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LA PARIGI ESOTERICA

12 Settembre 2012 01.47 - Di: Sheenky

Non solo UFO / Paolo Brega :: LA PARIGI ESOTERICA

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 La città di Parigi e i suoi misteri

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Articolo di Paolo Brega

L’influenza della massoneria e di ambienti esoterico-alchemici da sempre caratterizzano la storia della Francia e di conseguenza della sua capitale. Basti pensare alla storia dei Templari, dei Catari e alla presenza delle cattedrali gotiche, libri di pietra che aspettano solo di potere essere letti. Forse non è un caso che uno dei maggiori musei egizi del mondo sia proprio ubicato nella capitale della nazione francese, all’interno di uno dei più famosi musei del mondo: il Louvre.
Una delle testimonianze più interessanti, ma forse anche una delle meno conosciuta, di quanto siano importanti i temi esoterici legati all’antico egitto nella cultura e nella storia francese ci può essere offerto dalla vita di Renè Adolphe Schwaller de Lubicz.
René Adolphe Schwaller de Lubicz (Asnières, 30 dicembre 1887 – Grasse, 7 dicembre 1961) è stato un alchimista, esoterista ed egittologo francese. Figlio di un farmacista di origine svizzera tedesca, Joseph Adolphe Schwaller, residente in Alsazia (che dal 1870 era divenuta tedesca), e di Marie Bernard, di nazionalità francese. Nel 1904, finiti gli studi al Liceo di Strasburgo, per evitare il servizio militare tedesco fugge in Francia e va ad abitare dalla sorella di sua madre ad Asnières, un sobborgo di Parigi.
Tra il 1908 e il 1911 frequenta lo studio-accademia di Matisse ove conosce quella che nel 1910 diventerà la sua prima moglie, Marie Marthe Essig, che gli darà un figlio, Guy. Si installano in provincia, a Saint-Rémy-Les Chevreuses, nella Villa Hiéra.
Tra il 1913 e il 1916 aderisce alla Società Teosofica, per la quale terrà diverse conferenze e collaborerà con sedici articoli al giornale Le Théosophe, diretto da Gaston Revel (1880-1939), che diventerà poi organo del "Centre Apostolique" col titolo di L'Affranchi.
A partire dal 1917 Schwaller subisce l'influenza di Assan Farid Dina (1871-1928), un indo-pachistano nipote del maharaja di Lahore, ingegnere, astronomo, assiriologo, autore di opere filosofico-esoteriche firmate con l'acronimo AMA ("Aor Mahomet Alia", il suo nome iniziatico). Con questo nome Schwaller firmerà uno scritto destinato ai soli "Veilleurs", intitolato Necessité.
Il 10 gennaio del 1919 l'amico poeta lituano Oscar Vladislas de Lubicz Milosz lo "adotta" con un'"investitura cavalleresca", trasmettendogli l'anello a sigillo con lo stemma del clan Lubicz, e il diritto di portarlo con la variante "Bozawola" (Volontà di Dio). In seguito a questa "adozione" Schwaller pubblicherà i suoi scritti col nome di Schwaller de Lubicz. Il 4 ottobre 1927 Schwaller, che ha ormai preso il nome mistico di "Aor", sposerà in seconde nozze una sua discepola, Jeanne Lamy (nata Marie Charlotte Jeanne Germain, vedova dell'amico Georges Lamy, morto accidentalmente nel 1926), in seguito autrice anche lei, col nome mistico di "Isha", di diversi libri.
Nel febbraio del 1919, al numero 5 bis della rue Schoelcher, nel XIV Arrondissement di Parigi, in un appartamento di Georges Lamy, cominciarono ufficialmente le attività del gruppo iniziatico "Les Veilleurs" (I Veglianti), un gruppo diviso in due ordini, uno esterno e uno interno, da lui fondato assieme a Milosz ed altri amici. Fra le sue molteplici attività, il gruppo esterno dei "Veilleurs" (di cui faranno parte, tra gli altri, il poeta Henri de Régnier, lo scrittore Pierre Loti, il pittore Fernand Léger, il compositore Vincent d'Indy e l'astronomoCamille Flammarion) salva dalla demolizione la casa di Balzac a Boulogne (inaugurata l'11 ottobre 1920 come sede del gruppo), possiede inoltre una scuola, un asilo nido, un centro agricolo, un insieme di studi artistici e di laboratori artigianali di ceramica, vetrate artistiche, arazzi