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LA PIRAMIDE DI CHEOPE E IL RAPPORTO GOYON

18 Settembre 2012 11.55 - Di: Sheenky

Non solo UFO / Archeologia e storia misterica :: LA PIRAMIDE DI CHEOPE E IL RAPPORTO GOYON

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 Il mistero della costruzione della piramide di Cheope prosegue imperterrito

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Articolo in parte scritto da Barionu

Inizio col postare l'intero brano del libro di Lawton "Il Codice di Giza":

DISPOSIZIONE E INSTAURAZIONE DEI BLOCCHI DI RIVESTIMENTO
Se davvero furono utilizzate delle rampe, i blocchi del rivestimento esterno dovettero essere collocati contemporaneamente al crescere della parte interna della Piramide, vale a dire livello per livello, invece che dal¬l'alto verso il basso a costruzione finita. Perché, se vennero usate mac¬chine, ammesso che fosse possibile, immaginare di portare in quota i giganteschi blocchi salendo tutto attorno all'edificio terminato, conside¬rati i ridottissimi spazi a disposizione, sembra un'impresa irrealizzabile. Ma anche accettando l'ipotesi dell'installazione progressiva, non sono poche le annotazioni da fare; per esempio, stabilire se il rivestimento veniva sistemato prima o dopo la collocazione dei blocchi della massic¬ciata intema. Basandosi sull’osservazione della perfetta coincidenza degli incastri delle pietre che rivestono ancora oggi gli strati inferiori della Grande Piramide, Petrie suggerì che senz'altro la loro messa in opera avveniva prima. Lavorati su tutte le facce, questi blocchi garantivano una chiusura perfetta ed accurata del relativo filare di massicciata. Lasciando punti di approdo dalle rampe per creare idonee zone di lavoro, la cosa non sareb¬be stata impossibile.

Barionu:
C'è però un'obiezione: oramai quasi tutti gli archeo¬logi sono d'accordo nel ritenere che le facce esterne dei blocchi di rivestimento furono ritoccate in situ procedendo dall'alto in basso a struttu¬ra completata. (E non corso per corso)

L'ipotesi sembra confermata da ciò che si nota a proposi¬to dei blocchi di rivestimento della Terza Piramide che compongono i corsi di base il cui aspetto è del tutto grezzo, salvo in quelli che si trova¬no nella parte centrale di ogni lato - questo forse perché l'edificio dovet¬te essere completato in fretta e furia per l'improvvisa morte di Micerino, sospetto alimentato anche dal raffazzonamento con cui fu terminato il complesso dei vicini templi funerari, chiusi alla bell'e meglio con matto¬ni di fango.
Se, dunque, questo esempio veniva seguito in tutti i casi, l'unico moti¬vo per immaginare i blocchi esterni sistemati prima potrebbe consistere nella ricerca di una maggiore accuratezza. Forse nel caso della Grande Piramide questo sistema venne applicato con i primi corsi di base, collo¬cati partendo dall'esterno verso l'interno, ma la procedura venne poi abbandonata per il resto della costruzione. Tuttavia quando si considera che anche i grandi blocchi esterni dovevano essere manovrati dalle mac¬chine a leva per venire collocati a posto, la questione dello spazio diven¬ta pressoché irrilevante in relazione all'ordine con cui i blocchi venivano disposti. Il posizionamento degli ultimi blocchi di ciascun filare, infatti, avrebbe in tutti i modi rappresentato sempre il compito più difficile. è probabile che, per motivi di efficienza e tempo, il retro, la base e i fianchi dei blocchi di rivestimento venissero predisposti ad adattarsi al contatto con i blocchi adiacenti prima di essere montati, lasciando gli ultimi ritocchi - e la completa rifinitura della parte superiore e della fac¬cia esterna - per operazioni da compiere in situ. Che tutte queste fasi fos¬sero eseguite con pazienza certosina, è provato non solo dal perfetto com¬baciare dei blocchi, ma anche dal loro accurato appoggiarsi su quelli immediatamente interni, se, per di più, si tiene anche in conto che i punti di contatto non risultavano sovente perpendicolari alle facce dei blocchi. Gli strumenti utilizzati per la rifinitura finale garantivano un lavoro dav¬vero raffinato e preciso. Si trattava di semplici scalpelli di rame, dalla lama non più larga di un centimetro, che veniva regolarmente affilata per garantirne l'efficienza. L'ipotesi che le facce esterne dei blocchi di copertura siano state model¬late e levigate solo a Piramide completamente eretta, viene supportata da ciò che scrive Masoudi, quando dice: «La Piramide è stata realizzata a gradoni, innalzati e finiti a partire dall'alto per scendere verso il basso, e rivestita quando venne terminata». (Per quanto questa frase possa anche essere interpretata per dire che, mano a mano che si procedeva verso il termine del lavoro venivano anche piazzati i blocchi di rivestimento). Anche se questa teoria gode di buon credito, presenta alcuni problemi logistici niente affatto trascurabili. Se i blocchi esterni vennero sistemati alla fine del lavoro, procedendo dall'alto in basso -

