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L'INGRESSO NELLA NUOVA ERA

20 Marzo 2013 02.00 - Di: Sheenky

Non solo UFO / Paolo Brega :: L'INGRESSO NELLA NUOVA ERA

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 Era il 21 Dicembre 2012 quando molti aspettavano una catastrofica fine del mondo

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Articolo di Paolo Brega

Era il 21 Dicembre 2012 quando molti, seguendo i messaggi mediatici lanciati negli ultimi anni, aspettavano una catastrofica fine del mondo con la conseguente distruzione totale del pianeta e della vita su di esso, senza capire che in realtà quella data rappresentava di fatto la fine di una era e l’ingresso in una nuova esattamente come previsto dai Maya nella loro famosa profezia legata al loro calendario.
I profeti di sventura non avevano capito che a partire da quel momento l’umanità si sarebbe trovata dinanzi a un bivio: continuare a percorrere la strada pianificata dal Sistema, i cui tragici risultati in termini sociali ed economici sono ormai talmente visibili da condizionare pesantemente la vita quotidiana di ciascuno di noi, oppure iniziare un cammino di riforme epocali ad ogni livello della persona, da quello spirituale a quello politico-economico-sociale.
L’antagonismo tra il Player C e il Player B ha raggiunto ormai un livello tale per cui è diventato palese travalicando il velo di Maya e rendendosi visibile anche a coloro i quali non masticano di dottrine esoteriche o di quella corrente definita in passato quasi con scherno e disprezzo “complottista”, ma che poi ha dimostrato essere più vicina alla realtà di quanto nessuno (a parte i complottisti stessi) avrebbe mai potuto pensare.
Le banche e il potere finanziario in senso lato hanno gettato la maschera e, nonostante il sottopotere mediatico e politico legato a quegli ambienti massonici quali Bilderberg, Aspen Institute, Commissione Trilaterare etc.etc. tanto cari ai già citati complottisti, la gente comune, forse sospinta da quella stessa crisi economica in Occidente che il Player C ha contribuito a creare per i propri piani di dominio, ha iniziato a ribellarsi a un Sistema che da diverso tempo ha cessato di fornire risposte adeguate ai bisogni dei cittadini, del popolo in ogni parte del mondo.
Quale miglior occasione per il Player B di lanciare sul mondo il proprio vento riformista destinato a fornire all’Uomo soddisfazione ai propri bisogni? Quale miglior occasione per il Player B di sollevare il velo di Maya e offrire all’Uomo la possibilità di autodeterminarsi sganciandosi una volta per tutte dai giochi perversi di una massoneria deviata che, sfruttando le conoscenze esoteriche in loro possesso, ha ingannato e dominato l’umanità da millenni a questa parte attraverso un modo oscuro di intendere la religione, l’economia, la politica la finanza e, cosa ancora più grave, la Verità e l’Informazione?
Assistiamo oggi a cambiamenti epocali, propedeutici (è il nostro auspicio) alla realizzazione di un nuovo Rinascimento, guidato dalla consapevolezza, dall’autoregolamentazione, dall’onestà e da nuovi/vecchi valori sempre attuali, intrinsechi all’animo umano, ma dimenticati e calpestati da un Sistema orientato invece al dominio e alla realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale attraverso i potentati politici, economici e religiosi di questa società globale che ha tenuto in scacco miliardi di persone.



Il castello di carte sta crollando, il “Grande Inganno” di cui abbiamo parlato in un nostro precedente articolo è stato svelato e il paradigma socio-economico della crescita continua si è dimostrato fallace. Questo è il tempo che tutti i profeti e i veggenti dei secoli passati descrivevano, da Nostradamus a Malachia, passando per Fatima e i messaggi di Garabandal, senza dimenticare l’Apocalisse di S.Giovanni. Oggi ciò di cui abbiamo bisogno è un nuovo paradigma, un nuovo modo di concepire l’economia, la politica e la società…   e, perché no, anche la religione.
Alcuni esempi concreti:

-    Sostituire il principio di “Crescita continua” con il principio di “Decrescita Felice”

-    Avanzare nel percorso politico introducendo principi di “Democrazia Diretta”

La decrescita (degrowth in inglese, décroissance in francese, decrecimiento in spagnolo) è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l'uomo e la natura, nonché di equità fra gli esseri umani stessi.
Le idee sostenute dai teorici della decrescita contemporanei affondano le loro radici nel pensiero di alcuni autori come John Ruskin, Henry David Thoreau (1817-1862) e Lev Tolstoj (1828-1911). Anche gli scritti del Mahatma Gandhi contengono simili principi, in particolare riguardo al concetto di semplicità volontaria.