e un centro di solidarietà sociale. Il circolo interno è d'impostazione esoterica, e prende il nome di Frères de l'Ordre Mystique de la Résurrection o Frères d'Elie. E' composto di 12 membri, che prendono un nome mistico e portano una veste rituale di diverso colore, a seconda del loro segno astrologico. Oltre a Milosz, che ne è il Gran Maestro (col nome iniziatico di "Pierre d'Elie"), ne fanno parte tra gli altri Schwaller ("Sophia Sephiroth d'Elie"), Gaston Revel ("Paul d'Elie") e Carlos Larronde ("Jacques d'Elie"). La profonda amicizia tra Milosz e Schwaller si incrinerà col tempo per poi spezzarsi nel 1924, con la conversione di Milosz ad una stretta ortodossia cattolica. L'esperienza dei "Veilleurs" durerà poco più di un anno.
A partire dal 1924 a St. Moritz, in Svizzera, Schwaller dà vita alla "Stazione Scientifica Suhalia", una piccola comunità consacrata alla ricerca scientifica e spirituale e al lavoro artigianale, ispirata in parte al Goetheanum del fondatore dell'antroposofia (Rudolf Steiner), dove svolgerà tra l'altro delle ricerche alchemiche. E' in questo laboratorio che Schwaller riuscì ad ottenere i colori blu e rosso delle vetrate della cattedrale di Chartres senza ricorrere a procedimenti chimici. Mise pure a punto un motore funzionante con carburanti diversi, un nuovo modello di elica e il modello di un battello interamente basato sul numero d'oro, che avrebbe potuto resistere alle più forti tempeste. Ai lavori di Suhalia parteciparono, tra gli altri, anche gli artisti Hans Arp e Mirò.
Nel 1931 lascia la Svizzera e si trasferisce con sua moglie a Plan-de-Grasse, nel sud della Francia, in una proprietà da lui chiamata Lou Mas de Coucagno, dove continuerà le sue operazioni alchemiche con Julien Champagne (1877-1932), autore - con lo pseudonimo di Fulcanelli - di Le mystère des cathédrales (1926) e di Les demeures philosophales (1931).
La coppia farà poi un soggiorno "meditativo" di circa due anni a Palma di Maiorca, in un vecchio monastero dove nel XIIIo secolo visseRaimondo Lullo, rinomato maestro di alchimia, apparentemente per studiarne i manoscritti, ma più probabilmente anche per delle ragioni di ordine politico.
La guerra civile che infiamma la Spagna spinge la coppia a lasciare Maiorca. Su di una goletta a due alberi acquistata ad Alessandria e battezzata "Aesios II" Schwaller imbarca la sua biblioteca e parte per una crociera nel Mediterraneo, che durerà due anni, 1938 e 1939. Fa scalo in Algeria e nel giugno del 1939 in Grecia (a Delfi, dove tiene una conferenza), per finalmente arrivare in Egitto, dove si trasferisce a Luxor e si stabilisce con sua moglie e la di lei figlia Lucie Lamy al "Luxor Hôtel" dove, con l'egittologo Alexandre Varille(1909-1951), l'architetto e archeologo Clément Robichon, l'egittologo belga di origine armena Arpag Mekhitarian (1911-2004) e Alexandre Stoppelaëre, conservatore dell'area archeologica della Valle dei Re, forma un gruppo di lavoro che sarà chiamato "Gruppo di Luxor".
Al Cairo dà alle stampe le sue prime opere di egittologia. In seguito alla pubblicazione di Le temple dans l'homme (Il Cairo, 1949) si accende la Querelle des Egyptologues, un dibattito culturale che vede l'egittologia "ufficiale", rappresentata dal canonico ed egittologo Etienne Drioton (1889-1961) e da Gustave Lefebvre (1879-1957), membro dell'Institut, già conservatore del Museo del Cairo (dal 1919 al 1928), opporsi alle tesi "simboliste" di Schwaller de Lubicz et di Varille, difese, tra gli altri, dal filosofo Maurice de Gandillac (1906-2006) e da Roland Barthes (1915-1980). La morte di Varille in un incidente automobilistico il primo novembre 1951 metterà provvisoriamente fine alla polemica[10],anche perché durante le sommosse del gennaio 1952 al Cairo tutti i libri di Schwaller de Lubicz pubblicati dalla Stamperia Schindler (Eastern Press) andarono quasi completamente distrutti.
In seguito al colpo di stato di Muhammad Naguib e di Nasser nel 1952, Schwaller de Lubicz lascia l'Egitto e ritorna a Plan-de-Grasse, dove muore nel dicembre 1961.