Barionu:
Ovvero, bisognava portare a 120/140 metri di altezza pietroni da 10/15 tonnellate dopo una salita in rampe elicoidali lunga circa 3 chilometri (stima di Goyon)

con l'uso di macchine di sollevamento - allora questa ope¬razione aggiuntiva non suscita problemi; ma abbiamo già visto che non avrebbe rappresentato la soluzione migliore, quand'anche questo metodo fosse stato usato. Viceversa, se i blocchi fossero stati sistemati corso per corso, come ipotizzato nel caso di utilizzo delle rampe, tutto attorno all'e¬dificio non ci sarebbe stata alcuna piattaforma per ospitare gli operai addetti alla rifinitura finale dei blocchi. Dunque, se si ammette la teoria delle rampe, cosa che implica l'idea della rifinitura conclusiva delle facce esterne dei blocchi di copertura, ci sono soltanto due metodi per render¬ne ragione: o dei ponteggi lignei eretti sulle rampe, oppure l'uso a ponti sospesi sorretti da gruppi di funi calati dall'alto delle quattro facce della Piramide: queste piattaforme aeree sospese, avrebbero consentito agli operai il lavoro di rifinitura.

Barionu:
Gruppi di funi ?
Piattaforme aeree per blocchi da 15 tn posate con precisione da orologio svizzero?
Qui Lawton spadella di brutto.

Quest'ultima, sembrerebbe essere la sola ipotesi plausibile, ammesso l’uso di macchine di sollevamento, per ipo¬tizzare i blocchi di copertura della Piramide rifiniti a edificio completato. Davanti ad una gamma di ipotesi così variata, lasciamo che ciascuno si orienti verso la soluzione che ritiene più accettabile. Quello che conta non è tanto schierarsi da una parte o dall'altra, ma rendersi conto di un fatto importante: si tratta, in tutti i casi, di teorie comprensibili e raziona¬li, grazie alle quali si riesce, in un verso o nell'altro, a dare ragione logi¬ca del modo in cui gli antichi costruttori egiziani poterono realizzare le piramidi - compresa la Grande Piramide con la sua articolata composi¬zione interna.

Barionu:
Aggiungo...
Con delle specifiche veramente interessanti : Petrie parla di giunture cementate ( plaster in ingese : intonaco, impiastro etc ) al CENTESIMO Di POLLICE, e questo dato è avallato persino da Lehner : " The complete Pyramids " 1997 ed., e stiamo parlando di come appaiono oggi, dopo "almeno" 4000 anni e rotti.
Ma il punto è un altro, e ne ho parlato con molti ingegneri edìli: anche oggi 2007/8/9 se posizioni in pendenza un "macigno" da 10/16 tonnellate, (in pendenza!), se sbagli la prima posa, non c'è pezza che tenga.
Il blocco rimane lì sbilenco e non si può fare un assestamento "decente", volendo addirittura operare con le giunture di cemento (malta ,impiastro, etc...).
E gli scrittori dell'antichità ci raccontano come la piramide di Cheope "apparisse liscia e perfetta come una sola indistinguibile lastra" (Masoudi - IX secolo).

