economico in vigore durante l’età dell’oro (che mito non è almeno per il Progetto Atlanticus) si basava su scambi economici completamente diversi da quelli attuali, fondati su ben altri principi e, quasi certamente istituiti su uno strumento di “moneta merce”.
Chi segue le tesi avanzate dal Progetto sa che uno dei punti fondamentali risiede nel principio di Rinascita, ovvero quel momento storico subito successivo alla fine del periodo glaciale di Wurm, all’incirca
11.000 anni fa, durante il quale i superstiti di quell’antica civiltà madre procedono con il restart delle prime società umane storiche conosciute.

Vedasi a tal proposito il thread "Sumeri e Maya: modelli della rinascita" (http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12280)

E’ allora possibile che tra gli insegnamenti forniti, specialmente quelli relativi alla costituzione di un modello socio-economico sostenibile, ci fosse il concetto della “moneta merce”, tipico appunto, delle civiltà coinvolte nella Rinascita (Sumeri, Egizi, Babilonesi, e le prime civiltà mesoamericane e della valle dell’Indo).
Altrettanto tra questi insegnamenti vi erano impliciti i rischi di lungo periodo collegati all’utilizzo di moneta a valore nominale (quella odierna tanto per intenderci), conoscenze che, tramandate nei millenni, giungono fino ai giorni nostri diventando strumento principale del NWO per il dominio del mondo…
… e rappresentando infine uno dei più grandi inganni perpetrato all’umanità intera.


Ricordiamo che potete trovare il suo blog al seguente indirizzo:
http://progettoatlanticus.blogspot.it/
 
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