Schwaller de Lubicz evidenziò l'influenza del sacro nell'architettura egizia e pensò di aver riscoperto un sistema di pensiero simbolico elaborato nei secoli dal potente clero egizio.
Quindici anni di affascinanti ricerche di meditazioni nella cittadina di Luxor, nell'Alto Egitto, hanno permsso a Schwaller de Lubicz di ritrovare la Saggezza Sacra della quale il tempio è e rimane depositario per coloro i quali sanno legger nella pietra.
Non si tratta semplicemente di un'immagine: il pensiero dei faraoni non si esprime nella teoria, diviene opera. E "la più perfetta delle opere" è la casa che l'uomo dedica alla divinità. Attraverso il sacro tempio gli antichi Maestri fecero "parlare le pietre" affinchè tramandassero ai posteri le loro conoscenze divine, cosmologiche, geodetiche e la branca più preziosa della loro scienza sacra: la scienza dell'uomo, della vita terrestre nella perpetuità dei rinnovamenti osirici.
La grandiosa opera redatta da Schwaller de Lubicz sotto il titolo Il Tempio dell'Uomo, nella quale egli intese divulgare le sue scoperte, insieme con la documentazione necessaria per autenticarle, presenta raffinatezze di tipo matematico e geometrico di una complessità stupefacente.
Ne “La scienza sacra dei faraoni” si è raccolta la filosofia essenziale delle straordinarie conoscenze faraoniche, sfrondandola dell parti eccessivamente tecniche. Nella prima parte del libro, inoltre, testi inediti di Schwaller de Lubicz preparano il lettore alla comprensione della Somma Scienza egizia e pitagorica, riportando gli indispensabili elementi preliminari: il significato esoterico di numeri, la chiave del linguaggio simbolico e le modlaità per acquisire la "comprensione" intuitiva.
La figura di Renè Adolphe Shwaller de Lubicz e il suo notevole contributo allo studio delle materie alchemiche ed esoteriche ci aiuta a giungere all’obiettivo principale di questo articolo, ovvero introdurre il lettore ai misteri celati nella stessa architettura della capitale francese e allo stretto legame che quest’ultima ha con l’antico egitto. (agire sull’architettura delle città non è una prerogativa degli “architetti” francesi… sappiamo della medesima cosa fatta a Washington, secoli dopo, ma altrettanto conosciamo le relazioni amichevoli tra i due popoli durante l’infiammato periodo rivoluzionario di fine settecento)
Ma prima di arrivare a Parigi e capire meglio il significato che si cela dietro la topografia cittadina dobbiamo visitare un illustre filosofo della fine del XVI secolo, Tommaso Campanella, e leggere la sua opera “La città del Sole”. La prima edizione fu redatta in volgare fiorentino, adottando lo stile dialogico proprio della tradizione esoterica platonica: il testo fu poi più volte tradotto in lingua latina, fino ad arrivare alla celebre edizione del 1623 di Francoforte, intitolata Civitas Solis idea republicae philosophica.
Testo di grande rilievo filosofico e politico, “La città del sole” rappresenta la proiezione di un modello di società pacifica e giusta in un luogo immaginario, potremmo dire in un’utopia letteraria, proprio per la evidente frattura tra la realtà storica del tempo e l’esigenza, fortemente sentita in Campanella, di un totale rinnovamento civile e spirituale.
La città del sole è l’idea di una repubblica comunistica e teocratica; non pochi hanno visto, in questa descrizione, un’anticipazione del pensiero di Marx. Ma qui ci troviamo di fronte ad un testo che parte da un’impostazione completamente diversa: non è un’analisi fredda, tecnica, scientifica della storia passata e presente che porta Campanella all’elaborazione di questo modello sociale, di questa utopia avvolgente, che fa sognare, ma è la passione, la tensione emotiva verso una società perfetta di giustizia e uguaglianza, dove l’individualismo scompare, dove non esistono egoismi, dove non c’è la guerra perché non ha ragione di esserci, dove il male è cancellato dalla solidarietà, dalla fratellanza e dall’amore.


