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L'ASINO E LA CAROTA

18 Settembre 2012 17.23 - Di: Sheenky

Non solo UFO / Paolo Brega :: L'ASINO E LA CAROTA

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 Il ruolo dei mass-media, pilotati dall’Aspen Institute, è quello di impaurire l’opinione pubblica conducendola ad accettare le politiche di austerità imposte dalla UE

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Articolo di Paolo Brega

La crisi in Europa serve a portare l'Europa verso l'unione politica, stimolando di fatto la cessione da parte degli stati membri di ulteriori segmenti di sovranità, oltre a quella monetaria, di fatto conferita agli organismi della UE attraverso il percorso segnato dal Trattato di Maastricht del 1992 e di quello di Lisbona del 2007.
Il ruolo dei mass-media, pilotati dall’Aspen Institute, è quello di impaurire l’opinione pubblica conducendola ad accettare le politiche di austerità e rigore ultraliberiste imposte dalla UE, poiché “necessarie” al perseguimento degli obiettivi macroeconomici dell’Unione, e all’ingerenza nelle decisioni dei governi nazionali democraticamente eletti da parte di organismi sovranazionali non democratici, emanazione questi ultimi del potere centrale bancario-finanziario.
Obiettivi che si dimostrano essere però lontani dal bene comune e dalla crescita economica. Crescita che infatti puntualmente viene rimandata a un orizzonte temporale di medio periodo. Crescita che rappresenta la carota posta davanti al muso dell’asino per farlo camminare: l’asino non sa che non raggiungerà mai quella carota fintanto che il padrone abbisogna del suo lavoro.
Noi, cittadini d’Europa, siamo l’asino. La carota ci viene presentata ogni giorno dai telegiornali, dai quotidiani e da tutti gli altri strumenti di informazione. Purtroppo la carota ci viene proposta anche da coloro i quali, da noi delegati attraverso il voto, dovrebbero rappresentare i nostri interessi di cittadini per il perseguimento del bene comune: i politici.
L’Aspen Institute è finanziato da fondazioni come la Carnegie Corporation, la Rockefeller Brothers Fund e la Ford Foundation, attraverso quote di iscrizione a seminari e donazioni individuali. Tra i suoi affiliati ci sono leader della politica, dell’economia e intellettuali. Attualmente Walter Isaacson è il suo presidente mondiale e CEO, l’ex presidente della CNN, il canale televisivo statunitense più potente e conosciuto al mondo. Pensate che quest’uomo ha rinunciato ad una delle poltrone più ambite del pianeta pur di sedere in cima all’Aspen Institute. Da un episodio del genere possiamo dedurre la planetaria importanza di questa organizzazione.
Quello che interessa noi, in questo delicato momento socio-politico che sta attraversando l’Italia, è la sede italiana di questo indefinibile istituto di origine statunitense. Scavando tra i meandri del potere e risalendo i fili dei burattini, forse, avremo una possibilità di scovare la matrice dell’inganno democratico in cui siamo stati imprigionati.
L’Aspen Institute Italia riunisce il meglio dell’industria italiana, delle banche e delle assicurazioni, della cultura e della politica, non c’è settore che manchi all’appello: Generali, Fincantieri, Confindustria, la Rai, Mediaset, Pirelli, Poste Italiane, società Autostrade, Enel, Fiat etc. E’ un elenco incredibile, tutti i capitali italiani, di ogni settore, convergono nell’Aspen Institute come Soci sostenitori. Essi “mettono a disposizione dell’Istituto la loro competenza e contribuiscono così alla qualità intellettuale e al patrimonio di idee dei programmi di Aspen, collaborando in forma gratuita alle diverse iniziative. Partecipano, tra l’altro, a gruppi di lavoro e task force che affrontano specifici problemi del panorama politico ed economico internazionale”.
Insomma questi soci non solo portano avanti le loro idee, ma si rendono disponibili ad appoggiare eventi specifici “su tematiche di rilevante interesse strategico“.   Significa che hanno il potere di veicolare le politiche del paese e dando un’occhiata ai nomi dei soci ordinari: Enrico Letta, Giulio Tremonti, Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Fedele Confalonieri, Lucia Annunziata, Paolo Mieli, Francesco Caltagirone, Cesare Geronzi, Franco Frattini, Gianfranco Fini, Gianni Letta, Luca Montezemolo, Sergio Marchionne, Emma Mercegaglia, Giuliano Amato, John Elkann, Lucio Stanca e molti altri ancora, ci rendiamo conto che l’ipotesi paventata dai teorici del complotto diventa sempre più una oggettiva realtà.