Henry David Thoreau

Propriamente, il termine "decrescita" compare per la prima volta negli anni settanta nel titolo della traduzione francese di un'opera di Nicholas Georgescu-Roegen "Demain la Decroissance" (curata da Jacques Grinevald), anche se importanti anticipazioni possono essere ritrovate nei lavori del Club di Roma, di André Gorz e Ivan Illich, posizioni poi riprese dall'economista e filosofo francese Serge Latouche e da altri economisti contemporanei.
Il principale teorico di questa corrente è Serge Latouche, mentre in Italia troviamo: Mauro Bonaiuti che nel 2004 fonda insieme a Marco Deriu, Luca Mercalli, Paolo Cacciari, Gianni Tamino ed altri l'Associazione per la Decrescita; Maurizio Pallante, fondatore e presidente del Movimento per la Decrescita Felice, Massimo Fini, con il Movimento Zero e movimenti politici che si ispirano alla decrescita, come il MoVimento 5 Stelle.
Per coloro i quali volessero approfondire il tema è disponibile una vasta gamma di opere di Latouche che elenchiamo sinteticamente poiché, per ovvie ragioni di spazio, sarebbe impossibile trattare in maniera esaustiva l’argomento in poche pagine: - L'occidentalizzazione del mondo - Il pianeta dei naufraghi - I profeti sconfessati. Lo sviluppo e la deculturazione - La megamacchina. Ragione tecnoscientifica, ragione economica e mito del progresso - Il pianeta uniforme. Significato, portata e limiti dell'occidentalizzazione del mondo - Immaginare il nuovo. Mutamenti sociali, globalizzazione, interdipendenza Nord-Sud - Il mondo ridotto a mercato - L'altra Africa. Tra dono e mercato - La sfida di Minerva. Razionalità occidentale e ragione mediterranea - La fine del sogno occidentale - Il pensiero creativo contro l'economia dell'assurdo - Giustizia senza limiti. La sfida dell'etica in una economia globalizzata - Decolonizzare l'immaginario. Il pensiero creativo contro l'economia dell'assurdo. - Breve Trattato sulla Decrescita Serena - La Scommessa della Decrescita - Come Sopravvivere allo Sviluppo
Ma è a mio parere con la metafora della lumaca di Ivin Illich che otteniamo l’esempio più efficace della logica che regge il principio di Decrescita.
La lumaca, spiega Latouche, per costruire la sua casa usa delle spire, ognuna grande il doppio della precedente. Giunta alla quarta spira, se la lumaca costruisse un quinto livello, questo sarebbe sedici volte più grande del guscio già costruito, gravandola così di un peso eccessivo: allora la lumaca ferma la sua crescita e torna indietro, costruendo delle spire decrescenti per consolidare la sua casa.
Se non vogliamo che il mondo continui a percorrere la strada che ci porterà inesorabilmente alla realizzazione della più cupa distopia orwelliana (siamo molto più vicini di quel che appare), dobbiamo semplicemente seguire l’esempio della lumaca, ricordando che, a livello “economico”, la Natura, non sbaglia mai.


A destra Serge Latouche durante una conferenza – A sinistra uno schema della Decrescita

I detrattori di questo nuovo paradigma che da solo minerebbe alle fondamenta l’intero Sistema dichiarano che adeguarsi ad esso significherebbe far fare alla società un passo indietro anche di diversi secoli. Ma ovviamente non siamo d’accordo con questa affermazione.
Noi riteniamo al contrario che ciò rappresenterebbe un incredibile passo avanti, seppur rifacendosi a principi di solidarietà, collaborazione, rispetto per la natura e per il prossimo, ormai dimenticati questi sì facenti riferimento a un tempo passato.
Se prendiamo per esempio San Francesco d’Assisi e la sua storia possiamo imparare molto relativamente alla capacità, anche di un singolo individuo, di mettere in discussione un sistema consolidato introducendo nuovi valori e principi.