Francesco Cozza: Tommaso Campanella

Pensieri che molto probabilmente destarono preoccupazione tra i potenti dell’epoca i quali cercarono di riservare a Campanella la stessa sorte del suo contemporaneo Giordano Bruno. I suoi scritti assunsero un tono politico, ed egli arrivò addirittura ad affermare tra le righe che grazie ai suoi poteri profetici aveva previsto una rivoluzione generale contro il Regno di Napoli.
Le profezie e le prediche di imminenti “grandi sconvolgimenti” ed eventi apocalittici gli garantirono un nutrito seguito in tutte le classi sociali calabresi, di cui facevano parte anche nobili potenti, e ben presto si trovò invischiato proprio in ciò che aveva predetto: una cospirazione rivoluzionaria.
A livello politico gli obiettivi di questa cospirazione contro lo stato erano la fondazione di “un nuovo tipo di repubblica” che avrebbe “costruito la città del sole”. Nell’agosto del 1599 due fuoriusciti denunciarono la cospirazione, e Campanella fu catturato e imprigionato nel castello di Squillace.
Fu interrogato da un tribunale di inquisitori appositamente nominato da Papa Clemente VIII, che fu ben felice di permettere di usare la tortura su di lui. Dopo alcune settimane di duri interrogatori, Campanella concesse una confessione parziale. Si rese astutamente conto che la miglior difesa era fingere di essere pazzo e non responsabile delle proprie azioni. Per convincere di ciò gli inquisitori, diede fuoco a tutto ciò che si trovava nella sua cella. Seguirono altri interrogatori sotto tortura e durante tutti questi avvenimenti Campanella riuscì a portare avanti la sua furba recita di follia. Fu quindi in grado di evitare la pena di morte, venendo condannato al carcere a vita.
Ma l’indomito Campanella rifiutò di cedere al pessimismo. Nell’umidità e nell’oscurità della sua cella sotterranea riuscì a scrivere la sua grande opera filosofica, La città del Sole. Il manoscritto fu poi fatto uscire di nascosto dalla prigione per mano di uno dei suoi leali discepoli. Il manoscritto probabilmente suscitò curiosità alla corte dei sovrani di Francia, dove con molta probabilità operavano diversi personaggi appartenenti ad ambienti alchemici e/o massoni, considerando il peso che questi hanno sempre avuto nella storia di Francia.
Arriviamo quindi a Parigi e alla sua topografia, fortemente caratterizzata dal cosiddetto Axe Historique. La progettazione dell’Axe Historique deve la luce alla nascita del re Sole. Fu infatti alla nascita di Luigi XIV, che venne concepita l’idea di un asse “ermetico” su cui sviluppare la capitale francese. La città di Parigi ancora oggi presenta, infatti, una inesplorata relazione astronomica e simbolica con la città di Luxor. Fu così che si realizzò la profezia di Tommaso Campanella?
Nel 1665, il ventisettenne Luigi XIV era ormai riconosciuto come il monarca più potente d’Europa con il celebre titolo di “Re Sole”. All’epoca Andre le Notre, suo più stimato architetto, stava progettando i giardini delle Tuilleries sul lato Ovest del Louvre, a quei tempi residenza dei re di Francia, che, per volere di Luigi XIV, stava per essere completamente rinnovato. Tra gli altri impegni di Le Notre c’era il progetto del Grande Asse di Parigi che, negli anni successivi, sarebbe divenuto la famosa Avenue de Champs Elysees.
Il suo asse va più o meno da est a ovest, correndo all’incirca parallelo alla Senna, che scorre immediatamente a sud, e alla Rue de Rivoli, che si trova leggermente più a nord. Se seguiamo il suo asse oggi, ovvero verso i giardini delle Tuilleries, vedremo che attraversa un’enorme piramide di vetro installata dinanzi al Louvre nel 1984 e quindi, più ad ovest, taglia in due l’Arc de Carrousel, costruito da Napoleone nel 1806, dimostrando che anche nei secoli successivi, i potenti di Francia, sono rimasti “fedeli” all’impostazione topografica del Grande Asse di Le Notre.