RAPPORTO GOYON







L’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

G) Non è attestata l'utilizzazione di animali per il traino delle tregge. Il bue, che compare talora attaccato ai traini funebri, non è mai rappresentato nelle figurazioni delle mastabe come animale da tiro. Sono noti appena due casi in cui appare rappresentato come tale nelle cave di Maasara durante il Me¬dio Regno. Per quel che riguarda l'asino, il caratterisdco e paziente asinello egiziano, non fu mai attaccato a traini e, particolare curioso, neppure cavalcato. Nelle raffigurazioni di scene campestri lo si vede utilizzato per il trasporto di far¬delli e sui cantieri lo possiamo immaginare adibito al traspor¬to di carichi leggeri quali acqua e mattoni.
La treggia egiziana, abbastanza simile alle nostre slitte, era costituita essenzialmente da due assi di legno di lunghezza variabile fissati parallelamente mediante due traversine. Ri¬sulta particolarmente efficace qualora sia adoperata sopra una superficie non rigida, come appunto l'argilla. A questo scopo si usava innaffiare il terreno con acqua. Recenti esperienze hanno confermato la straordinaria efficienza della treggia in opportune condizioni di utilizzazione. Sopra una superficie piana il coefficiente di attrito risulta minimo, al contrario su un terreno in pendio il fattore peso agisce in senso inverso: occorre che il pendio sia il più lieve possibile (tav. 3).
Il Croon, valutando i tempi di costruzione della piramide di Meidum, ha calcolato il numero di uomini necessario per il trasporto di un blocco il cui peso sia di 1150 kg circa su una rampa di 20° (35%). Valutando la forza media di 15 kg per ciascun uomo e con un coefficiente di attrito di 0,25, deduce che erano necessari 44 uomini per effettuare como¬damente lo spostamento del blocco.

H) Mi sia permesso rivedere i calcoli di Croon. Nel caso della piramide di Cheope il volu¬me medio dei blocchi risulta maggiore a quello scelto dal Croon in quanto gli ultimi blocchi posti in vetta alla pirami¬de misurano circa 1 mc con un peso medio di 2500 kg. Il peso della treggia valutato dallo stesso studioso a 30 kg per il trasporto di un blocco di 1150 kg pare poco accettabile per difetto. Ritengo il peso della treggia valutabile intorno ai 500 kg, attrezzature comprese, cioè un peso totale di 3000 kg per ogni trasporto di un blocco di pietra medio di 1 mc. Al contrario la forza media individuale di trazione di 15 kg per persona risulta troppo elevata. Propongo di abbassarla a 12 kg corrispondente a quella prescritta in tempi non molto lontani dall'Amministrazione dei Lavori Pubblici per il rimorchio a mano delle chiatte fluviali in Francia ( da notare che anche il grande archeologo Jean Kerisel parla di 13 kg limite massimo per persona . zio ot ). Infine il calcolo del pendio proposto a un valore di 20° (35%) non può essere accettato per l'eccessiva ripidezza.

Esaminiamo quanto risulta per il trasporto di un blocco di peso medio di 3000 kg applicando i dati da me proposti secondo la formula stabilita secondo le regole della meccanica:

I) Infine il calcolo del pendio proposto a un valore di 20° (35%) non può essere accettato per l’eccessiva ripidezza.




L) L’ARMATURA IN FORMA DI RAMPA ELICOIDALE DI MATTONI CRUDI
Dopo avere dedotto che il metodo costruttivo più idoneo fu quello della rampa avvolgente elicoidale, occorre fissare le condizioni indispensabili che dovettero presiedere all'impianto avendo presenti i mezzi a disposizione:

1. La pendenza della rampa doveva essere lieve perché gli operai non fossero sottoposti a uno sforzo continuato e per evitare che i carichi slittassero.

2. La larghezza della carreggiata doveva essere tale da per¬mettere il transito e le manovre delle tregge nei due sensi.

3. Occorreva evitare che la regolazione della pendenza del¬la rampa fosse ripresa in esame dopo la messa in opera di ogni 11 singolo strato.

4. Occorreva evitare dispersioni di mezzi e di manodopera.

5. Occorreva salvaguardare la sicurezza degli operai. Secondo i miei calcoli le caratteristiche della rampa-armatura della piramide di Cheope, sarebbero state le seguenti:

Lunghezza totale 2617,75 m
Larghezza media utile 30 cubiti (= 15,75 m) con un minimo di 6 m e una larghezza alla base di 24 m Numero dei piani avvolgenti: 6-7

Altezza media di ogni piano: 20 m
Volume della massicciata di mattoni: 396.881 mc ca. pari a 1/7 circa del volume totale della piramide ultimata.

M) Ho calcolato una pendenza di 3 dita (0,056 m) per metro, ma se ne può scegliere un'altra un pò più sensibile, la quale però non dovrebbe superare le 4 dita (0,075 m) per metro. D'altra parte sappiamo che la pendenza media usata nei calcoli si aggirava su questi valori e che in alcune rampe monumentali di accesso è stata attestata una pendenza leggermente superiore alle 3 dita.
 
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