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LA SCONFITTA DELLA RINASCITA

4 Ottobre 2012 05.06 - Di: Sheenky

Non solo UFO / Paolo Brega :: LA SCONFITTA DELLA RINASCITA

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 L'effetto delle migrazioni dei popoli indoeuropei nell’Europa gilanica

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Articolo di Paolo Brega

All’interno del nostro blog abbiamo affrontato l’effetto delle migrazioni dei popoli indoeuropei nell’Europa gilanica secondo le teorie di Marija Gimbutas a partire da 7000 fino a 4000 anni fa con particolare attenzione alla cultura Kurgan e l’impatto di questo evento sui piani di “Rinascita” previsti dagli Enkiliti; Enkiliti; che rappresentano il Player B della nostra ‘scacchiera’ sulla quale si gioca da migliaia di anni una complicata partita.
Di fatto l’arrivo dei Kurgan sostituisce a una società fondata sul dono, sulla spiritualità e sulla cooperazione tra individui pari appartenenti alla comunità, una società invece fondata sul possesso, sull’autorità e sul dominio da parte del forte sul debole.
Oserei dire che con le migrazioni indoeuropee di 7000 anni fa il modello sociale Enkilita viene pertanto soppiantato dal modello sociale “Rettiliano”, riconducibile invece al Player C.

http://progettoatlanticus.blogspot.it/2012/07/gli-indoeuropei-la-rovina-dei-piani-di.html


Le migrazioni dei Kurgan

Come dimostra la cartina geografica, popolazioni indoeuropee, patriarcali e guerriere, provenienti dall'area caucasica e siberica, si introdussero in Europa, estinguendo o assoggettando con le armi e la violenza le società gilaniche (vedi link http://italianimbecilli.blogspot.com/2011/02/societa-gilaniche-le-floride-comunita.html) cancellando di fatto l'eredità lasciata loro dagli insegnamenti enkiliti, durante il processo di Rinascita.
Le prime comunità umane, libere e pacifiche, fondate su una auto-organizzazione basata su cooperazione e solidarietà, che per migliaia di anni avevano prosperato in Europa e in Mesopotamia, vengono pertanto soppiantate dalle ondate delle popolazioni indoeuropee tra cui appunto i Kurgan.
Il modello sociale imposto vede come elementi dominanti la forza fisica e l'autorità maschile relegando la figura della donna (e della sua spiritualità) a un livello di schiavitù e di concubinaggio forzato. L'ordine anarchico venne represso, fu introdotto il concetto di proprietà (che poi sfocerà nella monetizzazione, nel mercato) soppiantando un efficace sistema economico basato sul dono.
Da questa logica oppressiva nacque quella che la storiografia ufficiale, riconosce come la "nostra" civiltà, le prime monarchie, i primi regni... omettendo tutto ciò che di buono vi era prima in una arcadica società così come venne progettata per l'uomo da Enki, dopo il diluvio, con il processo di Rinascita, grazie alla quale ebbero origine le prime società umane, tra cui i Sumeri, appunto poi soppiantate dall'arrivo degli Indoeuropei.


I popoli coinvolti nella “Riconquista”

E' solo dopo il loro arrivo infatti che la linea del tempo inizia a registrare gli accadimenti storici che studiamo sui libri di testo, relegando alla figura di semplici miti ciò che precedeva la storia. Una storia prima della storia, volutamente cancellata dalla storia.
E' dalle ricerce di Marija Gimbutas che possiamo conoscere le misteriosi origini del popolo indoeuropeo. Dagli studi della Gimbutas emerge un quadro abbastanza semplice e lineare della comparsa degli Indoeuropei sulla scena della storia: migrando dalle loro regioni d'origine (Urheimat collocata fra gli Urali e il Danubio), le popolazioni indoeuropee si sarebbero sovrapposte un po' ovunque (dall'Europa occidentale all'India) alle popolazioni neolitiche preindoeuropee, come élites guerriere tecnicamente più avanzate (detentrici della metallurgia del rame e del bronzo), imponendo in gran parte alle popolazioni sottomesse la loro struttura sociale e la loro religione.