A questo punto accade qualcosa di veramente strano. Invece di estendere l’asse del Louvre ancora più a ovest, lungo l’allineamento esistente, Le Notre decise deliberatamente di deviarlo verso nord, cosicché risultasse inclinato esattamente di 26° a nordovest.
A prima vista potrebbe sembrare che Le Notre abbia voluto rettificare l’allineamento dell’asse in modo da posizionare i giardini delle Tuilleries più esattamente in parallelo al corso della Senna; scelta peraltro logica per un architetto urbanista del suo calibro. Tuttavia, perché optò esattamente per i 26 gradi e non per un valore arrotondato, come 25 o addirittura 30? Si potrebbe supporre che fu una scelta arbitraria, se non per un dato molto importante.
Ad alcune centinaia di metri dal Louvre si trova la famosa cattedrale di Notre Dame, sull’Ile de la Cité, una piccola isola della Senna dalla peculiare forma di imbarcazione. Qui troviamo lo stesso allineamento di 26° a nordovest incorporato nell’asse della cattedrale stessa. Questo asse venne stabilito secoli prima di Le Notre e non sembra possedere ragione pratica. E’ improbabile che si tratti di una coincidenza che due monumenti situati a poche centinaia di metri l’uno dall’altro abbiano lo stesso allineamento assiale. La scelta di Le Notre non fu casuale, né dettata da motivazioni architettoniche. Ma allora, se l’angolo quindi è significativo, cosa vuole indicarci?
Una risposta, potrebbe essere offerta nientedimeno che dal Sole. Non dimentichiamo che Le Notre stava progettando dei lavori monumentali per il Re Sole ed è quindi molto probabile che simbologie solari fossero presenti nei suoi progetti. La posizione del Sole cambia durante l’anno in tutti i punti lungo il suo arco, compresi, naturalmente, i punti di levata e tramonto sull’orizzonte. Alla latitudine di Parigi un osservatore che guarda verso ovest (la direzione cui è rivolta Notre Dame) noterà che il sole tramonta a circa 38° a nordovest in piena estate e a circa 38° a sudovest in pieno inverno.
In tutti gli altri giorni dell’anno il sole tramonta in punti intermedi dell’orizzonte tra questi due estremi, andando da nord a sud per sei mesi e poi tornando verso nord nei sei mesi successivi. Ovviamente, con questo movimento “a pendolo”, il sole tramonterà in ogni punto due volte in un anno, una volta durante il suo spostamento da nord a sud, e un’altra durante il suo ritorno a nord. Sembra che i due giorni in cui un osservatore situato a Notre Dame vedrà tramontare il sole a 26° a nordovest siano l’8 maggio e il 6 agosto – entrambe date corrispondenti a festività religiose della Chiesa Cattolica Romana molto importanti.
La prima, l’8 maggio, celebrava Saint Michel du Printemps, una festa molto popolare nel Medioevo che commemorava la miracolosa apparizione nel IV e V sec. d.C. dell’arcangelo Michele su diversi monti d’Europa – ad esempio, a Mont Saint-Michel, sulla costa della Bretagna francese, e a St. Michael’s Mount in Cornovaglia. L’arcangelo Michele nella Bibbia è il grande principe che vigila sul popolo di Dio e che viene rivelato come capo delle milizie celesti (Daniele 12,1 e Giosuè 5,14) – un ruolo che molti monarchi europei erano bramosi di proiettare su se stessi. La seconda data, il 6 agosto, segna la Trasfigurazione di Cristo, che potrebbe rappresentare secondo le ricerche portate avanti dal Progetto Atlanticus, il momento in cui Cristo testimonia il raggiungimento del Corpo di Luce, obiettivo ultimo del percorso di illuminazione alchemica.
Essa commemora l’occasione, descritta nel Nuovo Testamento, in cui Gesù venne accompagnato dai suoi discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni sulla cima di una montagna; lì gli apostoli testimoniano la trasfigurazione di Gesù, il cui viso e gli abiti diventano bianchi e splendenti come la luce, in presenza di Mosè ed Elia (Marco 9,2-13; Matteo 17,1-13; Luca 9,28-36).
Questo ci porta a dire che la scelta dell’angolo di 26° a nordovest per l’asse della cattedrale medievale di Notre Dame, e quindi il suo legame con le festività di Saint Michel du Printemps e della Trasfigurazione, indicasse una complessa interconnessione di simbolismi solari. Ma non dimentichiamo che lo stesso allineamento venne adottato molto dopo da Le Notre per l’asse degli Champs Elysees (conosciuto anche come “l’asse storico” di Parigi).
Quindi è interessante che ai tempi di Le Notre – all’epoca del “Re Sole” Luigi XIV – la data del 6 agosto, che commemora la Trasfigurazione, potesse vantare non uno ma due eventi celesti significativi legati all’angolo di 26°. Qui abbiamo uno strano collegamento con una stella molto “egizia”, Sirio, la stella della dea Iside, che ha dato miracolosamente la vita al “Re Sole” Horus, durante il suo sorgere.
Ed è un fatto verificabile che il 6 agosto la levata eliaca di Sirio (ossia il sorgere della stella allo stesso momento del Sole) può essere registrata a Parigi a 26° a sudest, esattamente all’altro capo dell’asse degli Champs Elysees,
Un altro interessante elemento è che lungo l’asse storico di Parigi sarebbe stato innalzato successivamente un immenso simbolo solare egizio: un obelisco proveniente dal tempio di Luxor portato a Parigi nel 1836