Nato da una famiglia della borghesia emergente della città di Assisi, grazie all'attività di commercio in Provenza (Francia), aveva raggiunto ricchezza e benessere. L’agiografia del Santo non dà molte notizie della sua adolescenza, ma possiamo certamente immaginare la sua giovinezza tra le liete brigate degli aristocratici assisani e la cura degli affari paterni.
Ebbe invero diversi momenti particolari che lo condussero sulla via della conversione, ma è certamente nel 1205 che avvenne l'episodio più importante della sua conversione: mentre pregava nella chiesa di San Damiano, raccontò di aver sentito parlare il Crocifisso, che per tre volte gli disse: «Francesco, va' e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».
Ben viva era all'epoca la vicenda dei catari, eretici che predicavano un dualismo Bene/Male portato alle estreme conseguenze. Essi avevano avuto numerosi focolai nella vicina Toscana e si erano ridotti alla clandestinità dopo la sanguinosa crociata albigese del 1209. Francesco avrebbe potuto essere scambiato per un cataro per la sua povertà e la predicazione ai ceti subalterni. Ma Francesco e i suoi seguaci si distinguevano in molteplici aspetti: innanzitutto essi non mettevano in dubbio la gerarchia della Chiesa.
Il francescanesimo si inserisce in quel vasto movimento pauperistico del XIII secolo, in uno spirito di riforma volto contro la corruzione dei costumi degli ecclesiastici del tempo, troppo coinvolti negli interessi materiali e politici, nella sanguinosa Lotta per le investiture. A questo si deve aggiungere la fioritura del comune: la nascita delle ricche città stato, se da una parte arricchì una parte del popolo, determinò la formazione di quei ricchi ceti mercantili, il cosiddetto popolo grasso, che acquistava potere a scapito della vecchia nobiltà feudale, facendo della vita metropolitana il centro della civiltà, pur lasciandovi dentro larghissime fette del ceto contadino più indigente. Disuguaglianza sociale feroce, ma anche crisi dell'assetto sociale medievale che dovette coinvolgere Francesco in prima persona mentre esercitava la professione di mercante.
"Povertà", "obbedienza" e "castità" sono aspetti fondamentali della vita di Francesco e dei suoi discepoli. Dopo un primo periodo passato in solitudine, Francesco iniziò a vivere la propria vocazione insieme a dei compagni che volevano imitare il suo esempio. L'umiltà e l'ascetismo al quale si accompagnò l'opera del santo gli valse il nome di Imitator Christi ("Imitatore di Cristo"): da qui inizia l'esperienza della "fraternità", nella quale ciascun membro è dunque un imitator Francisci ("Imitatore di Francesco"), e dunque un imitator Christi. Secondo la regola dettata da Francesco, la vita comunitaria deve cercare di conformarsi a questi principi:

1. Fraternità: i frati non devono vivere soli, ma devono prendersi cura dei propri fratelli (e in generale di tutti) con amore e dedizione. La stessa cura si estende incondizionatamente non solo alle creature umane, ma a tutto il creato in quanto opera di Dio e dunque sacro, vivendo in questo modo la fraternità universale.

2. Umiltà: porsi al di sotto di tutto e di tutti, al servizio dell'ultimo per essere davvero al servizio di Dio, liberarsi dai desideri terreni che allontanano l'uomo dal bene e dalla giustizia

3. Povertà: rinuncia a possedere qualsiasi bene condividendo tutto ciò che ci è dato con tutti i fratelli, partendo dai più bisognosi.