I movimenti migratori dei popoli Indoeuropei

L'ipotesi più diffusa sulla tipologia di popolazione era quella di un popolo di guerrieri nomadi che, migrando dalle sue sedi originarie a causa della scarsità di risorse, avrebbe travolto le civiltà preesistenti, portando tuttavia delle innovazioni tecnologiche come la metallurgia del bronzo, poi del ferro, l'uso del carro da guerra e del cavallo.
Soprattutto fra gli indoeuropeisti di scuola tedesca, tra cui Gustaf Kossinna, lo studio sull'origine degli indoeuropei veniva mischiato con lo studio sull'origine Germani, che si presentavano come guerrieri patriarcali rozzi e feroci, primitivi e nomadi, in opposizione all'avanzata civiltà mediterranea antica greco-latina.
Andando assai più indietro nel tempo, nelle tradizioni fra storia e leggenda che circondano l'origine dell'età antica mediterranea, agli studiosi si offriva il modello dell'invasione dorica che, intorno al 1100 a.C. avrebbe spazzato via la civiltà micenea preesistente, anch'essa indoeuropea (e non meno guerriera, visto che aveva sopraffatto la civiltà asiatica dei Troiani).
Quanto al ramo indiano dell'indoeuropeo, o indo-germanico, era fin troppo facile ravvisare, nei Veda come nei più tardi poemi epici Mahabahrata e Ramayana, il sovrapporsi, a genti preindoeuropee, di una società guerriera, non dissimile da quella descritta nei poemi omerici.
Gli Indoeuropei erano quindi una popolazione nomade primitiva, guerriera, patriarcale, venuta dal nord che si sovrappose in una o più fasi, alle popolazioni preindoeuropee, soggiogandole e dominandole come élite guerriera, che poi impose la propria lingua alle genti sottomesse, secondo un modello che Andrew Colin Renfrew ed altri studiosi definiscono "mutamento linguistico per sovrapposizione di un'élite".
E' proprio l'arrivo degli indo-europei a 'rovinare' i piani di Enki e della Rinascita in quanto, sostituendo i loro paradigmi sociali a quelli tipici della Rinascita danno il via alla storia umana, alle sue violenze, alla prevaricazione del forte contro il debole, all'introduzione della proprietà privata e a tutte le conseguenze che ciò porterà nel corso dei millenni a venire.
Culture mai entrate in contatto con gli indo-europei (e penso ai nativi americani) sono rimaste invece più legate ai vecchi paradigmi della Rinascita enkilita e ai modelli delle arcadiche società gilaniche.
Ma l’azione degli antagonisti, avversari, alla visione Enkilita della gestione della razza umana non si ferma qui. Una più forte invasione avviene a partire da 4000 anni fa, proprio al termine delle migrazioni del ceppo culturale Kurgan. Trattasi delle migrazioni di quelli che verranno conosciuti nella storia come i “Popoli del Mare”. Migrazioni che partiranno dalla culla del Player A; il popolo eletto degli Enliliti: i Sumeri, o meglio gli Ebrei loro diretti eredi, così come possiamo dedurre dalle ricerche di Arno Poebel prima e dell’importante sumerologo Kramer, i quali riscontrano significative correlazioni tra Sumeri e Ebrei.
Dalla Bibbia sappiamo a un certo punto che “…Abramo uscì dalla città di UR dei Caldei…” per raggiungere la terra promessa, la terra di Canaan, su indicazione diretta di Dio/Yahweh/Enlil. Possiamo collocare temporalmente nel XVIII sec. a.C. la partenza della tribù di Abramo verso Canaan, ovvero 3800 anni fa, esattamante alla fine dell’azione Kurgan nel continente europeo.
Ma da ciò che narra la Bibbia possiamo osservare come il tragitto di Abramo compia una sosta nella città di Harran. Ed è in realtà proprio ad Harran che Abramo riceve da Dio la “missione” di scendere verso la terra promessa.   