L’obelisco in Place de La Concorde

Ora Luxor, l’antica Tebe, era la “città del sole” per eccellenza nel mondo antico. L’obelisco condotto a Parigi apparteneva a una coppia che si ergeva all’ingresso del Tempio di Luxor (l’altro si trova ancora in situ). L’obelisco apparteneva al faraone Ramses II, il più potente monarca solare dell’antico Egitto, il cui nome significa appunto “Figlio del Sole”. Il tempio di Luxor era parte integrante di un più grande complesso urbano dedicato al dio solare Amon-Ra, con il suo centro principale nel Grande Tempio del Sole a Karnak. E a Karnak troviamo qualcosa di molto interessante perché scopriamo che, proprio come l’asse storico di Parigi, l’asse del tempio di Karnak è allineato a 26° a nordovest, il misterioso angolo scelto da Andre le Notre.
Gli antichi egizi avevano una festività solare molto importante chiamata “Mesora”, che significa letteralmente “la nascita di Ra (il sole)”. Ai tempi di Ramses II la “nascita di Ra”   veniva celebrata quando il sole si allineava con l’asse del tempio di Karnak. Per una sorprendente coincidenza lo stesso allineamento al tramonto si trova nell’Asse Storico di Parigi, per sancire il legame tra il sole e Luigi XIV.   Per quanto possa sembrare provocatoria e controversa, questa domanda deve comunque essere posta: avrebbe potuto Andre le Notre, forse con l’aiuto degli astronomi dell’Academie des Sciences, i quali venivano ospitati al Louvre sin dal 1663, decidere coscientemente di creare lo stesso allineamento solare degli egizi per il Re Sole di Francia?
C’è un altro fatto astronomico curioso da aggiungere a questo cumulo di intriganti “coincidenze”. La levata eliaca di Sirio (rappresentata dalla dea Iside nella mitologia egizia ed “ermetica”) venne usata dagli antichi egizi per simboleggiare e santificare la nascita dei loro re solari. L’angolo (azimut) creato da Sirio al sorgere non è lo stesso se viene visto in diverse parti del mondo. Più si va a nord, più aumenta l’ampiezza dell’angolo.
Ad esempio, a Parigi, che è molto vicina ai 49° di latitudine nord, l’angolo oggi è di 27,5° a sudest, mentre al Cairo (a 30° di latitudine nord) è solamente di 20° a sudest. Un secondo fattore influenza l’angolo di levata su periodi di tempo molto lunghi. E’ il fenomeno della precessione, un’oscillazione molto lenta dell’asse terrestre che ha un ciclo di circa 26.000 anni. Calcoli che tengono conto di entrambi questi fattori mostrano che nel 1638, l’anno di nascita di Luigi XIV, Sirio sorse a 36° a sudest, e quindi in allineamento diretto con l’asse progettato da Le Notre!
Ecco che altri tasselli del mosaico si vanno a collocare rivelandoci un quadro incredibilmente misterioso. Dagli studi sull’antico egitto sappiamo che la levata eliaca di Sirio, la stella di Iside, era il segnale cosmico che santificava la “nascita” soprannaturale dei sovrani solari d’Egitto. Potrebbe essere rilevante notare che la stessa Cattedrale di Notre Dame (così come molte altre cattedrali gotiche) si trova su un sito sacro molto antico che, secondo alcuni storici, ai tempi dei romani era un santuario dedicato a Iside.
Il lettore deve allora sapere che Luigi XIV venne concepito “miracolosamente” da Anna d’Austria nei suoi appartamenti privati al Louvre in una notte di dicembre del 1637. Mettendo insieme tutti questi indizi, come potrebbe essere una semplice coincidenza il fatto che, estendendo l’asse di Le Notre a est attraverso il Louvre, esso passi esattamente per gli appartamenti di Anna d’Austria, dove sarebbe avvenuto il concepimento di questo sovrano la cui figura voleva essere celebrata nell’architettura della città capitale del suo regno.
Ed è anch’essa una coincidenza che tre secoli dopo, nel 1989, una statua equestre opera del Bernini che raffigura il Re Sole nei panni di Alessandro Magno, anch’egli nato in corrispondenza della levata eliaca di Sirio, venne portata via dalla sua sede precedente, a Versailles, e collocata con cura nella corte del Louvre, di nuovo in corrispondenza dell’Axe Historique? Tommaso Campanella nel 1637 predisse che il futuro re di Francia sarebbe stato un “re solare” e avrebbe trasformato Parigi nella Città del Sole “egizia” – la profezia si era avverata.