Alla preghiera e alla meditazione, la Regola francescana aggiunge lo "spirito missionario", in conformità ai precetti evangelici, assumendo una condotta completamente diversa rispetto alla norma seguita fino ad allora. è chiaro come a San Francesco interessassero soprattutto i ceti sociali più deboli, tendesse con amore fraterno verso quel "prossimo" spesso respinto e disprezzato dalla società, cioè verso il povero, il malato, il perdente, l'ultimo.
Francesco vuole essere il «minore tra i minori» (umile tra gli umili). Si sostiene che egli applicò ai compagni l'appellativo minores, dato in spregio ai popolani dai ricchi, perché lui stesso voleva incarnare la figura di "uomo del popolo". Assisi e Santa Maria degli Angeli furono e sono tuttora il cuore pulsante da cui parte e a cui ritorna l'attività missionaria di questo nuovo Ordine dei minori, come da allora in poi furono chiamati tutti coloro che seguirono (e che seguono) il santo fondatore assisano. In questo modo, lo spirito di condivisione è esempio concreto della comunione dell'anima con Dio, Gesù il Cristo, testimonianza di fede e di amore cristiano.
Come ricordato da Le Goff, uno dei più grandi storici del Medioevo al mondo, nel suo “San Francesco d’Assisi” edito da ‘Laterza’, San Francesco è l’uomo ispirato capace di parlare agli uccelli, ma soprattutto un lottatore determinato e nemico dei potenti e che proprio per questo è rimasto a lungo ai margini della Chiesa. Francesco è un santo eccezionale, una figura sui generis già nel Medioevo. Un uomo di fede, ma perennemente sull’orlo dell’eresia. San Francesco era il perfetto frutto della sua epoca, cioè il passaggio tra il XII e XIII secolo in cui il Medioevo raggiunge il suo apogeo in termini di ricchezza e creatività artistica, per esempio nel gotico. Figlio di mercanti, Francesco è disgustato dalla conseguenza indesiderata di quel dinamismo, ovvero dalla crescente distanza tra i poveri e i ricchi, o meglio tra i sottomessi e la classe dominante, tra il popolo e i potenti. E a che cosa assistiamo, oggi, se non a una frattura comparabile tra strati della società che non riescono a parlarsi?
Non è un caso la scelta del nome del nuovo Pontefice. E non sembra essere un caso il fatto che lo stesso ideatore e fondatore del Movimento 5 Stelle che tanto ha sconvolto lo scenario politico-istituzionale italiano abbia avuto a dire mesi prima dell’elezione di Papa Francesco: “Non deve essere un caso che non esista un papa che si sia fatto chiamare Francesco. Noi abbiamo scelto appositamente la data di San Francesco per la creazione del MoVimento. Politica senza soldi. Rispetto degli animali e dell’ambiente. Siamo i pazzi della democrazia, forse molti non ci capiscono proprio per questo e continuano a chiedersi chi c’è dietro…”
Jorge Bergoglio, il “Papa Nero” (gesuita) delle profezie, il Petrus Romano secondo Malachia per distinguerlo dal Papa Emerito Ratzinger dimissionario per motivi non ancora del tutto definiti, che prende il nome di Francesco per riformare le istituzioni temporali della Chiesa Cattolica, troppo coinvolte nei giochi di potere dei massoni che, come ebbe a dire un Papa diversi anni prima di lui, hanno permesso al fumo di Satana di entrare fin dentro il Vaticano.
Quegli stessi Gesuiti che molte teorie vedono al vertice della piramide del NWO – teorie che ci sentiamo di appoggiare solo parzialmente, nel senso che, come abbiamo già avuto modo di approfondire in altri ambiti, noi riteniamo che il dualismo tra Player B e Player C si possa configurare in diversi ambiti. Le conoscenze esoteriche sono come uno strumento, un martello; l’appartenenza a un Player piuttosto che all’altro dipende dall’uso che se ne va a fare. Il martello può essere usato per appendere un quadro o per spaccare una testa.
Lo stesso vale per la massoneria e la Conoscenza.
Il vento del cambiamento sembra essersi insinuato nelle stanze del potere romano, a livello politico e religioso, tanto da fare tremare persino i palazzi di Bruxelles se è vero come è vero che a metà Marzo il presidente francese Hollande abbia iniziato, sull’onda dei risultati elettorali italiani, a manifestare seri dubbi sulle politiche di austerity avvallate dalla Troijka UE, appoggiata dal potere finanziario che si nasconde dietro il Player C. Se questi nuovi protagonisti avranno davvero la forza e la volontà di portare la millenaria partita a scacchi che si gioca tra Player B e Player C a una nuova fase lo potremo valutare soltanto nei prossimi anni.
Di certo questo ha portato speranza e personalmente, rifacendomi alle parole di Harvey Milk, fornire speranza alla gente è già il primo passo per il successo e il conseguimento degli obiettivi apparentemente più impossibili.


Ricordiamo infine il sito dell'autore:
http://www.progettoatlanticus.net/
 
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