Il percorso di Abramo

Al lettore interesserà sapere che il luogo in cui Yahweh scelse Abramo per questa audace missione è lo stesso luogo dove Marduk fece la sua comparsa dopo un'assenza di mille anni e fu più tardi il luogo in cui una serie di eventi incredibili cominciarono a susseguirsi. Questi furono avvenimenti di portata profetica, che influenzarono sia le questioni umane sia quelle divine.
Gli eventi chiave, raccolte per i posteri da testimoni oculari, cominciarono e finirono con l'adempimento delle profezie bibliche riguardanti l'Egitto, l'Assiria e Babilonia; e includevano la partenza di un dio dal suo tempio e dalla sua città, la sua ascesa ai cieli, e il suo ritorno dai cieli mezzo secolo più tardi.
E, per una ragione forse più metafisica che geografica o geopolitica, molti degli eventi cruciali degli ultimi millenni del conto cominciato quando gli déi, riuniti in consiglio, decisero di assegnare all'Umanità la civiltà, ebbero luogo ad Harran o nei suoi pressi. I dettagli di una tavoletta che facevano parte di una corrispondenza reale di Assurbanipal, il figlio successore di Assaraddon, si evince l'intenzione che Asarrandon meditava di attaccare l'Egitto, dirigendosi a nord invece che a ovest alla ricerca del tempio in legno di cedro di Harran. Lì vide il dio Sin appoggiato a un bastone, con in testa due corone. Il dio Nasku gli stava difronte. Il padre di sua maestà il mio re entrò nel tempio.
Il dio gli pose una corona sulla testa, e disse: "Viaggerai verso le nazioni, e ne sarai il conquistatore!" Egli partì e conquistò l'Egitto. Scopriamo inoltre che nella lista degli Dèi sumeri, Nasku era un membro dell'entourage di Sin.
Ma torniamo ad Abramo e alla sua tribù: dopo l’investitura da parte di Yahweh, Abramo e il suo popolo eletto, scende verso l’attuale palestina e la occupa. Se, come ipotizzato nelle teorie del Progetto Atlanticus, Yahweh fu davvero un Enlilita significa che l’occupazione della terra di canaan da parte degli ebrei di Abramo fu una ponderata decisione politico-strategica del principe ereditario Anunnako forse volta a boicottare i piani del fratello Enki, oppure a definire il proprio potere nella regione.
Il lettore potrebbe chiedersi a questo punto: “Ma non stavamo parlando di Europa? Cosa centra tutto questo con le migrazioni degli indo-europei e dei Kurgan?”. Centra, perché la Bibbia dimentica di dire che ad Harran la tribù di Abramo (che ancora non è nazione di Israele, in quanto sarà Giacobbe a ricevere questo incarico da Dio), si divide in tre sottotribù.
Una prima tribù, volge a sud, verso la palestina, e la Bibbia seguirà le vicende di questa, poiché da essa nascerà la nazione di Israele, prediletta dal Signore (ovvero Enlil)
Una seconda tribù si dirigerà a nord, risalendo il Danubio e occupando perciò la parte nord dell’Europa fino all’Irlanda dove verranno ricordati come i Tuatha de Dana.
Una terza prenderà la via del mare dando origine a tutta una serie di popoli che saranno noti per le loro abilità guerriere tanto da venire utilizzati come soldati mercenari e guardie del corpo del faraone (Shardana) in quell’Egitto, sempre fortemente collegato alla storia del popolo ebraico, tanto che durante il regno del faraone Akhenaton esisteva una vera e propria ambasciata dei “Popoli del Mare” in terra d’Egitto, il che rafforza l’affascinante ipotesi che il faraone ‘eretico’ e Mosè fossero la stessa persona, considerando l’origine comune di “Popoli del Mare” e Ebrei. Ricordate quanto accaduto nella città di Harran?


I percorsi seguiti dalle tribù di Dan, dopo la separazione di Harra, 4-3000 anni fa