Questa idea è approfondita in un articolo di Mike Plato che riporta a sua volta l’esperienza avuta da Robert Bauval a Parigi di cui riportiamo un estratto di seguito:
“… In un pomeriggio di inizio primavera del 1992, ero al bookshop del Louvre e acquistai una copia di una rivista archeologica contenente un articolo riccamente illustrato sulla città di Luxor. La rivista era Dossiers: histoire et archaeologie, e l’articolo in questione era firmato da un certo numero di autorità del campo, tra le quali il dottor Mohamad El-Saghir, Direttore delle Antichità di Luxor, e William J. Murnane e Larry D. Bell del Sondaggio Epigrafico dell’Università di Chicago. Poco prima, quello stesso giorno avevo visitato anche la Grande Arche a La Defense, e lì, all’ultimo piano, vi era in mostra una superba fotografia aerea della città di Parigi che mostrava per intero il suo asse storico, dalla Bastiglia a est, sino al quartiere di La Defense a ovest. La fotografia era lunga diversi metri e molto dettagliata.
Vi si potevano osservare chiaramente la caratteristica sagoma a “granchio” del Louvre, i giardini delle Tuilleries (si potevano distinguere persino i singoli alberi), la Place de la Concorde e l’obelisco di “Luxor”, l’Arco di Trionfo, tutti i grattacieli de La Defense e, naturalmente, la Grande Arche. Osservando la città dall’alto nel suo complesso, essa offriva una prospettiva molto speciale, la metropoli sembrava, infatti, rivelarsi come un gigantesco puzzle messo insieme nel corso dei secoli.
Ciò che emergeva in particolar modo dalla vista aerea era il modo curioso in cui l’asse di Parigi cambiava leggermente direzione emergendo dal Louvre e dirigendosi a ovest. Questa curiosa “anomalia” nell’allineamento assiale era impressionante. Avrei preferito pensare che la deviazione fosse dovuta a problemi pratici, ma in qualche modo tale spiegazione non sembrava adeguata a uno schema così ambizioso, dove un’accurata e coordinata deliberazione era la nota chiave. Si poteva toccare con mano tale deliberazione, ad esempio, nelle distanze tra i principali monumenti simbolici posizionati lungo l’asse e nelle grandezze relative dei tre “archi”. Usando la spiegazione preferita delle guide turistiche: “Curiosamente la distanza tra loro raddoppia ogni volta: 1 km tra l’arco trionfale del Carrousel e l’obelisco di Place de la Concorde, 2 km dall’obelisco all’Arco di Trionfo in cima agli Champs Elysees, e 4 km da lì alla Grande Arche. Ancora più curiosamente, la grandezza degli archi raddoppia a ogni passaggio”. Quindi, dato che tutto sembrava essere stato studiato per produrre un particolare effetto simbolico, non era possibile che la deviazione dell’asse fosse anch’essa parte dello stesso schema simbolico? Ripresi l’intera fotografia aerea di Parigi con la mia videocamera, quindi mi diressi al Louvre.
E proprio lì, seduto all’aperto nella corte del Louvre alla luce del sole iniziai a scorrere le pagine della rivista archeologica che avevo appena comprato. Una delle doppie pagine pieghevoli al suo interno presentava una superba fotografia a colori del Tempio di Luxor dall’alto. La fotografia era stata scattata guardando ad ovest verso il Nilo, con il tempio che si espandeva da sinistra a destra (ossia da nord a sud), e quindi parallelamente al corso del fiume. Un singolo obelisco si ergeva ben in vista di fronte all’entrata del tempio sul lato nord. Accanto ad esso potevo chiaramente distinguere il basamento vuoto dove una volta si ergeva il secondo obelisco che si trovava a Parigi e che in quel momento si trovava nel mio raggio visuale!   