Ci hanno fatto credere che potevamo essere padroni del nostro destino delegando ad altri le nostre speranze, chiudendoci in una cabina a scegliare prima fantocci e poi simboli senza significato. Ci hanno incantato per anni, con dibattiti, liti, parapiglia mediatici e comizi deliranti, ci hanno mostrato due facce della stessa medaglia, e gli hanno dato nomi e ideologie veicolanti. L’alfa e l’omega, la destra e la sinistra. Ci hanno dato l’apparenza democratica tramite la messa in scena di due finti schieramenti, in eterna lotta tra loro. Ci hanno fatto credere di essere liberi perchè potevamo scegliere tra il burattino rosso e il burattino nero.
Ma i burattini, seppur di diverso colore, erano e sono manovrati dalla stessa mano. Quella mano guidata dal cervello del NWO. Aspen Institute è infatti molto vicino agli ambienti trans-atlantici della NATO e del Consiglio Atlantico. Potreste a questo punto chiedervi perché mai la NATO possa essere interessata ai problemi economici della UE? E’ presto detto.
Alla NATO serve un'Europa unita con una sola voce, possibilmente poco democratica, come è appunto ora la UE, per affrontare le future guerre contro Russia, Cina e Al Qaeda per il controllo delle risorse energetiche del nord africa e medio-oriente. Non si possono avere 27 paesi con 27 teste diverse.
Se guardiamo i personaggi coinvolti in questi governi "tecnici", vediamo molti personaggi direttamente riconducibili ad ambito NATO sia direttamente (come Monti e altri esponenti politici italiani), sia indirettamente tramite varie entità comunque di stampo atlantista (tipo appunto Aspen e via dicendo).
Mentre al forum di Cernobbio Mario Monti, assistito da Van Rompuy, tuonava contro la minaccia alla stabilità europea costituita dai populismi, la sua platea già discuteva del dopo la fine della legislatura, ipotizzando per il futuro un governo Monti bis, e poi, chissà, magari anche un "Monti forever".   A questo punto anche il regime parlamentare risulta congedato; perciò il parlamento viene mantenuto in "vita" senza altra funzione reale che costituire uno specchio per le allodole nel contesto di una finta normalità istituzionale.
Questa finzione di normalità non viene smascherata, e la generale conseguenza è che il dibattito politico interno si infantilizza e si avvita sul nulla. Per settimane si sono succedute dichiarazioni circa un possibile referendum sull'euro, "dimenticando" che l'euro esiste in virtù di un trattato internazionale, e l'articolo 75 della Costituzione vieta espressamente che vengano indetti referendum abrogativi su leggi di ratifica di trattati.   Questo esempio la dice lunga sulla democraticità delle decisioni prese in seno all’Europa.
Fiorisce anche una fortunata pubblicistica sulle sorti dell'euro, spesso basata sulla speranza di una sua morte naturale, in quanto l'euro sarebbe una moneta comune senza prospettive, schiacciata dalle sue stesse incongruenze interne. Ma potrebbe anche darsi che il destino dell'euro non sia legato ad aspetti puramente economici o finanziari, visto che come andrà veramente a finire ce lo dicono sul sito del Consiglio Atlantico, l'organo supremo della NATO. Secondo un commento scritto da due "fellow" (ricercatori) in forza al Consiglio Atlantico, tali Grundman e Wilson, un'eventuale fine dell'euro minaccerebbe la "sicurezza globale", espressione in codice che indica il programma di aggressioni della NATO.
Sul sito del Consiglio Atlantico ci spiegano infatti che, senza la disciplina europea assicurata dall'euro, l'anno scorso non si sarebbe potuta condurre con successo l'aggressione contro la Libia, ed oggi non si potrebbe neppure garantire l'applicazione delle sanzioni economiche contro l'Iran. Non si può essere più chiari di così. La guerra all'Iran forse non la si farà subito, ma nell'attesa gli Europei devono stringere la cinghia per garantire le condizioni politiche, finanziare e militari che sono necessarie all'aggressione. In base agli schemi della gerarchia coloniale, ogni grado della gerarchia va a rivalersi su quello più basso, perciò è evidente che saranno gli Europei del Sud a pagare il prezzo più alto in nome della "sicurezza globale". Non a caso, sul sito del Consiglio Atlantico i commenti più sprezzanti sono riservati alla Grecia.