Il suffisso DAN è comune nelle vicende di quelli che diventeranno i “popoli del mare”. Il nome Sher-Dan (SRDN) significa principi di Dan, e Tuatha de Dana sta a significare più o meno “quelli della tribù di DAN”.
è una coincidenza strana che essi portassero il nome del figlio di Giacobbe che amava l’arte della guerra. Secondo i mirabili studi di Leonardo Melis, possiamo solo ipotizzare che i Shardana, come gli Ebrei (Ossia quelle tribù che poi formarono il popolo ebraico), arrivarono in Egitto intorno al 1700 a.C. con l’invasione degli Hiksos, quindi c’era sicuramente un legame fra i due gruppi
Certo che per la loro abitudine di lasciare tracce del loro passaggio dappertutto, come il serpente, oggi possiamo almeno sapere dove si stabilirono. Sappiamo dagli Egizi che nell’ultima tremenda invasione verificatasi mezzo secolo dopo questi avvenimenti, intorno al 1200 a.C., insieme a Shardana (Sardi?), Thursha (Etruschi?), Shakalasa (Siculi?), Liku (Liguri?), Libu (Libici? Cartagine?) stavolta ci sono altri popoli che vengono dall’estremo nord dell’Europa. i Greci li chiamavano anche Iperborei e dicevano adorassero il dio Apollo, cui dedicavano templi e altari megalitici, a volte di forma circolare, come Sthonenge, ma anche come Circuitus in Sardegna presso Laconi, in una località chiamata stranamente Stunnu, un vocabolo dal suono incredibilmente simile al più famoso sito megalitico inglese.
Il nome di questi nuovi alleati: Saksar (Sassoni?) e Danen (Tuatha de Dana), o Danuna. Vedremo che non si tratta dell’unico richiamo al nome di Dan che noi troveremo nelle terre del Nord. Alcuni esempi: Danmark=Traccia di Dan, Tuatha de Dana=Gente di Dan o Tribù di Dan. Questi ultimi erano gli antenati degli Irlandesi e adoravano la Grande Madre, la Dea Danu. La stessa Irlanda è piena di toponimi Dun (Es. Duncan, leggi Dancan), ma anche Dan stesso (Danny boy)...
Sappiamo anche che Mosé affidò a Ooliab di Dan (insieme a Jezalel di Juda) la costruzione dell’Arca, che poi sarà custodita dagli stessi Daniti, prima a Dan, poi a Silo, infine presso il Tempio di Salomone.
In conclusione possiamo osservare il percorso degli Enliliti rappresentati dal popolo di Abramo che si divide ad Harram e che, muovendosi per le terre d’Europa, si integra e si mischia con le precedenti genti indo-europee giunte da est definite nelle ricerche della Gimbutas come Kurgan. A volte l’integrazione è pacifica, a volte violenta. Kurgan prima, tribù dei Dana poi, il risultato finale va comunque nuovamente a discapito dei piani di Rinascita Enkilita, con quella commistione di ruoli dei Player A (Enliliti) e Player C (“Rettiliani” – volutamente tra virgolette) che caratterizzerà la storia d’Europa fino ai giorni nostri.
Qualcuno potrebbe obiettare a questa affascinante ipotesi chiedendo dove siano le prove. Ovviamente prove certe non ne abbiamo, ma altrettanto esistono numerosi indizi che inducono una ragionevole concretezza alla teoria fin qui esposta rendendo la stessa meritevole di approfondite ricerche a riguardo.
La prima su tutte le citazioni presenti nei testi sacri e nella mitologia dei popoli coinvolti, oltre che a diversi riferimenti storici, soprattutto nella storiografia egizia. Un ulteriore indizio sta nelle forti similitudini della foggia delle armi e delle vesti dei guerrieri etruschi, celti, ittiti, hyksos e via discorrendo.


Spade etrusche a confronto con spada celtica – si noti la particolare foggia dell’impugnatura

Oltre alle evidenti analogie nel vestiario e nelle armi utilizzate dai guerrieri di Dan, siano essi etruschi, celti, irlandesi, ittiti o sardi, riscontriamo incredibili analogie anche nell’utilizzo di particolari simboli: la spirale e il fiore della vita, noto anche come rosa celtica. Troviamo esempi di questo simbolo nelle lapidi etrusche, in Galizia, in Transilvania, in Irlanda e, di nuovo, nelle iscrizioni egizie del tempio di Abydos e persino nel Tempio di Salomone e sul Monte Sinai… addirittura nel palazzo di Assurbanipal.