Era strano pensare che questi due punti della superficie terrestre, così distanti tra loro, uno di fronte al tempio di Luxor a Tebe e l’altro di fronte al palazzo del Louvre a Parigi, fossero accomunati da questa coppia di talismani solari egizi. Diedi uno sguardo più attento alla fotografia aerea di Luxor. Vista da quell’altezza, era incredibile come la silhouette a “granchio” del tempio di Luxor e la sua posizione rispetto al Nilo, poteva essere facilmente confusa per il Louvre, anche per la posizione che aveva rispetto alla Senna.
Con un senso di eccitazione sempre crescente voltavo le pagine della rivista e ben presto trovai quello che speravo contenesse, un’altra fotografia aerea di Luxor che mostrasse l’intera sagoma della città “solare”. A questo punto notai qualcosa di ancora più strano. Sebbene sapessi di avere davanti a me una fotografia di Luxor-Karnak, venni sopraffato da un forte senso di deja vu visivo. Avevo visto la stessa identica “immagine” con le stesse caratteristiche non molto tempo prima, ma non era una fotografia di Luxor.
Riavvolsi il film che avevo girato alla Grande Arche, il video con la fotografia aerea di Parigi, e lo osservai attraverso il piccolo display della mia videocamera. Mettendolo a confronto con la fotografia aerea di Luxor vi erano notevoli similitudini. La sagoma di Parigi tra il Louvre e La Defense e quella della città sacra egizia tra il tempio di Luxor e Karnak erano quasi identiche!
La posizione e la provenienza degli obelischi facevano parte del puzzle. Ma ancora più sorprendente era il modo in cui l’asse di Parigi e quello di Luxor cambiavano entrambi direzione più o meno nello stesso punto, uno per puntare verso La Defense, e l’altro per dirigersi verso Karnak. Sapevo, tuttavia, che in Egitto il Nilo scorreva da sud a nord e che il tempio di Luxor si apriva verso nord; mentre a Parigi la Senna si dirigeva da est a ovest e che il “tempio” di Louvre guardava a ovest. Gli ingegneri e archeologi francesi dovevano essere ben consci di tali orientamenti. Un’osservazione dello storico Jean Vidalin una guida di Parigi ha sistemato la faccenda: “Notiamo… che nella posizione che occupa a Place de la Concorde, i quattro lati dell’obelisco hanno cambiato orientamento: il lato che a Luxor guardava a nord oggi è rivolto a ovest e diretto verso gli Champs Elysees”. Guardando da un’immagine all’altra, tra Parigi e Luxor, era come se entrambe avessero una volontà propria e volessero fondersi l’una con l’altra. Guardai in su, verso il distante obelisco di Place de la Concorde. Era come se un velo venisse pian piano sollevato dalla città di Parigi. Ricordai come il filosofo ermetico Tommaso Campanella predisse nel 1637 che Parigi sarebbe diventata una Città del Sole egizia…”
Idea che probabilmente era nelle corde anche di Mitterand quando nel 1988 volle e commissionò all’architetto Ming Pei la progettazione della piramide di vetro nel piazzale antistante il Louvre che tante polemiche suscitò tra i parigini.


La piramide di vetro davanti al louvre

Louvre che, posizionato all’origine dell’asse storico, forse contiene il più indicibile segreto della storia dell’uomo, dipinto su tela dal grande genio di Leonardo da Vinci, il quale volle forse rappresentare nella sua più famosa opera l’incarnazione della Sophia, del sapere gnostico, in quella Monna Lisa, rappresentazione per noi del Progetto Atlanticus, di una Maria Maddalena sposa e partoriente, la quale, rivolgendosi al pubblico con il suo sorriso enigmatico, cela, e al tempo stesso, rivela il segreto che l’umanità dell’era cristiana non può e non deve conoscere.

Fonti:
http://mikeplato.myblog.it/storia-segreta/
Tommaso Campanella, “La città del sole” - Feltrinelli/ Universale economica, 8 edizione
http://it.wikipedia.org/wiki/Ren%C3%A9_Adolphe_Schwaller_de_Lubicz
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12246

Ricordiamo infine il blog dell'autore:
http://progettoatlanticus.blogspot.it/
 
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