Tutti i commentatori ufficiali sono concordi nel ritenere che i Greci già debbano ringraziare per essere stati ammessi nell'euro, loro che non se lo meritavano proprio. Infatti uno degli schemi più ricorrenti della propaganda colonialistica è il "troppobuonismo". Si ammette che ci siano dei problemi, ma questi sarebbero dovuti sempre al comportamento non virtuoso dei cittadini o dei governi rappresentanti. Qualunque commentatore desideri conquistare il successo mediatico ed editoriale deve adottare questo schema di propaganda, che può essere applicato a qualsiasi questione. La propaganda è un vero e proprio genere narrativo, e la fiaba può essere riciclata molte volte cambiando l'ambientazione ed i personaggi.
E intanto, vittima dei sensi di colpa del nostro debito pubblico, o del nostro comportamento poco incline al rigore, continuiamo a mangiare la carota che ci viene propinata dai padroni seduti a Bruxelles, Strasburgo, Francoforte… e Washington.
Alla NATO, ripeto, serve un'Europa unita con una sola voce, possibilmente poco democratica, come è appunto ora la UE, per affrontare le future guerre contro Russia, Cina e Al Qaeda per il controllo delle risorse energetiche del nord africa e medio-oriente. Non si può dialogare con 27 paesi con 27 teste diverse, molto meglio trasformare l’Europa in una unica entità politica.
Sembrerebbe esserci anche una tendenza ad accelerare il processo; forse Cina e Russia cominciano a minare dalle fondamenta i piani di dominio del NWO? Forse per questo osserviamo la sempre maggiore pressione delle politiche ultraliberiste promosse in Europa e l’escalation di violenza in Nord Africa e medio-oriente, apparentemente non connesse tra di loro, ma in realtà piani paralleli di un progetto di dominio globale.
Rivolte popolari ci sono state, e credo che siano in gran parte spontanee in Tunisia dove nasce tutto e in Egitto, ma per mere questioni di fame della popolazione. Non a caso Mubarak stava attuando politiche ultraliberiste, lo stesso in Tunisia, non molto dissimili a quelle che vediamo oggi in Europa. La Tunisia in particolare è stato uno shock per il gotha mondiale, perché quello era il paese esempio delle politiche ultraliberiste nel terzo mondo. Caduto quello per una vera rivolta popolare, sono dovuti correre ai ripari.
Libia e Siria sono situazioni completamente diverse secondo me, e forse rappresentano la reazione dell'Impero per "smontare" queste rivolte, facendo vedere alle popolazioni moderate dei paesi del magreb o della penisola arabica o del medio-oriente che il risultato delle "rivoluzioni" è la presa di potere di violenti e fanatici: la solita Al Qaeda, pronta a ritornare in auge ogni qualvolta necessita nonostante 11 anni di guerra dopo quel tragico e drammatico 11 Settembre 2001. In questo modo spaventano le maggioranze di quei paesi e in un certo senso frenano velleità di rivoluzione.
In Libia e Siria è evidente l'intervento esterno, anche perché le popolazioni di quei paesi godevano di uno standard di vita elevato rispetto alla media dei paesi della regione e dell'Africa. Non si agisce più ora con i colpi di stato, ma ci si muove destabilizzando i paesi, soprattutto quei paesi che fanno intendere di volersi sganciare dall'impero.
In Egitto prima si sono mossi appoggiando i militari e favorendo direttamente erano a Washington prima della caduta di Mubarak il colpo di stato, poi hanno aperto ai fratelli musulmani e hanno dato il benestare a Marsi (che si è recato anch'esso presso il Dipartimento di Stato) che ha messo nel cassetto la casta militare (molto potente).
Una delle contropartite, guarda caso, è stato un maxiprestito dal FMI, cosa che ha fatto anche la Libia, nonostante fosse durante il regime di Gheddafi, un paese senza debito estero. I bombardamenti servivano anche a distruggere le infrastrutture, e ora andranno ricostruite tutte a prestito, e facendo lavorare aziende occidentali, USA in primis.
Da un articolo del sito del Consiglio Atlantico “Preserving the Atlantic Alliance”:

“A distracted, disunited, disheartened Europe, unwilling to exercise leadership in world affairs and exacting progressively deeper cuts to its capacity for action, will grow estranged from the United States. This too will have consequences for global security: without strong European commitment allied with American leadership, it is difficult to imagine, for instance, last year’s successful intervention in Libya or the economic sanctions currently bearing down on Iran.
Yeats’s poetic vision of how things fall apart includes a then-prescient warning: “The best lack all conviction, while the worst / Are full of passionate intensity.” The nations gathered in Brussels on June 28 must return to the conviction that European unity matters—not just to their individual prosperity but for the good of global security”

Evidenziamo la seguente frase:

“must return to the conviction that European unity matters—not just to their individual prosperity”

Questa frase esprime un cinismo fenomenale. Dice: “l’Europa unita non è importante per il benessere delle popolazioni, ma per questioni di sicurezza globale.”
Ecco a cosa serve l'Europa Unita, l'euro e l'europeismo.
Questa crisi economica creata a tavolino permetterà la creazione dell’Unione Politica Europea, che permetterà, forse già dal 2014, all’egemonia USA di avere un solo ed unico “referente”.
La Cina sta crescendo al ritmo dell’8% all’anno. Nel frattempo, in America si sta vivendo la più grande crisi economica che la sua storia abbia conosciuto, forse peggiore della Grande Depressione del 1929. E’ facile presumere che, da qui al 2016, l’economia cinese permetterà alla Cina di diventare il paese più industrializzato del mondo, sottraendo pertanto la leadership mondiale agli USA. Questo se nessuno interverrà prima.

Ovviamente, prima di poter “affrontare” la Cina sono necessarie alcune operazioni geo-politiche e socio-economiche propedeutiche alla mossa finale, allo scacco matto:

1.    Conquistare Iraq e Afghanistan con una "guerra al terrorismo" inventata di sana pianta, che è costata ai contribuenti americani 1.000 miliardi di dollari.

2.    Far abbassare le penne all'Europa e all'Euro mediante l'aggravamento pilotato di una crisi economico-finanziaria, generando - tra l'altro - ingentissimi guadagni per gli speculatori.

3.    Creare una polizia europea, aprire le frontiere alle agenzie tipo CIA per raggiungere agilmente i "dissidenti" in territori non americani, restringere i controlli sui cittadini europei compresi i loro conti correnti, repressione dei diritti fondamentali, e abilitare il controllo e il coordinamento su tutto il sistema bancario europeo.

4.    Posizionarsi strategicamente nei territori di Siria e Iran, e Nord Africa, oltre alla fattiva collaborazione, a livello politico-militare, di quell’unico presidente europeo che potremmo essere portati a “dover” eleggere in un prossimo futuro.

Lo scenario peggiore prevede una guerra mondiale contro la Cina, da iniziare entro i prossimi anni, per poi avere il controllo del pianeta terra sotto un Unico Governo Mondiale politico, economico e militare. Si sta giocando una partita a Risiko, dove i cattivi, questa volta e senza rendercene conto, siamo noi.

Siete ancora disposti a rincorrere la carota?!


Fonti:
http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=507
http://www.acus.org/new_atlanticist/euro-crisis-threatens-global-security
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=9687
http://ruomoridalmondo.blogspot.it/2012/08/noi-i-diritti-del-cittadino-monti-fa.html
http://www.oltrelacoltre.com/?p=9127


Ricordo infine il blog dell'autore:
http://progettoatlanticus.blogspot.it/
 
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