Rosa celtica in Egitto e in Israele


Ma è ancora Lorenzo Melis a fornirci il più incredibile indizio: il calendario nuragico. Ecco come il ricercatore sardo descrive la scoperta.
La straordinaria scoperta di questo antico calendario di 4000 anni è stata fatta in contemporanea con un altro studioso, che già aveva decodificato l’”Abaco” degli Inca e il loro sistema   di calcolo. Chiameremo convenzionalmente il nostro calendario “Nuragico”, anche se vedremo che fu usato parallelamente da altri popoli aventi la stessa origine del popolo che allora abitava la Sardinia. Fra tutti i Celti, col cui calendario abbiamo trovato incredibili somiglianze. Soprattutto col calendario festivo annuale. ARRODAS DE TEMPUS   l’appellativo usato da Nicola De Pasquale, questo il nome dello studioso col quale siamo in contatto da alcuni mesi.
Nelle immagini che seguono vediamo una “Pintadera”   sviluppata da De pasquale… a seguire la “Pietra di Nurdole”, in cui abbiamo ravvisato il calendario delle feste agricole e pastorali rapportate alla Luna e al Sole. Quest’ultimo schema o “ruota” corrisponde, come del resto corrispondono le festività, al calendario dei Celti raffigurato in basso a destra con segnate le feste. Le feste lunari, più importanti, formano la “croce” e quelle solari formano la “X”.


Vediamo a seguire uno schema di queste feste.
LUNARI:

BELTANE (1° Maggio) = S. EPHIS (in Sardinia le feste hanno preso nomi di santi Cristiani)
LUGHNASAD (Agosto) = ARDIA    e le varie feste equestri, candelieri… intitolate all’Assunta
SAMAIN (2 Novembre = SAS ANIMAS   (il culto dei Morti. Le usanze sono identiche in sardinia )
INBOLCH (genn. Febbraio) = FESTE DEI FUOCHI (oggi intitolate a S. Antonio)
SOLARI: Solstizi ed Equinozi. In Sardinia hanno preso nomi Cristiani, ma le celebrazioni sono rimaste intatte.
21 Marzo: A Pasqua il rito del sacrificio del primo nato e l’offerta del germoglio di grano (Nenneri) dedicato una volta a Baku-Dioniso.
21 Giugno (LAMPADAS). Oggi S. Giovanni. Una volta dedicata all’iniziazione dei giovani. Accompagnati dal “Santuauanne”, il Padrino, i giovani si cimentavano nel salto del fuoco.
21 Settembre (Capodanni). Inizio dell’anno agricolo con “Sos akkordos”. Si stipulavano i contratti per la gestione di un campo o di un gregge.
21 Dicembre (Paskixedha)… Le celebrazioni antiche non figurano più, soppiantate da una celebrazione tropo importante per il Nuovo Culto: Natale. I sardi lo considerano una “Piccola Pasqua”, quindi una “Piccola Rinascita”.

Effettivamente il sole comincia nuovamente ad allungare le giornate.
Esistono quindi forti indizi di un retaggio comune di una origine “enlilitica” della cultura europea dominante. Una origine che partendo dai Sumeri, passando per Ebrei e la tribù di Dan, intesa come parte della più grande “famiglia” di Abramo, si mischia con i Kurgan indo-europei già presenti nel continente da millenni, andando a creare una nuova ‘visione del mondo’ a metà tra l’interpretazione Enlilita e quella Rettiliana.
Il rimpianto è che tutto questo ha tolto agli onori della storia l’esperienza Enkilita delle società gilaniche che caratterizzarono la storia d’Europa dalla fine della glaciazione di Wurm fino a 7000 anni fa, quando i Kurgan si affacciarono al di qua del Danubio. 5000 anni sono troppi per essere cancellati con l’ipotesi di società primitive incapaci di organizzarsi in società civili. L’avvento dei Kurgan prima e dei Dan dopo ha cancellato questa parte di storia.


Fonti:
http://www.shardana.org/la%20storia.htm
http://italianimbecilli.blogspot.com/2011/02/societa-gilaniche-le-floride-comunita.html
http://progettoatlanticus.blogspot.it/2012/07/gli-indoeuropei-la-rovina-dei-piani-di.html
“Shardana i Popoli del Mare”, di Leonardo Melis (IV edizione)

Ricordo infine il sito dell'autore:
http://progettoatlanticus.blogspot.it/
 
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